In una frazione di Dolegna del Collio nascono i vini del cavalier Stevanato

Per capire chi è il cavalier Sergio Stevanato, a capo di una multinazionale del vetro con sede a Piombino Dese (Padova), bisogna andare nel giardini dei Flinstones a Dolegna del Collio. Il nome del giardino è inventato e la località non esiste, ma nella frazione Scriò, dove il cavaliere ha creato l’azienda agricola Stella, c’è uno spazio aperto fra i vigneti, i prati e il bosco, con tre grandi tavoli di pietra antica che hanno un significato profondo, se pensi che su questi terreni di marne calcaree un tempo abitava il mare. E a lui piace invitare lì i suoi amici, dopo aver fatto un giro fra i crinali delle colline, dove ci sono i vigneti, ad anfiteatro, che danno origine ai suoi vini: la Ribolla, il Friulano e una Malvasia, oltre a due brut che stanno piacendo molto: una Ribolla Pas Dosè e Brut e l’apice del Pas Dosè Tanni, da uve 100% chardonnay, la cui cuvée sta 48 mesi a contatto coi lieviti. Finissimo, elegante.

L’enologo che segue l’azienda è un personaggio, Alberto Faggiani, che ha visto crescere le aziende famose di questa area del Collio. Ma la nuova avventura è per lui un motivo di rimessa in moto delle sue conoscenze, tant’è che lo spumante gli ha aperto nuovi scenari.
Mi colpisce l’eleganza della Ribolla, la nota di basilico, ma poi la mineralità. E quando glielo dico, lui risponde: «è la “ponca”», ossia il terreno di marna friabile e selvaggio di questo affascinante territorio, che sta a cavallo fra l’Italia e la Slovenia. Nel sogno del Cavaliere c’è anche un vino rosso, che forse presto vedrà la luce, ovviamente con uve autoctone, che qui sono il pignolo e il refosco.

Angelo Boneschi, che dà una mano alla parte commerciale dell’azienda, l’ho conosciuto come food scout. Quindi come un uomo che sprizza passione quando incontra qualcosa di buono, fosse un salame o un vino. E lui ha ispirato un libro “7 soste sulla strada della passione” dedicato a sette personaggi che Luigi Veronelli avrebbe definito “Angeli Matti”. Uno di questi è Sergio Stevanato, di cui l’autore Valerio Bergamini dice: «Quando pensa al suo vino fa esattamente il contrario di quello che fa quando è seduto alla sua scrivania: aspetta... Perché fare il vino è come cercare l'acqua pura, si va alla fonte... La sua vigna è su uno dei punti più alti del Collio... L’intero progetto che lui ha in mente parte proprio dalla delimitazione di un perfetto quadro ambientale in cui è importante anche la cornice».

Ora, sono tanti gli imprenditori che in questi ultimi vent’anni si sono cimentati col vino. Più o meno con risultati soddisfacenti. C’è chi paga l’enologo di grido, che alla fine gli fa un vino sartoriale, talvolta senza anima. E chi si impasta, vuole capire e magari dire la sua. E così anche i figli Marco e Franco, che ho conosciuto, e che sono al lavoro con lui. Il cavalier Stevanato guarda il mondo del vino dalla finestra, anche se talvolta scende, e io l’ho incontrato a Vinitaly, dopo gli assaggi di altre cantine.
Un giorno mi ha detto che il mondo del vino gli sta insegnando molto, perché è difficilissimo vendere una bottiglia. E il suo sogno è di portarlo in Giappone: ha tutte le carte in regola per arrivarci, anche se spesso bisogna pagare lo scotto di fare la fila dietro le griffe celebri, riconosciute a livello internazionale. Ma ci arriverà.
Però mi ha colpito leggere questa storia di 10 anni della Tenuta Stella: un enologo che si rimette in gioco, un territorio che viene ridisegnato da quei filari perfetti, un Friuli del vino che parla di eleganza, di finezza, di autenticità del vitigno, dopo le ubriacature tecnologiche del passato, che hanno penalizzato una leadership naturale di questa regione per i vini bianchi.

I vini del cavalier Stevanato sono l’esaltazione della purezza del vitigno, perché anche la sua inclinazione gastronomica è semplice: ama la sopressa, la sua pizzeria preferita è quella di Lello Ravagnan della pizzeria Grigoris di Mestre, la pasticceria del cuore è a San Giorgio delle Pertiche dove Lucca Canterin fa dei lievitati spaziali con le farine del Mulino Quaglia macinate a pietra. Tutti questi si sono ritrovati a Golosaria Padova, a fine maggio. E mi ha commosso (proprio come qualcosa che si muove) vedere che la qualità si incontra, si impasta, diventa storia. Una nuova storia italiana.