Cascina Boccia, a Tagliolo Monferrato, produce tre vini di grande piacevolezza

Ci sono piccoli territori che puntano a diventare terroir. E hanno le potenzialità per farlo. Ovada, il suo dolcetto, è uno di questi. Lo sapeva bene quell'anarchico jazzista di Pino Ratto che – per primo – ha cominciato a coccolare il dolcetto liberandolo dalla banalità dello sfuso per donargli la regalità del grande vino. Sulle sue orme, sono cresciuti in tanti, e oggi questo territorio – estremità a sud dell'Alto Monferrato – ha ottenuto riconoscimenti burocratici (la docg per il suo dolcetto) e l'attenzione di chi sa bere bene.

A Tagliolo Monferrato c'è questa piccola cantina, Cascina Boccia (loc. Mascatagliata – tel. 0143877118 – www.cascinaboccia.it). Un ettaro e mezzo di vigne, la maggior parte centenarie. A condurre l'azienda Anna Laudisi, che con Sergio Zunino, il suo compagno, bada a terra e cantina, ma anche a tre bimbi piccoli e una fattoria con cavallo, pecore e animali di bassa corte. La filosofia: intervenire il meno possibile (è in atto anche la conversione al biologico, anche se – di fatto – la strada è sempre stata quella). Anna si è trasferita in questa cascina, acquistata dal nonno 40 anni fa, nel 2003. Oggi le bottiglie prodotte sono meno di 6000, per quattro vini: un dolcetto, una barbera, un uvaggio di dolcetto e barbera e un rosato.

Il Bisboccia 2013 (prezzo in cantina 6,5 euro), uvaggio di dolcetto (75%) e barbera, è un vino immediato, esattamente da bisboccia (“sostantivo femminile – allegra mangiata e bevuta in compagnia” è riportato etimologicamente in etichetta). Al naso, semplicemente, un concentrato di frutta rossa, una lieve nota terrosa, richiami floreali. Poi all'assaggio, sembra di masticare il grappolo: un sorso pieno, di bella acidità e buona persistenza. Finisce in fretta.

La Barbera del Monferrato 2010 (prezzo in cantina 6 euro) ha in dote i profumi riconoscibilissimi della barbera del Monferrato: c'è il frutto rossa, la viola. In bocca, acidità e struttura sono tipici del vitigno, e la frutta cede il passo a note vegetali (è comunque un 2010) di erba tagliata, note officinali, reganisso (in genovese, la radice di liquirizia). Quando il sorso si apre, e poi nel retrogusto, si fanno strada una speziatura dolce e l'uvetta sultanina.

Il Dolcetto di Ovada 2010 (prezzo in cantina, 5,5 euro), appena stappato, ha quella punta di selvatico che contraddistingue alcuni vini monferrini. Ma è naso decisamente femminile ed elegante, denso di frutta piacevolissima (fragoline di bosco, ciliegie) e ricordi di erbe officinali. In bocca, è come deve essere il dolcetto: pieno, tannico al punto giusto, e poi cangiante, con rimandi balsamici, liquirizia, una leggera nota ematica, ancora fragola. È un vino elegante e semplice allo stesso tempo: di una finezza senza sovrastrutture, che si fa apprezzare enormemente. Sono tre vini sinceri, da un territorio sincero, che sa tanto di Monferrato, ma con uno sguardo verso il mare (leggi sapidità) malamente celato aldilà del Turchino.