Una carrellata di vini di tutta Italia che anticipano alcune novità del Golosario 2021

Anche questa settimana non manca il resoconto dei nostri assaggi collettivi, favoriti dalla situazione di lockdown che ci hanno permesso di dedicare un’attenzione speciale ai vini. E qui ecco una bella carrellata che va dal Nord al Sud. Con tante novità che ritroveremo nella prossima edizione del Golosario, che stiamo costruendo.

Pinot Grigio delle Venezie e Rosato di MONTE ZOVO - Caprino Veronese (Vr)
Davvero clamorosi i due vini in assaggio di questa azienda agricola della famiglia Cottini di Caprino Veronese. Un’azienda che ha quasi 100 anni, essendo nata nel 1925 e che ora si permette di mettere sul mercato dei vini formidabili e di alta qualità, che fanno parte della collezione della Tenuta di Caprino, che annovera cinque etichette (due rossi, due bianchi, un rosato).
Iniziamo allora con il Pinot Grigio delle Venezie “Wohlgemuth” 2019, prodotto da vigneti a 400 metri slm. Si presenta di un bel colore paglierino consistente; al naso ha note floreali fini e invitanti che ricordano il sambuco. In bocca è elegante, molto fine e filigranoso con una freschezza in fondo che scalpita. Notevole la chiusura sapida e amaricante.
Dello stesso tenore da sorpresa è poi il Rosato da uve corvina e corvinone (attenzione a Tregnago loro producono anche Amarone e altri rossi). Ecco dunque il Verona Rosato “Phasianus” 2019 frutto di uve da vigneti cha vanno dai 12 ai 25 anni, vendemmiati un po’ tardivamente. Ora, questo è il rosato che avreste sempre voluto bere perché ha note fragranti di rosa e, come il precedente, si presenta fine ed elegante con un bell’equilibrio che lo rende compiuto già ora, con quel finale dalla freschezza contenuta. Comunque sia, è stata una scelta felice quella della corvina e del corvivone, che offre anche una parete tannica ben presente, mischiata a quei frutti freschi che ricordano anche un po’ la pesca.
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monte-zovo.jpgVitouska 2017 di SKERLJ - Sgonigo (Ts)
È un produttore esemplare Matej che, insieme a Kristina Skerli, svolge il compito di produrre i vini tipici di questa area, esattamente comme il faut. Al nostro tavolo è arrivata la Vitovska 2017 che aveva un colore giallo oro da cui uscivano effluvi di pompelmo assai avvolgenti. Poi frutti esotici come un mango dolce e maturo nella sua profondità. In bocca è immediatamente minerale, secco, austero. Ottimo con la jota.
Non male anche la Malvasia che ha sempre note dorate e un ché di spezie minerali (polvere da sparo) e la sua aromaticità la esprime meglio in bocca. Infine il Terrano, vino rosso locale che si mostra con la sua acidità spiccata, esemplare di vino vero.
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skerly.jpgMontecucco Rosso “Albatreto” 2015 di PIERINI E BRUGI - Campagnatico (Gr)
Ed eccoci in Toscana in un’azienda agricola multifunzionale, che produce anche vini d’eccellenza della doc Montecucco. Si parte con il Montecucco Vermentino “Lillatrino” 2019 che al naso ricorda la brezza mattutina con note calde e fruttate dove c’è la mandorla, piacevole e gradevole.
Vino top è tuttavia il Montecucco Sangiovese “Ginepraio” 2016 che ha note fruttate molto profonde con un’anima animale e contadina: senti la viola macerata imperiosa e un’espressione elegante che termina piacevolmente amaricante.
Il Montecucco Rosso “Albatreto” 2015 inizia con una riduzione piacevolissima prima di esprimere note di viola e frutta rossa.
Molto equilibrato in bocca. Infine il Montecucco Rosso riserva “Sugherettaio” 2015 che si presenta con un violaceo intenso e al naso avverti sempre quella piacevole profondità contadina con un ché di aromi floreali. E piace molto anche per il suo carattere secco-secco e la chiusura amara.
pierini-brugi.jpgUmbria Bianco 2018 di GB BENNICELLI - Solfagnano Parlesca (Pg)
Con Bennicelli andiamo in Umbria e sono due i vini bianchi e due i rossi. Siamo in un’azienda che esiste fin dal 1848 e si occupa di agricoltura sostenibile, con la produzione di legumi, ma anche frutta e confetture, olio e naturalmente vini.
Fra i bianchi ecco un eccellente Bianco Umbria 2018 da uve grechetto e pinot grigio che si presenta di colore oro antico. Ha note di frutta sotto spirito e di tè; in bocca è di un bell’equilibrio, setoso ed elegante, esemplare, vivo e scalpitante, con una bella acidità finale. L’Umbria Vermentino 2018 è più brillante e senti la viola, piacevole ed elegante; in bocca è fragrante e finisce secco e acidulo, con una persistenza lunga.
