Presentato dalla Cantina Cusumano il nuovo cru di Tenuta Ficuzza che unisce mare e monti nel bicchiere

La passione per il gusto e il piacere dell'incontro, al tempo del Coronavirus, possono passare anche da una degustazione fatta collegandosi in videoconferenza. E così, ecco casa mia a Milano illuminarsi del sole della Sicilia, in una giornata che più che primaverile sembrava d'autunno. Era una degustazione che avrebbe dovuto tenersi a Vinitaly, ma essendo stata rinviata al 2021 la più grande fiera del vino mondiale, la data è stata comunque confermata, ricorrendo ai mezzi che oggi la tecnologia offre.

L'occasione, la presentazione da parte della cantina Cusumano di un nuovo cru dell'azienda. Grazie alla regia sapiente e di puntualità svizzera di Sara Vitali e del suo team, ad ogni degustatore coinvolto è stato fatto arrivare nei giorni precedenti quello che si sarebbe degustato insieme. All'ora prevista, ecco tutti i giornalisti già con i vini alla giusta temperatura.

Collegato da Partinico, Diego Cusumano, titolare con il fratello Alberto, dell'azienda che porta il loro cognome, fondata nel 2001 e produttrice di vini eleganti e identitari in cinque tenute: Ficuzza a Piana degli Albanesi in provincia di Palermo, San Giacomo a Butera (Caltanissetta), Presti e Pegni sulle colline di Monreale, Monte Pietroso a Monreale, San Carlo a Partinico (Palermo).
cusumano-titolari-colori.jpgDel 2013 la creazione di Alta Mora che racchiude sotto un unico nuovo marchio le contrade di Guardiola, Pietramarina, Verzella, Feudo di Mezzo e Solicchiata sull’Etna.

Collegato e disponibile a presentare il nuovo vino al debutto, e a raccogliere le impressioni sia del "neonato" sia degli altri vini in assaggio, anche l'enologo di fama e di valore Mario Ronco, che i nostri lettori ricordano protagonista di una memorabile degustazione, ma di Monferace, a Golosaria.
Introducendo la degustazione del protagonista della presentazione, Salealto 2018, Ronco ha ricordato che «l'Universo Vino è il risultato delle scelte che i viticoltori hanno fatto a partire da 8.000 anni fa e che la stratificazione delle esperienze ha prodotto i vini che oggi conosciamo e la distribuzione dei vitigni nei territori più vocati».
salealto.jpgDall'osservazione attenta di realtà storica e territori, l'idea di cimentarsi in una nuova avventura. «Nel 1800 - ha ricordato - Re Ferdinando IV incaricò l'esperto Felice Lioy, intendente della palermitana Commenda della Magione, di migliorare la qualità dei vini siciliani. Il Lioy, attraverso prove e studi, cominciò separare i grappoli in base alla qualità, sperimentò una macchina per "raspolare" (diraspare), fece costruire la Real Cantina Borbonica di Partinico e, cosa interessante, vinificò uve di vigneti nei dintorni della tenuta Cusumano di Ficuzza, in parte documentate nella Real Casina di Caccia di Ficuzza».
cusumano-casa.jpgDa questi fatti, «da questa  storia - ha detto Diego Cusumano - la nostra curiosità. Come poteva essere il vino del Re? La composizione non è documentata, ma abbiamo immaginato fossero uve indigene, di un unico Terroir, con maturazione sulle fecce fini sino alla vendemmia successiva (in quanto le botti sarebbero servite per la nuova annata). Così, dopo qualche anno di sperimentazione è nato Salealto, un "vin du Terroir" di Ficuzza, ottenuto da Inzolia, Grillo e Zibibbo in parti uguali, vinificati separatamente poi affinati insieme».
I vigneti sono in collina, ad una altitudine di 700/800m slm, con una densità di ceppi pari a 5.000 piante per ettaro e una resa pari a 60 quintali per ettaro. Dopo la vinificazione, che avviene con raccolta manuale in cassette, macerazione in pressa a temperatura ambiente e successivo illimpidimento statico, la fermentazione è in acciaio a 20°C, con travaso ed assemblaggio dei vini, permanenza per circa 10 mesi sulle fecce fini e successivo affinamento in bottiglia.

La prova del bicchiere? Buona la prima! Di colore giallo oro, ha naso intenso, con profumi  di fiori di zagara, ginestra e fiori di sambuco, note agrumate e di albicocca, sentori di pietra focaia e spezie, mentre in bocca ha struttura e grande ampiezza, spiccata e suggestiva sapidità, lunghissimo finale. Un grande bianco che, come tutti i vini Cusumano, si avvale della certificazione SOStain/VIVA “Sustainable Wine”.

Tra i vini degustati, un vero fuoriclasse l'Etna Rosso Doc Alta Mora Guardiola 2016, nerello mascalese in purezza. Rosso rubino tenue, profondo, ha naso di affascinante complessità con note di frutta rossa, sentori di lampone e more, nota balsamica e fine speziatura, mentre al palato ha struttura, ma freschezza che rende agile la beva, e nota minerale, finale lunghissimo. Un Rosso di classe, di un’eleganza che ricorda quella dei più nobili pinot noir borgognoni, ma che con una complessità ed un carattere unici, racconta in modo emozionante la grandezza dell’Etna!
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