Dal Salento alla Murgia con le nostre cantine del cuore
E anche nella stagione estiva 2026, il Salento si è rivelato una delle mete più desiderate e frequentate dal turismo non solo nazionale ma anche internazionale.
La combinazione unica tra il Mar Ionio e l'Adriatico rende l'area la preferita in assoluto per il turismo balneare e culturale, ma, accanto alla costa, cresce il successo dei borghi autentici dell'entroterra e della Grecìa Salentina come alternativa più tranquilla e ricca di tradizione e di identità. E qui il ruolo svolto dall'enoturismo sale sul podio grazie a realtà vitivinicole locali che hanno saputo creare luoghi e attività di forte attrattiva e interesse.
Ne è un esempio Cantine Paolo Leo a San Donaci (Br - via Tuturano, 21 - www.paololeo.it), che è il racconto di una storia familiare che attraversa cinque generazioni di viticoltori. Ma è all’inizio del Duemila che Paolo Leo fonda la cantina, affiancato dalla moglie Roberta e, oggi, dai figli Nicola, Stefano, Francesco e Alessandro. Il progetto mantiene forte il legame con il territorio, espresso in oltre 70 ettari di vigneti. Dal luglio 2025 rilevano anche la proprietà della storica azienda Candido, fondata nel 1929.
La produzione si fonda sui vitigni autoctoni, tra cui primitivo, negroamaro, malvasia bianca e nera di Lecce, affiancati da chardonnay e fiano.
Tra le etichette spicca il superlativo Salento Malvasia Nera “Mora Mora”, premiato lo scorso anno a Golosaria come Top dei Top dei Rossi 2025. Calice dal colore porpora fitto e un naso che combina note vinose, uva fragola e cioccolato, al palato è pieno e morbido, con un frutto intenso e succoso. Segnaliamo inoltre, tra i rossi, il Primitivo di Manduria “Passo del Cardinale”, il Puglia Negroamaro “Orfeo”, il Salice Salentino Riserva; tra i bianchi il Puglia Fiano “Calaluna”, il Valle d’Itria Minutolo Bianco e il Salento Chardonnay.
Cantine Paolo Leo non è solo sinonimo di grandi vini, ma offre anche un percorso di accoglienza unico per i visitatori: le degustazioni guidate, svolte tra la cantina storica e l’attiguo wine shop, permettono di approfondire vini e metodi di lavorazione. Interessanti le esperienze educative per i bambini, con giochi che avvicinano alla conoscenza dell’uva e, dal 2025, la Mormora Experience, esclusiva escursione in barca che prevede il recupero dal fondale marino di Porto Cesareo della bottiglia di Mormora, metodo classico da uve autoctone affinato a 30 m di profondità.
A Ostuni, denominata la “Porta del Salento” e anche “la Città Bianca” perché case e vicoli del suo centro storico sono dipinti con la calce bianca, la meta imperdibile è Amalberga Vignaioli in Ostuni (S.P. 17 km. 6 - www.amalberga.it), un progetto giovane ideato dall’imprenditore agricolo Dario De Pascale, affiancato dai soci Roberto Fracassetti e Roberto Candia e dagli enologi Gloria Battista, moglie di Dario, e Valentino Ciarla.
Obiettivo del progetto è riportare attenzione alla Doc Ostuni, recuperando vitigni locali quasi scomparsi e raccontando un territorio rimasto ai margini della storia recente del vino pugliese. L’approccio unisce ricerca estetica e identità agricola, con un lavoro mirato sulla biodiversità: un giardino di oltre 6.000 mq popolato da alberi di quercia, olivi secolari, muri a secco, trulli, piccoli boschi. La produzione dà spazio a varietà autoctone come francavilla e ottavianello, interpretate in chiave contemporanea, come nel caso del Puglia Francavilla 2024 (Top Hundred 2025), ottenuto dal raro francavidda: colore paglierino, profilo aromatico che unisce note mentolate, fiori primaverili ed erbe aromatiche. L’assaggio mostra rotondità iniziale, poi una spinta fresca e un finale sapido che ne definisce l’eleganza. Meritano poi i rossi Ostuni Ottaviello “Stùne”, Valle d’Itria Susumaniello e Salento Primitivo e i bianchi Valle d’Itria Verdeca e Ostuni Bianco “Stùne”, da uve impigno e francavidda.
Nel visitare la cantina la scelta è tra 2 diversi percorsi: Amadopolavoro (35 euro con degustazione di 3 calici) e Amakm0 (55 euro con 4 calici) in abbinamento a prodotti locali accuratamente selezionati. All’interno della struttura è attivo il ristorante AMA kilometrozero (sempre aperto in primavera e in estate; chiuso domenica sera e mercoledì nel resto dell’anno).
Raggiungiamo il nord-ovest della penisola salentina, a Salice Salentino (Le) per visitare Leone De Castris (via Senatore De Castris, 26 - www.leonedecastris.com), che ha radici che affondano nel XVII secolo, epoca in cui nacque l’azienda vitivinicola. Da allora non ha mai smesso di essere protagonista nel panorama enologico nazionale.
La famiglia Leone de Castris ha ancora in mano le redini dell’azienda, con Piernicola a supervisionare i circa 300 ettari di possedimenti che oggi si estendono anche in provincia di Bari tra Gioia del Colle e Noci con la produzione della linea Donna Coletta.
L’offerta enoturistica è ampia: vengono organizzati corsi di cucina, 3 differenti tour che comprendono la visita guidata agli uffici storici, la cantina con sala degustazione e il Museo del vino “Piero e Salvatore Leone de Castris”.
Per l’acquisto dei prodotti c’è l’enoteca adiacente la cantina, a pochi passi si trova il Leone de Castris Wine Hotel Villa Donna Lisa, un elegante albergo con piscina e 24 camere ampie e confortevoli. Al suo interno è situato il Five Roses Club 1943, mentre a Lecce si trova il Five Roses Club 1943 n. 2, entrambi sono wine bar dedicati al Five Roses, dove è possibile degustare l’intera gamma dei vini prodotti, accompagnati da una selezione accurata di prodotti locali.
Se viaggiate in Puglia, non dimenticate di raggiungere poi l'altopiano delle Murge, tra il Mare Adriatico e il Mar Ionio… per fermarvi a Gioia del Colle (Ba) nella cantina Polvanera (strada vicinale Lamie Marchesana, 601 - www.cantinepolvanera.it): qui Filippo Cassano, forte di un’esperienza secolare ereditata dalla famiglia, nel 2000 ha deciso di iniziare la produzione del Primitivo, consapevole delle potenzialità del vitigno in questo territorio.
Obiettivo centrato in pieno, come dimostra il Top Hundred 2008 Gioia del Colle Primitivo “Polvanera 17”, vino intenso e strutturato, corposo e caldo; ma saranno altrettanto grandi il Polvanera 14 e il Polvanera 16 o ancora, questa volta tra i bianchi, il Minutolo.
La cantina, unica nel suo genere, è stata scavata per 8 metri nella roccia calcarea e consente di affinare i vini a una temperatura costante. Adiacente alla cantina si trova la magnifica masseria del 1820, originariamente usata per produrre carbone e poi trasformata in un’azienda zootecnica. Dopo la ristrutturazione, è stata adibita a luogo per eventi culturali, degustazioni di vini e piatti tipici della zona.
