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Le Anteprime Toscane incoronano il Sangiovese, ma…

Paolo Massobrio | 11-02-2019

Prima giornata alla Fortezza da Basso di Firenze con i vini dei Consorzi cosiddetti “minori”

Ovvero Consorzio Bianco di Pitigliano e Sovana; Vini terre di Pisa, Carmignano, Montecucco, Val di Cornia, Maremma Toscana, Colline Lucchesi, Montecarlo, Orcia e Valdarno di Sopra.
Ho assaggiato 94 vini, puntando soprattutto su quelli di annata e scartando le riserve. Che dire? Intanto ha fatto capolino qualche bianco 2018 e qualche rosso 2017. La maggior parte erano 2015 e 2016, ma anche 2013. Non pervenuti campioni 2014, che a quanto pare sembra un’annata da dimenticare.



Sfoglio allora gli appunti, che alla fine incoronano una doc, che personalmente amo parecchio ed è il Montecucco, in Maremma. Poi la conferma del buon lavoro che continuano a fare le cantine che negli anni abbiamo premiato fra i Top Hundred. Spicca subito Sassotondo con un giallo intenso del suo Bianco di Pitigliano superiore “Isolina” 2017. Un vino virile, minerale, piacevole e intenso. Ma non mi è dispiaciuto affatto il 2018 della Tenuta Roccaccia con un Bianco di Pitigliano superiore “Oroluna” che aveva una trama filigranosa. Sassotondo mi torna poi col Sovana “Ombra blu” 2016 rosso in prevalenza di sangiovese e merlot.
Voti alti al Sovana “Cor Unum Rosso” di Villa Corano 2016, carezzevole con le sue note di confetture e sentori di latte e menta. Piacevole la sua ampiezza e la sua trama tannica.



Avvolgente il Neronotte della Tenuta Roccaccia, un’azienda che lavora decisamente bene. Nelle terre Pisane segnalo la Fattoria Fibbiano. Il suo Terre di Pisa Sangiovese “Ceppatella” 2013 era setoso, molto piacevole nel diparnarsi del suo equilibrio. Poi bisogna andare alla Tenuta di Ghizzano per trovare un campione che unisce il calore alla nota verde, sicuramente grazie al petit verdot che si unisce a merlot e cabernet per il Costa Toscana Rosso “Nambrot” 2016.



Applausi a scena aperta per il Toscana Rosso “N’Antia” 2015 di Badia di Morrona, taglio di due cabernet e merlot. Tanta roba, ma soprattutto eleganza infinita.

Nella doc Carmignano la sorpresa è stato il campione di Podere Allocco col Carmignano 2016 (sangiovese, cabernet e syrah). Aveva una nota fruttata non sfacciata, una gran bella struttura. Bello anche il Carmignano di Castelvecchio 2016 che gioca anche col canaiolo. Profondo, verticale con note di menta ed erbe aromatiche è poi il Carmignano 2016 della Tenuta Capezzana, che si conferma leader di questa doc. E poi un nostro vecchio amore, che recensivamo già all’inizio degli anni Novanta sui 100 migliori vini d’Italia: la Piaggia con il suo Poggio de' Colli, cabernet in purezza, di grande impatto e struttura. Ma lo stesso si può dire del Ghiaie della Furba 2015 e dell’Ugo Contini Bonacossi di Tenuta Capezzana (sangiovese in purezza), ai vertici assoluti.



Veniamo ora alla doc Montecucco col Sangiovese in purezza di Poggio L’Apparita, già nostro Top Hundred, con un rosso croccante, placido e molto elegante che ha saputo ben interpretare l’anima del sangiovese. La sorpresa è stata tuttavia una cantina per noi nuova, ovvero Casale Pozzuolo con il Montecucco Sangiovese Rosso della Porticcia 2015. Notevole, tanto da meritarsi i nostri rari 5 asterischi (*), che vanno al vino perfetto. E sicuramente lo riassaggeremo.



E che dire dell’azienda Otto Ettari col suo Sangiovese 2015 che aveva un’eleganza davvero esemplare, ma soprattutto una trama fine con la seta dei suoi tannini. Conferma anche per Poggio Stenti, un nostro amore, con questo Tribulo 2015 da manuale. E infine una conferma che ci ha fatto felici, perché ci avevamo visto giusto: Il Montecucco Sangiovese “La Querce” di Poggio Mandorlo annata 2012. Fantastica interpretazione dell’eleganza del sangiovese. Rara avis, una riserva 2014 che per curiosità abbiamo assaggiato: il Poggio Lombrone di Collemassari, che aveva una freschezza spinta e tanto da dire negli anni a venire: "Bravo!"
Certo il Montecucco Sangiovese riserva 2013 di Basile “Ad Agio” è un’altra storia, e quell’effluvio di macchia mediterranea me lo ricordo ancora come un vino di grande impatto.