Per quanto riguarda i rossi per la serie I Blend ecco l’Umbria Rosso 2017 prodotto da sangiovese e merlot. Al naso c’è una speziatura di sottobosco con un cuore di amarena; in bocca c’è tutta la sua ricerca di un equilibrio. L’Umbria Rosso Cerquopiano 2016 ha una profondità fruttata che note balsamiche accentuate. È piacevole la sua tannicità finale e l’amarognolo.
C’è poi la serie impegnativa denominata “I Macerati” dove il Pinot Grigio 2018 ha un colore quasi rosa e si presenta secco-secco con un nuance di rosa speziata in coda. L’Umbria Trebbiano 2016 “Ingenuo” è immediatamente ambrato, ha note speziate molto intense e si presenta ancora un po’ scontroso.
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bennicelli.jpgMaremma Toscana Don Lucifero 2017 - PODERE CASINA - Istia d'Ombrone (Gr)
Bell'azienda questo Podere Casina di Istia d'Ombrone che ci ha proposto ben sei vini. Un gradevole Toscana Vermentino “Argentèo” 2019 che ha colore giallo classico e al naso note calde di frutto. Gradevole il sorso con un’acidità roteante e un finale sapido. Un bell’inizio, che prosegue col Maremma Toscana Rosè: note di fragola, intense e in crescita. È equilibrato e alla fine esplode la freschezza con una notula aromatica sul finale.
Notevole è il Morellino di Scansano 2019: colore violaceo e al naso un afrore intenso di frutta rossa appena colta. Ha un piacevolissimo equilibrio, con una tannicità contenuta avviluppata dalla frutta.
Il Toscana Syrah “Rah” 2017 spicca con il suo rubino brillante e una tipica felice speziatura. Ha un’acidità imponente e una buona spalla con note che ricordano l’inchiostro.
Molto tipico è poi il Sangiovese “Aione” 2017 che dal suo rubino trasparente ha un aroma di viola ampia e diffusa. In bocca è allappante, molto buono soprattutto per il suo vigore.
Il vino però che ci ha conquistati è stato il Maremma Toscana “Don Lucifero” 2017 (da uve sangiovese) che ha una viola più concentrata. Un vino speciale con note aromatiche di frutta che si fanno confettura. Ha una piacevolezza davvero invitante e il campione sarà portato alla finale dei Top Hundred, già nel prossimo mese.
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podere-casina.jpgPetite Arvine 2018 - LE GRAIN - Saint-Pierre (Ao)
Un vino valdostano al nostro assaggio: il “Petite Arvine” 2018 dell’azienda Le Grain che si presenta subito molto tipico e particolare. Ha un fiore caratteristico con note minerali che ricordano i fossili e poi note fruttate proprie (susine). È piacevole anche quel sentore di maracuja, frutta esotica speziata.
legrain.jpgMontepulciano d’Abruzzo 2017 - TERRE D’ERCE - Vasto (Ch)
Che piacere riprovare il Montepulciano d’Abruzzo di questa azienda. Il 2017 esordisce subito con la sua nota tipica di liquirizia e spezie animali. È placido, intenso, ha note rotonde equilibrate, ma anche una tannicità avvincente che ti fa innamorare ancora una volta del Montepulciano.
terre-derce.jpgMarche Rosso “Grìfola” 2005 di PODERI SAN LAZZARO - Offida (Ap)
E anche in questa degustazione non ci siamo fatti mancare un vino con un certa età. Lo abbiamo trovato a Offida ed è il Marche Rosso 2005 (da uve montepulciano) del Podere San Lazzaro. Un vino sorpresa, profondissimo, con note di frutta ancora integre, ma anche inchiostro. In bocca è sorprendente l’equilibrio, il velo di frutta sotto spirito e la piacevole tannicità.
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grifola-podere_s_lazzaro-2.jpgFalanghina del Taburno “Donnalaura” 2018 di MASSERIA FRATTASI - Montesarchio (Bn)
Una certezza questa azienda campana, ancor più con questa Falanghina del Taburno “Donnalaura” 2018 che scende nel bicchiere con un colore oro. Senti la carezza del legno e la sua evoluzione. In bocca ha la freschezza di un chewing gum che domina l’acidità imponente e diffusa che è connotata a questo vino must.
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masseria-frattasi-donnalaura.jpgTerre Siciliane Rosso Ludovico 2012 di TENUTE ORESTIADI - Nuova Gibellina (Tp)
In Sicilia abbiamo trovato un’azienda che è stata capace di presentarci tutto il meglio della tipicità isolana. Fra i bianchi il Grillo 2019 con le note di fiori di zagara e mandorla, piacevolmente fresco. Il Catarratto in purezza 2019 ha una speziatura e un frutto che somiglia alla polpa del dattero, con note di idrocarburi. È elegante e in bocca lascia un’incisiva freschezza (il bianco che abbiamo preferito).
Intrigante sarà anche lo Zibibbo 2019 dove il frutto che emerge è il melone, offrendo un’aromaticità al naso e in bocca, benché chiuda secco e sapido. Il Bianco riserva di Ludovico 2017 è invece un blend di catarratto e chardonnay. E qui il catarratto non si fa domare dallo chardonnay, anzi sembra non gradire l’apparentamento, a sentire quelle note di acidità anarchica che non sembrano coerenti con l’equilibrio che prometteva il naso. Finisce con una nota amaricante accentuata.
