Si chiama il Gramsci e sta a Torino la nuova avventura dello chef Nicola Di Tarsia
Il ritorno di “Nico” sulla scena torinese è una notizia che farà felici molti appassionati rimasti orfani, negli anni, del "suo" spaghetto, fin dai tempi in cui lo si poteva assaggiare al mitico Berbel, dietro piazza Statuto. Oggi Nicola Di Tarsia è al timone del Gramsci, storico locale del centro che, dopo diversi cambi di gestione, sembra finalmente aver ritrovato equilibrio, personalità e soprattutto una direzione precisa.
Appena entrati, l’ambiente si presenta subito di una eleganza composta ma senza rigidità. Dopo la prima sala con il bancone bar, si entra nella seconda saletta, raccolta e piacevole: sei tavoli rotondi ben spaziati, due più grandi, gli altri da coppia, con un divanetto laterale dove stasera ci accomodiamo anche noi. Tovagliato beige chiaro, pavimento nero, pareti su toni panna e sabbia, luce morbida e una musica di sottofondo presente ma mai invasiva. Sul retro, ancora una terza sala più appartata, immediatamente prima della cucina.
La nostra cena di un tranquillo mercoledì di fine maggio inizia con due appetizer, gentilmente offerti, che raccontano subito mano e sensibilità della cucina. Lo sgombro in carpione (vedi foto sopra) è centrato alla perfezione: acidità calibrata, pesce ancora carnoso, nessuna aggressività inutile. Ma è il secondo a colpire davvero: un assaggio di minestra asciutta con pane, fave, peperone e pata negra. Un piatto straordinario, dove ogni elemento si sposa perfettamente con gli altri senza mai sovrastarli ma mantenendo il suo proprio sapore, in un equilibrio che raramente si incontra in preparazioni apparentemente così semplici.
L’antipasto scelto da noi per iniziare è una ulteriore conferma: crudo di ricciola con pomodori, mozzarella di bufala e acciughe di Sciacca. Grande piatto, anzi grandissimo. Costruito nel minimo dettaglio, con ingredienti che non si annullano mai a vicenda ma mantengono ciascuno il proprio carattere dentro un insieme freschissimo e perfettamente armonico. La dolcezza lattica della bufala, la sapidità netta dell’acciuga, la pulizia della ricciola: tutto si tiene senza una sbavatura. Uno di quei piatti che, da soli, potrebbero risolvere una cena in una calda serata estiva.
E poi finalmente arriva lui, l'attesissimo spaghetto di Nico. Quello di sempre, come ben ce lo ricordavamo e, forse, ancor meglio di sempre. Aglio, olio, peperoncino e astice in una fusione magistrale, cremosa senza esserlo davvero, potente ma elegantissima. Un piatto ormai iconico della cucina di Di Tarsia, talmente personale e riconoscibile che ogni commento rischia quasi di essere superfluo. Resta soltanto il piacere puro di ritrovarlo nella sua capacità di emozionare.
Il servizio accompagna molto bene tutta la cena: accoglienza sorridente all’ingresso, modi cordiali e attenzione professionale, con cambio posate a ogni piatto e tempi sempre corretti. Buoni anche il pane e i grissini rubatà. Meno convincente, invece, a nostro parere, il burro salato, che amiamo senza mantecatura.
Secondo piatto della tradizione, un orecchio di elefante “per intenditori”: enorme, senza compromessi, senza quegli adattamenti a un gusto sempre più omologato né rivisitazioni come vuole la moda del momento. Qui si va dritti al punto. La panatura è fatta con taralli sbriciolati – “non abbiamo mai pane avanzato e preferiamo evitare quello industriale”, ci spiegherà poi Nico – e regala una croccantezza rustica e saporita molto riuscita. Accanto, patatine fritte anche loro "vere", asciutte e croccanti.
Il dessert finale è una di quelle golosità sorprendenti a cui semplicemente non si può resistere: il gelato al fiordilatte “Il Gramsci”, prodotto in casa, con i suoi accompagnamenti: ganache al cioccolato, caramello al Grand Marnier e arancia, crumble di paste di meliga – che già da soli potrebbero essere considerati piccoli dessert autonomi. Il gelato, anche lui assaggiato da solo, vale il viaggio; il caramello al Grand Marnier è addirittura superlativo. Ma è l’insieme l’aspetto più riuscito: un’invenzione divertente, golosa, intelligentemente costruita, valorizzata anche da una mise en place quasi teatrale.
Chiusura con caffè e piccola pasticceria.
Carta dei vini discretamente ampia che, accanto all'intera gamma della Cantina Damilano, offre numerose altre etichette sia italiane che straniere, soprattutto francesi. Molto apprezzabile la presenza di mezze bottiglie e di una ragionata scelta al bicchiere.
E il conto finale? Nella media torinese, senza particolari esagerazioni. (visitato il 19/05/2026)
Il Gramsci
Via Antonio Gramsci, 12/a
Torino
Tel. 011540635
Foto d'apertura da pagina Facebook Nicola Di Tarsia
