Gli assaggi di Paolo Massobrio tra oltre 400 tipologie di Chianti Classico

Credo fosse Giacomo Tachis il primo a dire che un vino in assoluto non si migliora usando i legni. Questo ho pensato all’assaggio dei Chianti classico 2019 dove erano diversi i campioni che mostravano note tostate senza correggere la persistenza che restava corta, leit motiv di questo primo assaggio. Bisogna tuttavia aver pazienza e magari fra un anno mi ritroverò meno impietoso, soprattutto perché ricordo più esaltanti le ultime tre annate e dai pochi campioni del 2020 sento segnali di promessa. Tuttavia, lo ripeto, solo il tempo è giudice e l’annata 2014 dovrebbe insegnarci qualcosa in fatto di giudizi precipitosi.
chianti-bicchieri.jpgMa un cenno lo merita lo scenario dove si è svolta la degustazione, ovvero il grande chiostro all’interno del Museo di Arte Contemporanea di Santa Maria Novella, dove tanti giornalisti, da ogni parte, erano seduti sotto i portici e di fronte ai prati, per assaggiare oltre 400 tipologie di Chianti Classico, se sommiamo i tanti 2018 e le Riserve.
chianti-chiostro.jpgIl Chianti Classico, da questo punto di vista, dimostra il suo grande appeal e un plauso va all’organizzazione che, attraverso un sistema di app, ha permesso un servizio efficiente e veloce. Prima di passare quindi ai 2019 che mi sono piaciuti, ecco il cenno a un poker di 2020.

Il CHIANTI CLASSICO 2020

Lascia subito il segno il primo campione di Cà di Pesa - Burrone con un vino che ha note dirette di marasca con il suo nocciolo. Fresco di trama finissima, è risultato subito piacevole.
burroneok.jpgIl Chianti Classico bio di Fattoria San Giusto a Rentennano aveva note di ciliegia e di prugna con accenni speziati. La bocca è fresca, vibrante, con accenni minerali e una tannicità espressiva.
Il Chianti Classico 2020 de Le Masse bio era fruttato con note animali, disteso ed equilibrato con tannini ancora un po’ verdi.
Infine il campione di Valvirginio "Nero dei Venti" che ha un 20% di merlot e questo accentua la nota ciliegiosa. Ha una pienezza sugosa in bocca e i tannini sono già ben levigati e fini. Ti lascia con un velo fruttato aromatico.
Buoni anche i 2020 di Fattoria Vallacchio, Poggetto - Tinìa, Poggio Torselli e Tenuta di Campomaggio.

