La storica distilleria piemontese continua a creare grandi grappe, ma è artefice anche del Macaja Gin

Per molti - soprattutto per chi ha qualche primavera alle spalle - la grappa Bocchino è associata al volto familiare di Mike Bongiorno. “Concludendo, Grappa Bocchino Sigillo Nero!” recitava il conduttore in un'indimenticabile pubblicità degli anni '80, calato dall'elicottero sulla cima del Monte Bianco. Oggi come allora, la Grappa Sigillo Nero continua ad essere uno dei cavalli di battaglia di questa distilleria fondata a Canelli nel 1898 da Carlo Bocchino.
La sua è una storia da raccontare. Fin dalla scelta di distinguersi utilizzando un solo tipo di vinaccia per la produzione della grappa, anzichè il misto indifferenziato tipico dell'epoca. La vinaccia era ovviamente quella di moscato, vitigno simbolo delle colline attorno a Canelli. Una dedizione nella scelte della materia prima che è poi passata di generazione in generazione. Al figlio Lazarito nel 1937, poi al genero Giorgio Micca (fu lui ad avviare la collaborazione con Mike Bongiorno), mentre dal 1996 è Carlo Micca Bocchino a guidare la distilleria, affiancato dalle figlie Miranda e Marta. Non senza novità. La più recente esula dal mondo grappa, per indagare un distillato di gran tendenza come il gin.

Macaja Gin: i gin della Via del Sale

Tre i gin prodotti, commercializzati con il brand “Macaja Gin”, che rappresentano un'emozionate esplorazione del patrimonio botanico della Via del Sale, che intesse la sua trama tra Liguria e Piemonte, unendo il mare alle Alpi.
Non abbiamo voluto creare una semplice bottiglia di gin, da mettere in catalogo – racconta Davide Negri, coordinatore commerciale dell'azienda – ma ci siamo legati alla storia della distilleria e al suo territorio. Per prima cosa utilizziamo un alambicco già presente in azienda, mentre le botaniche sono locali. Volutamente abbiamo differenziato il packaging, per distinguerci dalle nostre grappe, creando un nuovo brand”. 
macaja-gin-mixed-box.jpgUn anno e più di prove ha regalato una linea di gin molto particolari, distillati in un piccolo alambicco discontinuo, le cui botaniche principali – 36 in totale - sono il ginepro raccolto sul Colle della Maddalena (provincia di Cuneo, ma ai confini con la Francia), la lavanda, il timo, il corbezzolo, l'anice stellato, il cardamomo, la liquirizia e poi un profluvio di agrumi: chinotto, arance pernambuco, limoni.

Essenze che si percepiscono nitidamente nella versione “base” - è sempre un gin superpremium, acquistabile sullo shop aziendale a 62 euro (50 cl) - ricca e agrumata. La stessa base viene poi proposta in due versioni extra. Il Macaja Cask Gin è frutto di un affinamento di 180 giorni in piccole barrique. Che succede al liquido? Il sorso diventa più complesso e rotondo, perde le asperità del gin, per indossare un vestito nuovo, quasi irriconoscibile al palato del bevitore di gin. Il ginepro resta la nota che lo identifica, ma via via prendono spazio altri sentori, più dolci al naso, e poi in bocca, con la liquirizia protagonista a fine sorso. Il suo consumo perfetto? Liscio, con un cubetto di ghiaccio e una eventuale scorza di arancio.

Mentre la versione Navy Strenght, ovvero proposta a pieno grado (57°) è dirompente, fin da quando lo si versa nel bicchiere (e senza doverlo mettere sotto il naso!). Il sorso è entusiasmante e moltiplica al quadrato le note peculiari. Ginepro, agrumi amari e timo sono le note più evidenti, mentre in bocca a sorprendere è il perfetto mix tra il carattere dello spirito e la morbidezza dell'insieme, capace anche di nascondere il corpo alcolico. Provato nel gin tonic o in Martini Cocktail eretico, regala soddisfazione.

Nati per la grappa

Born to run, canta Springteen. Qui invece, il motto potrebbe essere “born to distill”. La grappa rimane il fulcro dell'azienda, nelle sue innumerevoli interpretazioni. La punta di diamante è la Grappa Riserva Carlo Bocchino, assemblaggio di grappe di varie età (per una media di 15 anni) e diversi vitigni (nebbiolo da Barolo e da Barbaresco, barbera d'Asti e moscato d'Asti), affinata in carati di rovere di  Allier, Troncais e Limousin. Il colore intenso e profondo è preludio di un assaggio altrettanto ricco. In effetti fin dal naso c'è tanta materia: alla nota distintiva della grappa si sommano sentori prolungati di vaniglia e tabacco, ma anche una varietà di note agrumate. Mentre al sorso, velluto e carattere vanno di pari passo, per una grappa speziata e rotonda, premiata ogni anno tra le migliori al mondo.
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Davvero interessante è poi la serie di grappe della “Cantina Privata”, finite in botti (cask) speciali. Come la grappa di Barolo (Barolo Cask Finish), la grappa di Barbaresco (Barbaresco Cask Finish) e la grappa di Nebbiolo da Barolo e Barbaresco (Margaux Cask Finish). Noi abbiamo assaggiato la Grappa di Moscato, finita in cask di Sauternes. Che dire? L'aromaticità del Moscato si mescola agli echi del Sauternes fin dai profumi – c'è l'albicocca, la vaniglia – e poi nel sorso che è pieno, morbido e aromatico. Ma di un'aromaticità dall'eleganza rara, come un vestito appariscente indossato da chi lo sa portare, senza che gli sbuffi aromatici prendano il largo, e non piaciona, perché la chiusa è secca, da grappa di razza. 
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Assaggi davvero interessanti, che si avrà la fortuna di sperimentare anche a Golosaria Milano, visto che Bocchino ha già confermato la sua presenza. Ma se volete fare una preview, qui il link dello shop online.

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