Un sorprendente autoctono in purezza (insieme al magliocco) per i vini di Tenuta Paese

La Sila è una delle ultime terre selvagge d’Europa, oggi tutelata anche da un grande Parco Naturale. E’ bosco, piante, corsi d’acqua e animali selvatici, come il celebre lupo della Sila. Un altopiano granitico, con alle spalle una grande storia di agricoltura e davanti un futuro nella viticoltura (almeno ad assaggiare alcuni dei vini che qui vengono prodotti).

L’ultimo nostro assaggio riguarda i vini di Tenuta Paese (c.da San Paolo) di Donnici inferiore (Cs), azienda giovane (l’acquisto dei vigneti è del 2005, le prime bottiglie del 2012) ma con un passato di lungo corso in queste terre. A metà Ottocento infatti  Francesco Paese fece fortuna attraverso la coltura della patata, l’allevamento bovino della razza autoctona Calabrese, la podolica, e grazie soprattutto alla vendita degli imponenti tronchi di Pino Laricio che caratterizza le foreste silane. La sua attività venne portata avanti dalle generazioni successive fino all’ultima, dei fratelli Vincenzo, Ercole ed Aldo, che dieci anni fa decisero di puntare sul vino. Attualmente vinificano non più del 20% di quanto prodotto nei loro 15 ettari. La scelta è stata fin da subito quella di puntare sui vitigni che più caratterizzano il territorio: il magliocco, per i rossi e i rosati, e il pecorello, per il bianchi.

Il Terre di Cosenza Guzzolini 2013 è ottenuto da uve magliocco in purezza, che dopo dieci giorni di macerazione sulle bucce conclude la vinificazione in acciaio a cui segue un lungo affinamento in vetro. Si presenta di colore granato vivo. Al naso ha tutta la freschezza della ciliegia, mentre in bocca mostra un tannino ben delineato, giusta acidità e corpo. La versione rosato, ovvero il Calabria Campi Dominici 2015, parte dalle medesime uve di magliocco, ma con una macerazione sulle bucce molto più breve (circa un’ora e mezza) tuttavia sufficiente per conferirgli un bel colore rosato, brillante quando è attraversato dalla luce. Al naso merita un’attenzione supplementare: dapprima infatti è netta la fragolina di bosco che lascia, però, spazio in fretta a una nota aromatica (menta) molto interessante. In bocca è fresco, minerale, solo leggermente evanescente.

La vera sorpresa, per completezza, è da ricercare però nel bianco Calabria Sacra Vigna 2015 da uve pecorello. Di colore giallo paglierino con riflessi dorati, al naso è molto fine con le note floreali predominanti rispetto a quelle agrumate, mediterraneo. In bocca è secco, fresco, si avverte con piacere la sapidità in un sorso comunque equilibrato, rotondo. Una bella espressione di un vitigno poco conosciuto ma che sembra aver molto da offrire alla viticoltura calabrese. A Paolo Massobrio è piaciuto soprattutto per la sapidità che si esprime sul fondo. Un bianco piuttosto unico.