Vendere carne e salumi on line poteva sembrare un azzardo, invece è risultata una scelta vincente. Gli esempi di due macellerie storiche italiane: Falaschi e Turba

Si può comprare la carne on line? Certamente sì. On line si può comprare di tutto, dai bottoni a un’isola. Figuriamoci se non si possono comprare due fiorentine o un salame.  La domanda giusta da porre è un’altra: comprereste mai la carne on line? Su questo le opinioni si dividono e i dubbi si fanno strada. La carne infatti rappresenta quasi un alimento tabù, che presuppone lo sguardo (il colore, la tipologia del pezzo, la grandezza, il banco) e la conoscenza del macellaio.  Eppure oggi siamo stati costretti a comprare on line, ma domani potrebbe diventare un’abitudine. Con un importante distinguo: comprare on line non significa semplicemente ordinare via mail e ricevere a casa quanto richiesto, ma trovarsi di fronte a un e-shop organizzato, con più metodi di pagamento, offerte diversificate e così via. Organizzare lo store on line in modo efficace significa spostare l’esperienza di bottega su una piattaforma smaterializzata. 

Per capire come questo sia possibile abbiamo preso in esame due casi per certi versi simili, perché in entrambi i casi si tratta di botteghe storiche, che hanno già attivato accanto all’attività di vendita carne e salumi un servizio di ristorazione, come attività a sé per quanto riguarda Turba di Melzo (Mi) e come vero e proprio “retrobottega” (nome scelto anche per il ristorante) per quanto riguarda Falaschi di San Miniato (Pi).  

“La vendita dei prodotti on line è cresciuta di circa il 20%” ci ha spiegato Donato Turba, con un’accelerata chiaramente legata all’emergenza Covid19. Una progressione che pur riducendosi con il venir meno del lockdown è, comunque, destinata a durare. Ne è convinto Turba, così come Andrea Falaschi, che a sua volta ha visto un incremento della sua proposta on line.  Due esempi che raccontano di due strategie diverse ed entrambe di successo.
turba-team.jpgPartiamo da Turba. Lui non ha un proprio shop on line e già aveva integrato nel suo sito la bottega aperta su Artimondo, lo shop on line di Artigiano in Fiera (attualmente il servizio di Artimondo è sospeso anche se presto ripartirà, per cui Donato Turba ha provveduto direttamente, pronto a tornare presto al sistema integrato precedente al Covid 19). Una scelta che da un lato gli ha permesso di ottimizzare la logistica e, dall’altro, di dare continuità alla sua attività fieristica che passa dalla partecipazione a manifestazioni di settore (come Golosaria) ad altre più generali (Artigiano in Fiera).
La sua community infatti è costituita per lo più da clienti che lo seguono sul territorio e che lui incontra personalmente, in fiera e nel suo ristorante.
macelleria-turbaok.jpgFalaschi ha il negozio in un ambito diverso. siamo nella campagna toscana, a San Miniato, e non alle porte di una grande città. La clientela è quella ridotta del borgo e, in buona parte, dei villeggianti e dei turisti che magari si fermano dopo aver fatto visita al suo locale. Una clientela nazionale e internazionale che si reca da lui e con cui bisogna mantenere vivo il rapporto. La strategia adottata è stata quella di costruire una community virtuale con una pagina Facebook e Instagram molto curata, mettere a punto un e-shop efficiente sul proprio sito e servirsi di un servizio di corriere all’altezza, vista la delicatezza della merce trasportata. 
esempio-falaschi.jpgC’è un elemento che ricorre in entrambi i casi: una forte personalizzazione. Un rapporto di fiducia costruito negli anni.
“L’importanza del nome è innegabile” - spiega Andrea Falaschi, perché la sua macelleria ha quasi un secolo - ma “un nome è anche una responsabilità: basta poco per distruggere quanto si è costruito”
Identico in entrambi i casi l’elemento del racconto. Turba, lo abbiamo visto spesso negli incontri pubblici, nei consigli alla clientela.
Il caso di Falaschi è interessante per la costruzione di una ben determinata identità digitale che racconta alla perfezione la sua realtà. “Sono quello della foto con il coltello in bocca” scherza. Segue direttamente i social, ha solo un grafico di riferimento. I suoi post contano centinaia di reazioni senza bisogno di sponsorizzazione, perché giocati su un rapporto diretto. Gli si parla come si farebbe con un amico o, meglio, con il proprio macellaio di fiducia. Diretto, semplice, mai affettato (e con i macellai su questo con si scherza) e cordiale allo stesso tempo.
falaschi-macellai.jpgChi compra on line, in entrambi i casi, compra da due persone e non da una piattaforma. Compra un prodotto ma anche una storia, costruita sì con il nome e il proprio percorso personale, ma anche con i riconoscimenti, le denominazioni, le certificazioni. La costruzione del racconto è determinante. Il cibo si conferma relazione, anche se in forme nuove rispetto a quelle canoniche. 

“Nel film Indiana Jones e l’ultima crociata Harrison Ford deve attraversare un ponte che a occhio nudo non si vede perché è mimetizzato, però è già lì. Bisogna solamente crederci, anche se ancora non sappiamo che forma abbia” dice Andrea. Il delivery che oggi è una necessità domani potrebbe essere la normalità per molti che torneranno ad apprezzare ancora di più la propria abitazione, la comodità e il risparmio di certe formule. 

P.S. e in fondo al ponte di Indiana Jones, c’era il Santo Graal