A Castorano, provincia di Ascoli Piceno, da qualche anno i produttori stanno sperimentando con successo questo cangiante vitigno

In Sardegna lo conosciamo come Cannonau; in Liguria prende il nome di Granaccia; in Veneto di Tai Rosso. Anche la Toscana ha la sua variante, l'Alicante. Il comun denominatore di tutti questi vini è il vitigno, grenache, anche se di cloni differenti. Dall'esperienza a Vini Veri, ad Assisi, dobbiamo aggiungere una nuova puntina sulla mappa di questo cangiante vitigno.

Esattamente a Castorano, un paese di 2000 anime a metà strada tra Ascoli Piceno e San Benedetto del Tronto (ma anche tra Offida e Torano Nuovo, che agli amanti del vino evocano ben più di un ricordo). Qui, da qualche anno, i produttori stanno vinificando con successo la variante locale della granaccia, chiamata bordò. La storia – o poesia, fate voi – vuole che la granaccia sia arrivata a Castorano con i pastori sardi, che sui bordi delle strade (da qui il nome) erano soliti piantare qualche barbatella di cannonau portato dalla Sardegna.

Il resto è storia recente, e gran parte del merito va a Marco Casolanetti di Oasi degli Angeli, produttore di vini esagerati come il Kurni e il Kupra: per gli enostrippati di derivazione naturalistica, due veri e propri feticci. Il Kupra è un grenache in purezza. Assaggiato il 2016, si rimane a bocca aperta: un vino largo, lungo, profondo, decisamente ammaliante, dai profumi ricchi di frutta rossa, spezie, effluvi mediterranei, fiori, rinchiusi in un sorso suadente, materico e vellutato.

Dell'esperienza con il grenache di Casolanetti se ne sono appropriati i produttori di Castorano (la distanza geografica è minima) che da meno di dieci anni hanno cominciato a vinificare le loro versioni. Tra i primi Marcelli Clara (via Fonte Vecchia, 10 – tel. 073687289 – www.claramarcelli.it). Il suo bordò in etichetta porta il nome di Ruggine. L'annata 2013 – 500 le bottiglie prodotte – ha affinato per 5 anni tra barrique, acciaio e bottiglie. Il colore è granato, tipico della granaccia. Il naso è ricco di piccoli frutti e erbe aromatiche (alloro). Il sorso è succoso e piacevolissimo, con i suoi tannini morbidi e il lavoro del legno in filigrana. Della stessa cantina, da assaggiare anche Passerina, Pecorino e soprattutto il Kun, un sangiovese strutturato ed elegante.

Un altro bordò che lascia il segno è quello di Mattoni Valter (via Pascolla, 1 – tel. 3473319401 – www.valtermattoni.it), già Top Hundred nel 2018 con il suo Trebbiano, che coltiva a vigna 3 ettari (6000 le bottiglie prodotte). Il suo Rossobordò, annata 2016, è un vino tirato in 400 bottiglie. Troppo poche, perché siamo di fronte a un'espressione personale e significativa. Nel bicchiere il liquido si fa più scuro e profondo, ma al naso si ritrova una speziatura elegante, il ribes e un bouquet di fiori dolci che sussurra “coglimi”. L'assaggio poi è persistente e di grande freschezza. Imponente anche l'Arshura 2016, un grande Montepulciano.

Il terzo campione di bordò è quello della cantina Allevi Maria Letizia (via Padre Carlo Orazi, 58 – tel. 073687646 – www.vinimida.it). Anche in questo caso si tratta di una piccola cantina (5 ettari, 10.000 bottiglie prodotte) e di una minuscola produzione (360 le bottiglie di bordò). L'etichetta si chiama Arsì, e l'annata 2016 dimostra rispetto agli altri una gioventù più spiccata fin dai tannini esuberanti. Il sorso risulta più caldo, meno elegante. Della stessa cantina sono piacevoli sia il Pecorino 2018, vispo e sapido, dal frutto in evidenza, e un Montepulciano rosato 2018 che è un bon bon ai frutti rossi.

Ci sarebbe anche il bordò di Cameli Irene (contrada Gaico, 18 – tel. 073687435 – www.vinorossomarche.it) assente però a Vini Veri (in compenso abbiamo apprezzato la sapidità della Passerina Milia 2018, e la particolarità del Chiaroro 2015, blend di pecorino e trebbiano, macerato sulle bucce, complesso al naso, riuscito all'assaggio). A Castorano c'è un'ultima cantina: è la cantina Di Giacomi Aldo (via Belsito, 15 – tel. 073687301 – www.vininellemarche.it). Anche se non fa bordò, il suo Quattro Tempora 2015 (70% montepulciano da vigne di oltre 50 anni, 30% sangiovese) merita la segnalazione: è un vino di personalità e freschezza.