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Ad Alba brilla il ristorante Larossa

Paolo Massobrio | 13-03-2017

La cucina creativa di Andrea Larossa, che combina gusti e sapori e gioca su temperature, forme e consistenze

Da un paio di anni Alba brilla per un ristorante, di cui continuamente si sente parlare. Sul nostro Gatti Massobrio, fino ad ora aveva un cauto faccino contento, ma la prova recente ci ha dato invece la sensazione di un ristorante di notevole valore, che diventa radioso ma che mira alla corona. Si tratta del Ristorante Larossa in Via Don Giacomo Alberione, 10/D (tel. 0173060639 - www.ristorantelarossa.com).

Lo chef è Andrea Larossa, 37 anni, esperienze da Carlo Cracco e poi alla Locanda del Pilone di Alba. In sala la moglie Patrizia Cappellaro che segue con decisione e puntualità i clienti. Hanno un’ottima carta dei vini e anche una discreta scelta a bicchiere, anzi, il meglio è offerto a bicchiere.

Appena entrati, le scale portano sotto, dove si apre la sala di questo posticino raccolto, elegante, che offre un menu con una serie di piatti creativi a prezzi impegnativi. Iniziamo con l’appetizer che è una rivisitazione delle acciughe al verde: una spugna morbida al prezzemolo con polvere di acciuga e crema d'aglio di Resia, fantastico. Quindi un biscotto di frolla salata con all'interno una farcia di coniglio grigio di Carmagnola e guanciale umbro. E poi un cracker con salsiccia di vitello perlage di pesto ligure e maionese leggera. Tre assaggi che ti danno subito l’impronta.

In tavola grissini alla farina integrale e chips con paprika, curry, spinaci e nero di seppia. Ma non è finita, perché poi arriva un ovetto con all'interno una fonduta di Stravecchio friulano mela verde e crumble al cacao amaro e salato, un lollipop gorgonzola e cipolla rossa di Tropea e infine un bon bon di lingua al bagnetto verde liofilizzato. Insomma una prova di come lo chef è capace di combinare gusti e sapori, giocando sulle forme e sulla sostanza. Poi via con il gambero rosso di Mazara del Vallo in spuma cocktail.

Straordinario sarà poi L'arrosto di notte ovvero il mio vitello tonnato, che è di una delicatezza estrema. Altri antipasti in carta le capesante, broccolo alla salvia, acciuga e caffè; la lingua di fassona glassata all’Arneis, cassis, melassa di cipolla e castagna.

Di primo ecco il Vecchia Latteria ovvero un perfetto Carnaroli mantecato allo Stravecchio friulano e sensazione di liquirizia. Quindi il brodo in ravioli, che è piatto che ti esplode in bocca, di grande capacità manuale. Ottimo anche il cappellaccio con Stravecchio friulano e melassa di cipolla. Le scelte dei primi sono almeno otto, fra cui l’omaggio a Gualtiero Marchesi (il risotto oro), lo spaghetto al pomodoro, le tagliatelle ai 50 tuorli e quant’altro. Bisogna venirci almeno tre volte, per togliersi tutta la curiosità.

Fra i secondi eccoci con la suprema di piccione, foie gras, mora e cioccolato, che si affianca al rombo con melone invernale, capperi e riso selvatico, oppure al cuore di costata di fassona, salsa all’italiana e verdure di stagione. C’è anche la sua intepretazione di finanziera, che è un gioco di temperature, consistenze e colore.

Si chiude con il Nevoso - Lampone & Lampone... sotto la neve, oppure la polo alla mou (panna cotta con cuore di mou salata e frolla alla vaniglia); il Mont Blanc e Finalmente "il cioccolato".

Il menu degustazione, con 5 portate, per tutto il tavolo è a 65 euro. La soddisfazione dopo una cena qui è tanta. Da provare.

Il Gatti Massobrio

DI PAOLO MASSOBRIO

Il Taccuino dei Ristoranti d'Italia 2018

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