Passiamo in Val di Cornia. E qui il Sangiovese “Rodantonio” 2016 di Giomi Zannoni ci ha conquistati. Senti subito note di confettura intensa, di pugna, per poi esprimersi in un sorso caldo e di pregevole equilibrio, tanto da sfiorare i 5 asterischi della perfezione.

 

Questo il vertice, anche se mi sono piaciuti i rossi di Poggio Rosso (Fufluna) e quelli di Terradonnà, sangiovese in purezza.

Sulla doc Colline Lucchesi faccio fatica ad esprimermi: risultati modesti, a eccezione della Tenuta di Valgiano che ha presentato il Palistorti 2016 (sangiovese, syrah e merlot) di bell’impatto fruttato.

La doc Orcia merita un doveroso chapeu: e qui l’elenco di infittisce con la sublimazione dell’Orcia Riserva “Capitoni” 2015 di Marco Capitoni ma anche il Leone Rosso e la Cenerentola di Donatella Cinelli Colombini che crede intensamente in questa doc e si vede. Buono l’Orcia Rosso de Il Poggio sia nei campioni 2015 che 2016.
Fra gli Orcia Sangiovese ancora Marco Capitoni con il Troccolone 2017, ma anche Sassodisole e Campotondo. E infine, di Castelnuovo Tancredi ci è piaciuto l’Orcia Rosso frutto di sangiovese e merlot.

 

Di Valdarno di Sopra, doc su cui vorremmo ritornare presto, segnaliamo i vertici dei campioni di Mannucci Droandi, La Salceta, Petrolo, con suoi rosso bio e infine Tenuta Sette Ponti.

Mentre nella Maremma Toscana diciamo subito che la sorpresa che non mi aspettavo è stato l’Alicante, soprattutto il campione di Cantine Bruni, l’Oltreconfine grenache 2017 che evocava frutti esotici rari, note calde speziate e tanta fragranza.

Non conoscevo l’azienda Le Sode di Sant’Angelo ma il suo Maremma Toscana Sangiovese “Sassi Dautore” 2017 è stato una folgorazione per equilibrio e grande intensità. E così Ribusieri col Sololaura 2016, molto buono. Fra gli uvaggi mi ha colpito il Maremma Rosso de la Chimera d’Albegna che aveva note floreali di iris ed erbe officinali (sangiovese, cabernet e merlot).
Ottiene il massimo dei punteggi, invece il Maremma Toscana Rosso della Rocca di Frassinello, nostra cantina del cuore. Avete presente un profumo di incenso puro, come entrare in chiesa? Poi una declinazione vellutata, ma anche incisiva in intensità e persistenza.

 

Eccezionale anche il Maremma Toscana Rosso di Basile, il Comandante Bio 2015, che mescolava profumi animali a frutta e una piacevolezza complessiva nella sua espressione rotonda davvero notevole. Molto buono anche il Rosso della Tenuta Rocca di Montemassi, che sfiorava la freschezza con la speziatura delle note di caffè.

La nostra degustazione finisce qui. Ci aggiorneremo con le prossime.

P.s. A Chianti Lovers i miei assaggi sono stati 134. Ma qui ho provato meno entusiasmo del giorno precedente. Troppi Chianti diversi e modesti. In ogni caso mi è piaciuto il Chianti docg 2018 dell’agricola Tamburini. Notevole il Chianti 2018 di Camperchi, il migliore di tutti i 2018.
Voti alti per il Chianti delle Cantine Leonardo da Vinci e per quello di Casa di Monte. Elegante il Chianti 2018 de Il Corniale, de Il Palazzo e de Il Sosso. Quindi Le Fonti a San Giorgio e le Fonti azienda agricola.
Fra i Chianti dei Colli Senesi 2018 spicca la Fattoria Il Poderaccio.



Infine il Morellino di Scansano 2018. Ottimo quello del Conte Guicciardini Massi di Mandorlaia con quella ciliegia nera piacevolissima. Grande la Fattoria San Felo e poi Moris Farm, leader della doc. Uno dei migliori Morellino di Scansano 2018 è risultato è quello dei Vignaioli del Morellino “Roggiano”. Sorpresa per il Morellino 2018 di Col di Bacche e dell’azienda I Cavallini, di interpretazione equilibrata. Quindi il Morellino di Poggio Brigante, altra new entry del nostro Golosario.

Ora si va alla Leopolda per assaggiare i Chianti Classico.

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DI PAOLO MASSOBRIO

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Chianti vini
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