Le impressioni di Paolo Massobrio sull'anteprima del Montepulciano

Arrivare nel pomeriggio all’imbrunire a Montepulciano è un’esperienza che ti entra dritto al cuore. Turisticamente parlando questa città (perché di città si tratta) è un gioiello di palazzi, chiese, piazze. Mi fumo un Antico Toscano nella piazza del Duomo, guardando la facciata medievale, che è struggente, prima di tuffarmi all’hotel Riccio, che è un campione di ospitalità (le colazioni sono fantastiche, con le torte della signora). Il ritrovo alla Fortezza coi produttori e i giornalisti ci riserverà poi una seconda sorpresa: il compimento del restauro interno. E’ stato un progetto ambizioso, che ha coronato i festeggiamenti dei 50 anni della Doc. Con un investimento di 3 milioni di euro, oggi Montepulciano ha una casa permanente del Vino Nobile con una Enoliteca consortile dove è possibile assaggiare tutte le etichette di Vino Nobile, Rosso, Vin Santo (speciale quello di Montepulciano). Dall’ingresso interno, che è una corte coperta al piano terra, si salgono i gradini per trovarsi di fronte il bar e il banco mescita (primo piano). Dietro, uno spazio con il pavimento trasparente, che mostra le antiche pietre su cui fu costruita la Fortezza. Qui ci si accomoda a degustare, e il balcone di fronte ti proietta su uno di quei panorami infiniti della Toscana. Bisogna venirci. Un plauso dunque al Consorzio che ha investito su questo luogo ed ha coordinato le risorse a tutte i livelli (Comune, Gal, Regione, Europa) fino alla Kennesaw University della Georgia (Usa) che ha voluto qui la propria sede italiana.

Detto questo eccoci col bicchiere in mano ad assaggiare 37 campioni dell’annata 2014 che aveva come rating appena 3 stelle. Mancavano alcune cantine, abbiamo notato, ma l’annata non era proprio delle migliori, anche se alcuni produttori, la sera prima, a tavola, rimarcavano l’eleganza, in attesa di battere le mani per l’annata 2015, che si prospetta super e anche la 2016.

Dai miei assaggi ho fatto fatica a tirare fuori una rosa ampia di Vino Nobile all’altezza di altre annate (anche solo il 2013). E dividerei in vini in tre categorie. Quelli che non erano buoni (ne ho segnati tre) e quelli decisamente corti; quelli in divenire, che mostravano un’eccessiva acidità, pungente e che meritano un ripasso fra almeno sei mesi, per un giudizio pacato, dove probabilmente emergerà quell’eleganza, che è caratteristica del Vino Nobile e soprattutto del sangiovese. L’ultima categoria è quella dei vini messi a posto, troppo diversi l’uno dall’altro, alcuni ancora con un residuo di legno che avevamo iniziato a dimenticare (pensate quando scrivevamo che il sentore vanigliato era un difetto e nessuno reagiva, salvo poi farlo sparire). Vini, in questa categoria, con colori differenti, alcuni eccessivamente carichi, e anche con consistenze poco equilibrate in bocca.

Alla fine sono 6 i vini che ho riassaggiato con soddisfazione.

E qui devo dare atto a Caterina Dei, dell’omonima cantina di aver fatto un lavoro grandioso. Il suo Vino Nobile era perfetto, piacevole, elegante, giustamente tannico, sapido, con quella nota iniziale di amarena che è un invito. Brava! Colpo di scena con i vini di una cantina nuova, che la sera prima già mi aveva stupito con il Rosso: Metinella. Stefano Sorlini l’ha fondata solo nel 2015: 22 ettari di vigneto che sono già una promessa. Bravi siete partiti con il piede giusto. Mi è piaciuto molto anche il Vino Nobile di Fattoria del Cerro, dove ho scritto letteralmente “un cesto di frutta rossa”. E qui ritrovi le spezie, la rotondità, la complessità del Vino Nobile e la sua eleganza. Finale di tannicità pregnante. Molto intenso al primo naso, con spalle larghe e di piacevolezza complessiva è risultato poi il Vino Nobile di Fassati, un nome storico. Altre due che entrano nel mio palmares: il Vino Nobile dell’azienda Le Berne e il ciliegioso di Montemercurio.

A seguire, segno un buon Vino Nobile di altre otto cantine: Poliziano, Boscarelli, Braccesca, Ciarliana, Macchione, Icario, Bindella, Gracciano Seta. Domani saremo a Montalcino (in scena il 2012). Ma vista l’annata difficile del 2014, come lo presenteranno tra due anni questo vino? Sarà divertente, ed anche istruttivo, perché è proprio nelle annate difficili che si vede la stoffa di un produttore, che non segue vie facili, ma accompagna la natura ad esprimersi. Una dozzina di produttori di Vino Nobile lo hanno fatto, quest’anno.