La ristorazione milanese (e italiana) festeggia il compleanno di Aimo Moroni

L’orgoglio di una identità. La qualità come unico credo. L’amore senza confini per sapori e profumi d’Italia. Queste le caratteristiche che hanno fatto di Aimo Moroni l’alfiere dell’Alta cucina Italiana nel mondo. Nei suoi oltre cinquant’anni di lavoro, a Milano – prestigioso traguardo condiviso con la sua amata Nadia – ha firmato piatti – uno per tutti, l’inimitabile spaghetto al cipollotto – che son entrati nella storia del gusto italiano.

Oggi è il suo compleanno. Un traguardo che condivide con la sua Nadia, appunto, l’amore della sua vita che ama ancora, meglio, molto di più di quando si innamorarono giovanissimi, con i figli e i nipoti amatissimi, con “la famiglia” de Il luogo di Aimo e Nadia, di cui fan parte, con la figlia Stefania, gli chef Alessandro Negrini e Fabio Pisani, il maitre Nicola Dell’Agnolo, il sommelier Alberto Piras e tutto lo staff, e con tutti gli amici e i tanti allievi che hanno avuto l’opportunità di fare esperienza nel suo ristorante di via Montecuccoli.

Arrivato a Milano a soli 12 anni, nel 1946, ha aperto il suo primo locale nel 1955, in via Copernico, con l’aiuto di mamma Annunziata e di Nadia. Poi, nel 1962, l’apertura di quel locale in via Montecuccoli, che sarà il palcoscenico che dirà al mondo la grandezza dei Moroni. L’anno scorso a Golosaria, una platea di oltre mille persone, con in sala il gotha della ristorazione nazionale, ha tributato ad Aimo e Nadia un applauso infinito, caldo e commosso, in occasione della loro premiazione per i loro 70 anni di vita milanese. «La città vi deve molto» ha dichiarato il sindaco Sala «perché avete fatto scuola». Vero. Aimo e Nadia hanno insegnato che senza grande materia prima non c’è grande cucina. Senza eguali il loro esempio che li ha visti, tutti i giorni della loro avventura (anche quando ormai famosi avrebbero potuto non farlo), dar voce ai mille, piccoli grandi produttori di cose buone d’Italia, dando dignità con la loro arte, a contadini e artigiani seri, eroici, autentici. Invece di percorrere vie facili fatte di caviale e aragoste, hanno battuto in lungo e in largo il Bel Paese, all’incessante ricerca della carne più buona, del pescato e delle verdure migliori, e ancora di formaggi, salumi e olio extravergine, facendo poi di carni, pesci, fagioli, pomodori, patate e cipollotti, piatti come spaghetto al cipollotto, coda di Bue di Carrù al Barolo Chinato di Cappellano e crema di tartufo bianco con purè, zuppa etrusca, ossia capolavori golosi che hanno dato felicità a decine di generazioni e sono entrati nella storia della cucina internazionale.

Aimo e Nadia hanno dato, non tanto, tantissimo, ricevendo, va detto, certo molto meno di quello che meritavano. Innumerevoli e prestigiosi, tuttavia, gli strameritati riconoscimenti che hanno avuto in carriera, dall’Ambrogino d’Oro al premio di Comune e Regione per i 70 anni di lavoro, fino alle due stelle Michelin piuttosto che al Premio come migliore ristorante d’Italia del GattiMassobrio. Ultimo, ma non ultimo, negli scorsi mesi, la prestigiosa nomina di Aimo ad “Ambasciatore della fiorentina nel mondo”, un’onorificenza che, per lui, toscano innamorato della sua Toscana e delle sue eccellenze, è stata gioia senza eguali.

In questi anni belli, finalmente ricchi di gratificazioni, nonostante il successo, Aimo e Nadia, ancora una volta dimostrando la loro grandezza, hanno deciso di cedere il comando alla figlia Stefania e ad Alessandro Negrini, Fabio Pisani e Nicola Dell’Agnolo, affidando a loro la conduzione del ristorante. Il “sacrificio” del loro passo indietro è ripagato dal fatto che il passaggio di consegne è avvenuto nel migliore dei modi, e che l’avventura prosegue nel solco da loro tracciato. E che “Il luogo di Aimo e Nadia”, oggi come ieri, è uno dei templi del gusto mondiale. Come è scritto nel libro firmato da Pisani e Negrini, uscito in questi giorni, “La storia continua”!
Buon compleanno Aimo!