Storia e cultura. Ma soprattutto gusto. Dentro una piccola tazzina, un grande mondo. Con un caffè non solo si inizia la giornata, o si conclude un pasto. Ma si vive una poesia. Nato in Etiopia, e attraverso l’Africa passato in Arabia, il caffè dal XVII secolo è in Europa ed è oggi una delle bevande più consumate al mondo e più studiate dalla scienza. Ma voi quanti caffè bevete al giorno?

Sul caffè se ne sono dette di tutti i colori, da chi lo demonizza dicendo che “fa malissimo” a chi sostiene che sia un vero e proprio toccasana. Cerchiamo quindi di fare il punto della situazione, valutando i pro e i contro della scura bevanda.

I semi del caffè contengono centinaia di sostanze, tra cui minerali (in particolare calcio, potassio e magnesio), vitamine, (soprattutto niacina o vitamina B3 o PP), lipidi, proteine, carboidrati, cellulosa e molti altri composti fitochimici che provocano effetti biologici sull’organismo. Gli effetti farmacologici più significativi esercitati dalla caffeina sono quelli cardiovascolari, con aumento della pressione arteriosa e della rigidità delle arterie. Dobbiamo però anche dire che, se la caffeina è ingerita attraverso il caffè, in modo regolare e quotidiano, l’effetto sulla pressione è modesto e accompagnato a uno sviluppo di tolleranza, cosicché l’organismo diventa meno sensibile ai suoi effetti. Studi recenti sembrerebbero inoltre dimostrare che il consumo di caffè non filtrato (come quello turco) provocherebbe un aumento del colesterolo LDL, mentre tale aumento non si verifica quando il caffè viene bevuto filtrato (come il nostro caffè espresso). Inoltre il caffè dà una mano all’intestino pigro e facilita la digestione per la presenza di acido clorogenico che aiuta i movimenti dello stomaco e avendo un’azione vasocoscrittrice combatte il mal di testa.

Diversi studi epidemiologici hanno infine evidenziato che caffè e caffeina possono contribuire a prevenire malattie neurologiche come la malattia di Alzheimer, la demenza e il morbo di Parkinson. Nel primo caso pare che un consumo di 500 mg al giorno di caffeina (equivalenti a 6 tazzine di caffè) possa apportare effetti benefici in quanto la caffeina sarebbe in grado di sopprimere gli enzimi necessari alla formazione della proteina beta-amiloide nel cervello, responsabile dell’insorgenza di quella malattia. Secondo uno studio, il consumo di 3-5 tazze di caffè al giorno, durante la mezza età, potrebbe ridurre il rischio di demenza senile del 65%. Infine, sembra che la caffeina eserciti un effetto neuroprotettivo rallentando la degenerazione dei neuroni nel morbo di Parkinson con rallentamento della progressione della malattia e con miglioramento dei sintomi.

Un ultima nota: qual è l’opinione del “nostro” Silvio Spinelli, medico chirurgo e autore di ÀMATI!, volersi bene attraverso il cibo? Nel volume si legge che “La caffeina potrebbe essere un efficace antidepressivo. Potrebbe rivelarsi utile nelle forme depressive di sfumata entità, che non richiedono l’intervento medico. Due tazze al giorno sono sufficienti. L’aumento di questa dose potrebbe dare in alcune persone effetti controproducenti.”

In conclusione possiamo affermare che, tranne i casi particolari di persone ipersensibili alla caffeina, ipertese o sofferenti di gastrite e ulcera, tutti gli altri possono continuare a godere del piacere di un caffè, sempre avendo a mente la regola, che vale per ogni cosa, di non abusarne.
Allora siete pronti per sorseggiare una buona tazzina di caffè?