La Notizia

Scoppia la "bolla del vino” titola La Stampa di oggi, causata da dazi, guerre e sovrapproduzione. Il mercato appare saturo, le cantine sono piene e i prezzi delle uve pregiate crollano (il Barolo, ad esempio, è sceso da 4,30 a 2,70 euro al chilo). Anche le compravendite dei terreni, divenuti negli anni veri e propri asset finanziari con valutazioni da record, subiscono oggi un forte rallentamento, costringendo molti produttori a lavorare in perdita. Nel frattempo si vocifera di vendite di cantine storiche in Langa, al prezzo di 50 milioni di euro (La Stampa) @ Ma anche il riso non se la passa bene: prezzi all'origine in caduta libera fino al 50%, un forte aumento delle importazioni e l'incubo di una nuova siccità creano una "tempesta perfetta", innescando un duro scontro tra agricoltori e industria di trasformazione. (La Stampa) @ Nel 2025 l'agroalimentare italiano ha raggiunto gli 89 miliardi di euro di valore aggiunto, confermando l'Italia al primo posto in Europa per redditività agricola. Tuttavia, i dati Istat evidenziano un calo dello 0,5% dell'occupazione complessiva nel settore. (Tutto torna dunque? NDR) @ In vista della vendemmia 2026, la Prefettura di Cuneo ha lanciato il "Certificato della vendemmia" per prevenire lo sfruttamento del lavoro nei vigneti di Langhe e Roero, introducendo un innovativo sistema territoriale di qualificazione etico-legale delle imprese. (La Stampa) @ Nel primo trimestre 2026 le esportazioni di vino italiano negli USA sono calate del 12%, ma il Prosecco va in controtendenza e cresce del 5% in volume e del 2,3% in valore grazie alla fedeltà dei consumatori americani. (Corriere della Sera)@ La dinastia di Angelo Gaja festeggia i trent'anni di "Cà Marcanda", la cantina toscana nata da un'intuizione legata al mare che ha trasformato i filari di cipressi in un laboratorio di ricerca a cielo aperto. (La Stampa) @ Francesco Monchiero è stato rieletto alla presidenza del consorzio Piemonte Land of Wine per un secondo mandato triennale, affiancato dai vicepresidenti Stefano Ricagno e Fabio Saravesi (la Repubblica) @ Nadia Zenato annuncia l'addio all'azienda di famiglia dopo aver ceduto le proprie quote al fratello Alberto; a luglio ripartirà dal progetto vinicolo a Peschiera del Garda dedicato a Lugana, Merlot e Cabernet. (Corriere della Sera) 

Riciclo carta nei ristoranti e nuove IGP

Sebbene l'Italia sia leader in Europa con il 92,5% di riciclo di carta e cartone, nella ristorazione la corretta gestione dei rifiuti frena a causa delle errate abitudini dei consumatori. Secondo un'indagine Ipsos commissionata da Comieco, l'85% dei giovani ammette di gettare gli imballaggi del take-away nell'indifferenziato per fretta o comodità, e ben il 94% sceglie il bidone sbagliato quando è insicuro sul conferimento. Per raggiungere l'obiettivo "differenziata zero" serve ora una migliore organizzazione dei bidoni all'interno dei locali. (la Repubblica). @ Allarme peste suina in provincia di Cuneo, che produce il 12% del Pil suinicolo nazionale. La filiera trema dopo tre casi di positività tra i cinghiali; gli allevatori denunciano misure di contenimento insufficienti e troppa lentezza nella caccia. (la Repubblica) @ Furto all'Affinatore: colpo da 280 mila euro nel ristorante milanese di via Piero della Francesca, dove sono state sottratte bottiglie pregiate di Romanée-Conti; il locale pubblicherà i numeri di serie dei lotti rubati per bloccarne il commercio. (Corriere della Sera)  @ L’Unione Europea ha riconosciuto due nuove Igp italiane: il Peperoncino di Calabria e la Zampina di Sammichele di Bari, portando l'Italia a un totale di 856 denominazioni agroalimentari protette. (Libero)  @ Erica Maggiora ricorda il nonno "Gildo", fondatore dello storico biscottificio piemontese, che iniziò la sua carriera vendendo un vagone di gorgonzola. Dalla sua genialità, e da un errore di produzione, nacque poi la ricetta del celebre "finocchino".(Corriere della Sera) 
 

Buon Compleanno Italia a Tavola!

I 40 anni di Italia a Tavola: la storica rivista fondata dal giornalista bergamasco Alberto Lupini, vero punto di riferimento per i professionisti della ristorazione, festeggia quattro decenni di attività. In una lunga intervista al Corriere della Sera, il direttore riflette su come sia mutato radicalmente il settore, travolto negli anni Duemila da un marketing esasperato e da format televisivi che «hanno devastato questo mondo creando obiettivi e attese» irreali. Il dito è puntato soprattutto contro la spettacolarizzazione del cibo: oggi la priorità sembra essere stupire il cliente curando l'estetica a scapito della pietanza stessa. Una tendenza alimentata anche dai social media: «si è perso il valore del piatto, della cucina, dello stare a tavola. Si pensa più a fotografare il piatto che a gustarlo».

I Produttori del Golosario

Il Salumificio Mezzaluna di Fermo, giunto alla terza generazione, spinge con decisione sull'export toccando quota 40% e guardando ora con interesse a Stati Uniti e Georgia. La storica azienda marchigiana, Campione de Il Golosario, fonda la sua crescita su una rigorosa filiera chiusa e sul benessere animale, puntando a valorizzare le eccellenze locali come il "Fermanello", tradizionale salame lavorato a punta di coltello. (QN Economia)

Ho capito bene? / 1

Strane crisi d'identità. Se in Portogallo vi sentite un gatto o un cane, scordatevi le cure veterinarie: l'Ordine ha ufficialmente vietato agli iscritti di visitare gli umani che si identificano come animali (i cosiddetti "therian"). (La Verità)

Ho capito bene? 2

Altro che Leopardi: in Calabria la romantica ginestra abbandona i versi di poesia per diventare la nuova star dell'economia circolare, trasformandosi in fibra per l'alta moda e la bioarchitettura. (QN)

L'assaggio

È al ristorante Ponte di Nava da Beppe dal 1869 di Ormea (Cn) tappa storica sul Col di Nava dove lo chef e patron Riccardo Belli porta in tavola gnocchetti viola di patate di Ormea con fonduta di Raschera di alpeggio, granella di pistacchi e polvere di caffè, civet di cervo all'Ormeasco con medaglione di polentina e gelato di castagne di Ormea al rum. Ne parla Maurizio Paris su IlGolosario.

Il vino

E’ il Monferrato Bianco 2024 da uve baratuciat di Tenuta Gambarello di Mombello Monferrato (Al). Dopo il clamoroso assaggio dell’annata 2023 (da noi provata in tre riprese e recentemente apprezzata anche da Brunello Cucinelli), eccoci al 2024 che si presenta col suo colore giallo già tendente all’oro. Iconico il naso: agrumato, rorido di frutta gialla con la pesca a dominare un naso franco, diretto, con cenni minerali. In bocca è carezzevole il velluto, e poi quella freschezza indomita e persistente che chiude un sorso salino, asciutto, ma di gran bella eleganza. Averlo assaggiato il giorno dopo l’evento dedicato al Baratuciat a Murisengo è stata una conferma edificante: questo Monferrato Bianco ha un’identità precisa e la sua area di massa critica corre lungo la Val Cerrina.