Il 2019 con luci e ombre

Sono stati 74 i campioni di Chianti Classico 2019 presi in considerazione, ma la soglia dei 4 asterischi non è stata raggiunta da un numero consistente, come accaduto nell’annata 2018. Ottimo, tuttavia, il campione bio della cantina Bibbiano di Castellina in Chianti (Si). Un vino dalle note subito molto complesse con divagazioni animali fini e un cuore di nocciolo. È molto equilibrato, i tannini sono ben levigati e l’acidità è una carezza. Sarà uno dei migliori.
bibbiano.jpgNon male anche Bonacchi, cantina di Quarrata (Pt) che esce con un Chianti dalla speziatura evidente e poi il frutto in seconda battuta. In bocca è pieno, setoso, anche se manifesta una persistenza media, comune a tanti 2019.
Il Chianti Classico della Brancaia ha una trama eterea di frutta e una piacevole speziatura; in bocca è rotondo, tannico, fresco.
Notevole il Chianti Classico di Capraia, cantina di Castellina in Chianti (Si). Qui senti la viola mammola e la ciliegia con una bellissima complessità al naso. È molto equilibrato, finissimo, graffiante e la sua acidità pregnante prolunga la persistenza. Al riassaggio salirà sul podio.
capraia.jpgDella medesima stoffa il Chianti Classico bio di Casale dello Sparviero che si presenta con note fruttate e minerali e poi una certa profondità dove cogli la viola mammola tipica del Chianti. Molto buono in bocca: pieno, verticale, con una finale amaricante e finalmente una persistenza lunga.
Ben fatto anche il Chianti Classico bio di Castagnoli che ha note fruttate ancora di gioventù: equilibrato e con un’ottima concentrazione marcata dall’acidità.
Nel campione di Castellare di Castellina senti il terroir e le note floreali di iris si mescolano con quelle di lampone e di noce. Un vino profondo e complesso, finissimo in bocca, piacevolmente fresco, lungo, con note minerali e sapide sullo svolgere.
castellare-di-castellina.jpgAltro campione da incorniciare è poi quello bio di Castello di Bossi che ha note subito ferrose e poi fruttate intense. In bocca avverti una concentrazione sugosa spettacolare che si stende con una freschezza esemplare. Bravi!
castello-di-bossi.jpgIl campione di Castello di Monsanto è quello che ha preso i cinque asterischi pieni. Senti la ciliegia e ancora la polpa della frutta fresca che avvolge il naso. C’è un accenno di frutta secca, di miele di castagno; in bocca è equilibrato, vibrante, perfetto con la sua mineralità iconica.
monsanto.jpgCastello di Querceto si mostra con un Chianti Classico dalle note di frutta matura al naso; in bocca è pieno con una coda di acidità ampia.
L’azienda che porta il nome di Complicità si presenta con Chianti Classico al 100% di sangiovese che è proprio un “Assolo”: ha note pungenti di frutta ed è molto intenso, iconico con la sua viola mammola ampia. È molto buono al palato dove senti tannini fini e una persistenza piuttosto lunga trasportata dalla freschezza.
Fattoria Cigliano di Sopra si presenta con un Chianti classico speziato ma anche un’ampiezza fruttata che anticipa il sorso rotondo, pieno, con un’acidità molto presente.
Fattoria Montecchio dà profondità al naso dove cogli note balsamiche, ma anche rabarbaro e menta. È piacevole e i suoi tannini sono fini e setosi.
Isole e Olena di Barberino Tavarnelle (Fi) non si smentisce e infatti il suo Chianti 2019 (che ha un 3% di shiraz) ha un effluvio aromatico di ciliegia. È piacevole nella sua espressione fine, che rimarca un insieme di tannini domati alla perfezione.
isole-e-olena.jpgSorpresa per il campione bio di La Querce Seconda, uno dei migliori assaggi anche questo, che dava note fini di sottobosco e poi frutta e ciliegia sotto spirito. Notevole l’ampiezza in bocca e la setosità dei tannini. Chiude con una malia di erbe amare (cicoria), una mineralità espressiva, ma soprattutto la sua sorprendente pienezza.
querce-seconda.jpgIl campione bio di Concetta Mori, il Chianti Classico “Morino” è molto fruttato e franco. In bocca si estende elegante con note tostate in sottofondo. Buono.
Due i Chianti classico di Oliveria, entrambi iconici, fatti con una buona mano. Sono il “Quaranta” più speziato e il "Campo di Mansueto", più concentrato.
Ottomani, cantina di Santa Cristina (Fi) è invece un Chianti bio molto fine al naso; in bocca è pieno, rotondo, tannico e mediamente lungo.
Il Querceto di Castellina esce con una bella nota di frutta che si esprime con intensità. Poi una spada acida importante e un bisticcio di tannini che vanno verso la morbidezza. È un Chianti Classico bio anche questo. E si chiama “L’aura”.
Superbo il Chianti Classico di Rocca delle Macìe “Famiglia Zingarelli” che alle note fruttate accompagna un che di tostato. Ma poi in bocca vince l’armonia, l’equilibrio, il sorso disteso e l'ottima bevibilità.
rocca-macie.jpgÈ ghiotto il Chianti Classico di Rocca Castagnoli: anche questo vibrante, verticale, insomma un sorso vivo dove tannini e acidità si fanno sentire e promettono grandi anni.
Ha sfiorato il massimo dei voti il Chianti Classico (15% merlot) di Tenuta di Arceno che al naso esce con note di mandorla e frutta molto intensa. In bocca la sua pienezza è esemplare, e il vino rotea lasciando sul palato tracce graffianti di tannini e una grande freschezza.
tenuta-arceno.jpgHa note fini e floreali la Tenuta di Lilliano e una tannicità croccante in bocca per un campione scalare che piace nella sua piacevole complessità.

Altri Chianti che comunque sono apparsi buoni e interessanti avendo raggiunto i 4*: Badia a Coltibuono, Banfi, Castellinuzza e Piuca, Castello di Albola, Castello di Ama, Castello di Meleto, Dievole, Felsina, Gaglione, Mannucci Droandi, Poggerino, Poggio Regini, Riecine, Terre di Seta.
Questo è quanto. Lunga vita al Chianti Classico!!!!