La famiglia Pellegrini in Val di Cembra produce i vini tradizionali del Trentino, con ottimi risultati

Coltivano la vite da generazioni, e ormai da più di un decennio hanno scelto di produrre vini. È la famiglia Pellegrini, veri ambasciatori della Valle di Cembra. È una viticoltura di montagna, in un terroir di grande bellezza, che si riflette nella bellissima cantina di Villa Corniole, scavata nella roccia porfirica. I vitigni coltivati sono quelli tradizionali: il müller thurgau in primis, lo chardonnay (base anche per l'ottimo metodo classico), il gewürztraminer. Ma hanno anche vigneti nella Piana Rotaliana. Qui c'è spazio per il teroldego (il “7 Pergole” è stato premiato tra i Vini Top Hundred), il pinot grigio, il lagrein. 

Fedeli al motto che “i grandi vini si fanno in vigna”, ma anche in linea con le (giuste) tendenze “green”, hanno scelto di affidarsi a metodologie a basso impatto ambientale: dall'inutilizzo dei diserbanti, all'irrigazione a goccia per risparmiare le risorse idriche, fino ai pannelli fotovoltaici di recente installazione.

Riassaggiando i loro vini, abbiamo ritrovato quell'eleganza che li contraddistingue. A partire dal Müller Thurgau Petramontis 2016, coltivato nella parte più in alto della Valle di Cembra, tra i 600 e gli oltre 800 metri d'altitudine. Che non ha nulla di stucchevole nei suoi profumi intensi di agrumi e frutta tropicale, sambuco e rosmarino. Anzi, è di una finezza ammirevole, che si ritrova nel sorso sapido e minerale, dall'acidità “montana”. 

Eleganza che si ritrova anche nel Pinot Grigio Ramato Petramontis 2016, coltivato a Mezzolombardo, nella Piana Rotaliana. Il vino affina in acciaio e in piccola parte in barriques. Scelta che si sente, nei profumi che hanno un che di vaniglia, che però non adombra la rilevanza fruttata. In bocca emerge la freschezza quasi sapida, per un sorso di notevole persistenza.

Non può mancare un Trentodoc. È il Salisa, blanc de blancs millesimato 2013, sboccato soltanto nel 2017. La lunga persistenza sui lieviti regala un perlage finissimo e persistente, e profumi intensi floreali, frutta gialla, e nocciola. Il sorso è di grande sapidità e freschezza, come deve essere un grande Trentodoc, ancor più se espressione della Val di Cembra.