Il Club di Papillon festeggia il traguardo il 19 giugno a Sandigliano (Biella)

Dovete credermi: nonostante 40 anni di penna non è stato facile iniziare questo scritto. E allora sono partito, come tutta la nostra storia, dai segni del destino, che poi hanno indicato un passo dietro l’altro. Nel mio giardino, in una bella giornata di primavera si è appollaiato su un albero un Colombaccio. Un esemplare raro, che ho subito immortalato, colpito dalla bellezza, ma anche dalla fierezza e da quello sguardo acuto e curioso verso chi mostrava interesse per lui. Bellezza, fierezza, sguardo, curiosità. Basterebbero queste parole per descrivere cosa sono stati questi trent’anni, nati quasi per caso, con un gesto di riconoscenza a un personaggio, Giacomo Bologna, vinnaiolo in Rocchetta Tanaro, che mi rappresentò il manifesto del gusto della vita.
bologna.jpgDa sinistra: Giacomo Bologna, Raffaella Bologna, Paolo MassobrioGli dedicammo un treno d’epoca, il 15 maggio del 1993, dopo aver fondato, il 19 giugno dell’anno prima, questa Associazione che porta il nome di un giornalino di critica enogastronomica, Papillon, che editammo per la prima volta nel 1991.
pap1.jpgIl primo numero del giornalino Papillon con la redazioneOra, non sto a raccontarvi la storia dell’evoluzione che ha avuto quel treno, immortalato da un servizio di Uno Mattina andato in onda il 22 maggio, ma certo fu il prologo delle “Giornate di Resistenza Umana”, dove la parola curiosità ci ha spinto in oltre 60 località spesso dimenticate, per capire le ragioni di un presidio sul territorio: a Castelmagno, in Val Borbera, nell’Ossola... e poi in altre parti in Italia.
targa-lauzi.jpgLa consegna della targa a Bruno Lauzi durante una tappa del treno enogastronomico di PapillonCon l’alluvione nel sud Piemonte del 1994, capimmo che dentro la nostra amicizia non poteva restare fuori il bisogno, quando questo si presentava: aiutammo 10 ristoranti distrutti a riaprire. Da allora ogni anno è giunta la nostra mano, con le Cene in ComPagnia, pensate per chi ci chiedeva aiuto: oltre 200mila euro in iniziative che sono arrivate in Siria, Paraguay, Burundi, Bosnia, Portogallo, fino a quella di quest’anno che riguarda l’adozione delle cuoche in Venezuela, seguendo sempre la legge della prossimità (del prossimo) che si faceva presente.
Cuoche_Venezuela.jpgI ritratti sorridenti delle cuoche venezuelaneNel 2002, dopo 10 anni, un salto in avanti per certi versi storico: il Club diventa un progetto nazionale, non più solo relegato a Piemonte e Lombardia. E si consolida anche la casa editrice Comunica che, nel frattempo, da quel giornalino con la copertina nera come la pece, sviluppa le intuizioni culturali degli inizi dove la parola curiosità tornava a segnare il desiderio che tutto ciò che incontravamo potesse essere conosciuto ed esistere. E messo su un piedistallo: Golosaria ne diverrà il frutto più clamoroso.
Partono dunque i Club di Papillon in tutta Italia e la base si allarga, arrivando a coinvolgere fino a 6 mila persone, che insieme con noi hanno scelto di stare di fronte a quella domanda che è come un pozzo senza fondo: “Perché c’è il gusto?”.
La Circolare, il periodico intimo riservato ai soci, è stato lo strumento più originale che abbiamo creato, usando il criterio degli amici che quando si incontrano si raccontano le cose più belle che hanno vissuto e conosciuto.
Circolare-cover1.jpgL'ultimo numero de La Circolare di PapillonTanti incontri, tanti volti (anche di chi non c’è più, ma ne conserviamo integra la memoria); e poi tante riflessioni, finanche giudizi su una realtà che non ci ha mai messi in crisi, neppure nell’anno 2020 quando il Covid ci ha chiusi in casa e il Club di Papillon ha rappresentato il modo ilare per farci compagnia: oltre 100 incontri, ogni giorno, con qualcosa di bello (la bellezza del colombaccio), che poi sono sfociati in un libro, Del Bicchiere Mezzo Pieno, che ha prodotto altrettanti incontri, in un periodo dove questi sarebbero dovuti essere cancellati.
bicchiere.jpgLa cover del libro "Del bicchiere mezzo pieno"Ora, è stato proprio in questi ultimi due anni che abbiamo capito meglio chi siamo, nonostante molti di noi abbiamo passato i 60 e i 70 (benché ci conforti un certo ricambio che vivaddio sta arrivando). Ma guai – lo dico ai più anziani – perdere quella curiosità, fierezza, gusto per la bellezza dei nostri inizi. Siamo fieri, allora, come quel Colombaccio, perché ci ritroviamo con tanti amici; fieri perché abbiamo messo in moto un pensiero positivo sulla vita (si chiama esattamente “la circolare”, per questo); fieri perché siamo perennemente alla ricerca di quella grande sorpresa, la vita, che il gusto è capace di rendere più certa. Con questo, auguro a ciascuno ogni bene, sperando di farlo insieme il 19 di giugno, che è un modo per dire che il bene si produce proprio dentro a una relazione. Ed è un augurio che invio anche a chi è sceso dal treno, magari alla chetichella, senza però mai rinnegare di aver passato dei momenti dove la vita nella sua bellezza è vibrata.

P.s. Sabato e domenica fra Sordevolo e Sandigliano vivremo dei momenti di festa: dalla teatrale Passione di Sordevolo alla festa al relais Cascina Era. Stiamo predisponendo un triplo video: con la puntata di Uno Mattina del 22 maggio 1993, con il saluto di Alejandro Marius dal Venezuela, con le 500 foto che raccontano la nostra storia. Ma leggerete anche dei prodotti che assaggeremo: dal Castelmagno, protagonista di una mitica giornata di Resistenza Umana, al culatello che battezzò la nascita del Club di Papillon a Fidenza; dai vini di Braida (e di altri 30 produttori di tutta Italia) alla paniscia che cucinò Piero Bertinotti del Pinocchio di Borgomanero (e sarà ancora lui a farla) sul mitico battello sul lago, del maggio 1996. Renderemo omaggio a Bruno Lauzi e agli amici soci onorari che non ci sono più. E poi ci sarà Iginio Massari con dieci mitici pasticcieri della sua Associazione che firmerà una torta gigante e memorabile. Sono attesi Franco Fasano, Paolo Frola, Claudio Lauretta, Martino Chieffo, Luca Doninelli, Riccardo Bonacina coordinati da Walter Muto e Carlo Pastori. È Festa!Bertinotti.jpgLo chef Piero Bertinotti