Ed ora veniamo a rossi a iniziare da un entusiasmante Nero d’Avola 2018. Ha un colore rubino vivo con note di mirtillo fresche e intense e una leggera speziatura. Poi senti il lampone che si fa vivo in bocca. Molto tipico come Nero D’Avola, molto buono. Avercene!
Il Frappato 2018 ha una profondità al naso esemplare, sempre evocativa dei piccoli frutti con note balsamiche e di fiori di sambuco. È coerente al naso e in bocca: anche questo interessante.
Il Perricone è vino molto tipico con la sua ghiotta spalla aromatica, ma in solitudine rende forse meno: è un vitigno migliorativo, e forse merita d’essere usato allo scopo, m’è venuto da pensare mentre apprezzavo quella mandorla che mi accompagnava in bocca.
Il Syrah 2018 “Paxmentis” leggermente appassito è buono, ma non emoziona, come invece è stato per i primi due rossi che spiccavano in tipicità.
E ora la conclusione con il blend Terre Siciliane Rosso "Orestiadi Ludovico" 2012 da uve nero d'Avola e cabernet sauvignon. Al naso senti subito una freschezza fruttata che è spettacolare a leggere l’annata 2012. C’è una confettura di pesche e di meloni; in bocca è fantastico con quella frutta che ti insegue in un sorso molto elegante, che qui emerge fra prugne e datteri. È sostenuto da un’acidità e da una tannicità ben solida. Colpisce di questo vino l’eleganza assoluta. Notevole.
P.s. Mi stavo dimenticando del Pizzicanti, che è un loro vino bianco frizzante piacevolissimo. Sentirete note di fichi d’India al naso e lo vorrete come aperitivo.
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tenute-orestiadi.jpgMaremma Toscana Sangiovese “Suadente” 2018 di CUPIROSSO - Magliano (Gr)
Una delle ultime cantine che ci ha raggiunto è della Toscana. Si chiama Cupirosso. Siamo in Maremma, a Magliano di Toscana, con un Vermentino 2019 che è paglierino carico; al naso è floreale (fiori di arancio), in bocca è rotondo, fresco, piacevolmente lungo.
Il Rosato "Silente" 2019 ha color buccia di cipolla con note amare evocate già al naso. In bocca sembra croccante con il gioco dei tannini.
Infine il Maremma Toscana Sangiovese “Suadente” 2018. E qui è notevolissima la combinazione di fiori e frutta, dove il prugnolo si fa sentire al naso accanto a mirtilli intensi. Che forza esprime da quel rubino trasparente! In bocca è allappante, amarognolo, vellutato. Un buttero maremmano!
cupirosso.jpgAlta Langa “Cesare Pavese” 2015 di CANTINA VALLE BELBO - Santo Stefano Belbo (Cn)
Chiudiamo il nostro excursus con una cantina che ci fa un gran piacere presentare. Intanto perché siamo a Santo Stefano Belbo dove dal 1956 esercita il suo ruolo la cantina cooperativa Valle Belbo, che ora si avvale di un enologo fuoriclasse, tale è Piergiorgio Cane, che qualcuno conosce per una teoria di brut firmati Marcalberto, che oggi produce il figlio. Lui ha quindi accettato una sfida che a noi piace molto, essendo dei fan per le cantine cooperative che decidono di percorrere una strada di qualità.
Eccoci allora alla selezione “Le Filiere” dove citiamo subito che fra l’Arneis e lo Chardonnay abbiamo preferito di gran l’unga il primo. Ha un colore paglierino classico, note di pesca del Roero e di ramassin. In bocca è filigranoso e pregnante offrendo sorsi ampi con una freschezza che resta attaccata al palato. Ben fatto.
Fra i rossi ecco il Dolcetto d’Alba “Cesare Pavese” 2019 davvero esemplare nella sua tipicità. Al naso senti il frutto che si combina alla sostanza del cuoio. È piacevole, equilibrato, rotondo e amarognolo.
La Barbera d’Asti 2019 ha un colore porpora e la sua espressione al naso è di frutta fresca. In bocca svela la sua anima acidula in maniera esemplare e trascina la persistenza.
Però il vino che ha raggiunto i voti più alti è stato l’Alta Langa “Cesare Pavese” 2015 che ha un colore giallo oro brillante. Al naso c’è qualche nota accennata di crosta di pane piacevolissima; in bocca una stoffa molto consistente. È un vino di grande equilibrio, che le bollicine fini esaltano, però in questo caso mi ha incuriosito riassaggiarlo il giorno dopo senza bolle, per testare una spada di acidità davvero importante, dalla persistenza lunghissima.
E infine il vino gloria di questa cantina: il Moscato d’Asti che al naso ti mostra il glicine che ti commuove; la sua spuma è bianca e fine, ma nello stesso tempo persistente. In bocca è dolce, elegante, fresco, anzi talmente fresco che ti mette al riparo da una dolcezza stucchevole che potrebbe avvolgerti. Con questa bottiglia festosa, chiudiamo dunque la nostra degustazione della settimana.
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