Era un sabato di quelli in cui il Monferrato è poesia. Non quando il sole splende, ma quando la nebbia fascia di mistero le colline e l’umidità entra nelle ossa invitando a stappare una Barbera vicino al camino. Era una giornata di Resistenza Umana, e nel bicchiere versammo una di quelle Barbera che fa racconti. Era la “Bogliona”, creatura di Mario Pesce, quel giorno orgoglioso di averci con lui nella sua cantina. Il nome ai giovani forse sfugge. Ma parliamo di uno dei padri del vino italiano, di un produttore che fu capace di condurre una battaglia solitaria a favore della Barbera tradizionale, negli anni in cui critica e mercato mettevano all’indice le interpretazioni barberose autentiche.

Quando Paolo Massobrio gli manifestò pubblicamente la nostra stima, scoppiò in un pianto commosso e, tra le lacrime, lo strinse in un abbraccio, che più delle parole esprimeva la sua riconoscenza per le battaglie fatte a difesa del suo lavoro. Sei mesi dopo, di fronte a una sua Bogliona di “sesta misura” – come avrebbe detto il nostro Conte Riccardo Riccardi – le lacrime furono le nostre, di commozione, per quel vino che era raggio divino, ma soprattutto perché lui non c’era più, era volato tra gli angeli.

Oggi ai tavoli de I Due Buoi, ristorante che Massobrio per primo ha raccontato qui su ilgolosario.it premiandolo con una meritatissima Corona, l’emozione. Nel bicchiere una Bogliona 2008 dell’Antica Casa Vinicola Scarpa. Che bello ritrovare il profumo di viola e di rosa che ci aveva fatto innamorare di questo grande vino gioiello. E che sorpresa ritrovarlo in una versione dall’acidità tagliente, sincera, non addomesticata, con quel sorso che in gioventù è un po’ burbero, ma che negli anni va a trasformarsi in una carezza del palato che è di eleganza senza eguali. Con il bollito misto, fa matrimonio d’amore. Viva la Bogliona!