Dall'Altopiano di Asiago alla Carinzia, nel segno della tradizione cimbra, per una birra in perfetto stile pils

“Questa non è solo una birra, questa è una cultura” scandiscono con orgoglio Manuele Dal Sasso e Stefano Bassan, dietro il loro stand ad Agrifood, Vinitaly, dove proprio oggi hanno ricevuto il Riconoscimento de ilGolosario.
Quando cominciano a raccontare del popolo cimbro e dell'Altopiano di Asiago, ci mettono l'entusiasmo di chi ha una storia da narrare vissuta in prima persona. E non importa se l'attesa in coda aumenta.
Nel 2011 hanno aperto l'azienda, mescolando gioventù (oggi hanno 37 e 28 anni), passione per la birra e amore per il territorio, e dando il via alla produzione della Birra Cimbra (via Verdini – Asiago – tel. 3474018119 – www.birracimbra.it): una sola tipologia, una pils didascalica nel genere, beverina ed equilibrata.

Questa birra nasce dalla volontà di valorizzare la tradizione del nostro territorio – spiegano i due soci – e la tradizione cimbra, che riecheggia ancora sull'Altopiano di Asiago con le sue storie fatte di eroica fatica, di sacrificio, ma anche di solidarietà e di gusto della vita”. La birra nasce da una loro ricetta, ma viene prodotta a 400 chilometri di distanza, in Carinzia, in un birrificio storico del luogo, il birrificio Hirt. “Per tre motivi. In primo luogo per una questione storica-territoriale, in quanto le migrazione delle popolazioni cimbre sono un fenomeno storico che esula dai confini nazionali italiani, trovando origine proprio nei territori austro-germanici. Poi per un fattore temporale, visto che tale birreria brassa birra dal 1200, cioè in piena epoca cimbra. Infine per un fattore di qualità e freschezza del prodotto e delle materie prime utilizzate, come l’acqua sorgiva e il malto d’orzo coltivato attorno alla birreria”.

Nasce così una bionda in stile pils, con poco più di 5 gradi alcolici, non pastorizzata (ma microfiltrata), prodotta con acqua naturale delle 24 sorgenti alpine situate nel parco naturale protetto di Hans, malto coltivato a chilometro zero e luppoli tedeschi e boemi. Una birra molto beverina, in perfetto stile pils, decisamente equilibrata nelle note luppolate dal finale amaricante contenuto, prodotta oggi in 700.000 bottiglie, e distribuita solo in piccole botteghe tradizionali, legate al territorio. “Perché anche la distribuzione fa parte del nostro progetto. Così come il packaging. In collaborazione con l'Istituto di cultura cimbra di Roana, in ogni etichetta compare un proverbio cimbro”. I simboli, invece, sono un'accetta e un tronco di legno, in onore del primo mestiere cimbro, quello di taglialegna. Un simbolo forte, come forte e radicata è questa storia, da raccontare prima di bere. E poi da bere, per raccontare altre storie.