I vini della Masseria Cardillo, splendida espressione della Basilicata

Masseria Cardillo (SS 407 Basentana Km 96 • tel. 0835 748992) di Bernalda (Mt) prima di tutto è un luogo meraviglioso. Un relais bellissimo circondato dal verde e preannunciato da maestosi ulivi. Intorno si dipana una proprietà di circa 300 ettari con spazio per gli uliveti, i frutteti, i cereali e 21 ettari vitati impiantati circa 15 anni fa dalla famiglia Graziadei in occasione del restauro della struttura. Oggi questa fattoria può ben essere assunta a iimmagine della riscossa di un territorio, quello della provincia di Matera, che sta vivendo una nuova primavera che culminerà nel 2019 nell’elezione a capitale della cultura.
Paolo Massobrio ha visitato la nuova cantina questa estate, ma ha pure mangiato alla loro cucina abbinando i vini. Qui ci sono camere e una piscina in mezzo al verde, grandissima, che sta su un altipiano assai suggestivo. I vini attualmente in produzione sono sei, basati essenzialmente sui tre vitigni simbolo del territorio: aglianico, primitivo e fiano.

“L’ovo di Elena” è un importante reperto archeologico di epoca greca, che rappresenta la mitica nascita di Elena di Troia - la donna più bella del mondo - da un uovo. Venne ritrovato proprio nei terreni che avrebbero ospitato le vigne da cui nasce questo vino da uve fiano in purezza vinificato in acciaio: il Basilicata bianco Ovo di Elena 2015. Ha colore giallo paglierino tendente al verdolino. Al naso sono le note più fruttate e fresche ad emergere, con un accenno ai frutti esotici e alla nocciola. In bocca accanto a un’acidità ben definita, emerge già una nota sapida caratterizzante tutti i vini della masseria. La batteria dei rossi si gioca lungo le due assi dell’aglianico e del primitivo. Proprio da uve aglianico in purezza ottengono il loro Aglianico del Vulture Rubra, assaggiato nell’annata 2012. Fermentazione in acciaio, 12 mesi in barrique e 4 in bottiglia per questo vino molto interessante da un punto di vista olfattivo, che spazia da note più vegetali a profumi di zenzero e liquirizia. In bocca è abbastanza morbido, lungo, giustamente tannico e fresco. Di buon corpo. Il Basilicata Rosso Tittà 2014 è l’anello di congiunzione tra i due vitigni identitari primitivo e aglianico. Affinato in acciaio, quindi sei mesi in barrique e un anno in bottiglia, nel bicchiere ha colore rosso rubino con riflessi violacei. Al naso il frutto è avvolgente, con una predominanza delle note dolci. In bocca è abbastanza morbido e giustamente tannico, equilibrato.

E’ però dal mondo del primitivo che arrivano le principali sorprese. A cominciare dall’interessante Basilicata Rosato “Bacche Rosa” 2015 ottenuto da uve primitivo in purezza. Di colore cerasuolo, al naso accanto ai preannunciati profumi floreali e di frutta rossa (ciliegia), mostra un’interessante e ben definita nota aromatica che ne aumenta la piacevolezza della beva e lo predispone al gioco degli abbinamenti. Il Matera Moro Malandrina 2013 coniuga primitivo con cabernet e merlot. Di colore rubino profondo, al naso concilia profumi più vegetali, di peperone, con le note di frutta cotta. In bocca è elegante, con la giusta freschezza e il tannino calibrato, con una bella persistenza speziata nel retrogusto. Tra tutti, però, a emergere in maniera più netta è il Matera Primitivo Baruch 2014. Colpisce fin dall’etichetta, che rappresenta quasi un percorso che apre su una profondità inaspettata, e dal nome: benedetto in ebraico. Il colore è intenso profondo, tra il rubino e il violaceo, che nel bicchiere comunica l’effetto di una particolare consistenza. Al naso le uve, raccolte dopo un leggere appassimento, danno spazio a un ampio spettro olfattivo che contempla profumi di amarene mature, pepe nero, cioccolato e sfumature più mature, selvatiche. In bocca ha corpo, la giusta nota tannica e una morbidezza che lo contraddistingue.

E’ uno dei vini più buoni d’Italia, che ha pure una schiera di appassionati specifici. Con l’agnello al forno però Paolo Massobrio ha apprezzato particolarmente il loro aglianico in purezza, il Rubra, di notevole eleganza. Vino da conoscere. Vorremmo tanto poterli assaggiare a Golosaria il prossimo novembre.