Sono stato a Siena, per due giorni a festeggiare i vent’anni dell’Associazione Nazionale Città dell’Olio. Mi hanno invitato a parlare al convegno di venerdì e anche a presentare il mio Golosario, che pure ha compiuto venti anni. Come l’autore del Mangiarozzo, Carlo Cambi, con cui abbiamo fatto un incontro memorabile, decisamente alto nelle nostre riflessioni. E mi ha colpito la stima di Carlo, ma anche il suo lavoro per quella guida di 1000 pagine che ha 10 anni e dove ha citato una serie di locali, a me sconosciuti, ma interessanti. Mi comprerò la guida. In quanto alle Città dell’olio la riflessione che ho fatto è che questi elementi additati spesso come carrozzoni di iniziative, in realtà sono dei moltiplicatori di opportunità. Lanciano progetti, li realizzano, mentre lo Stato smantella i livelli intermedi e uccide proprio l’occasione di espressione di queste aggregazioni.

Per questo motivo hanno chiesto, insieme alle Città del Vino, il riconoscimento di “aggregazioni di identità” all’Unione Europea. Una cosa che non c’è in Italia, ma che tiene vivo il valore dei Comuni. In questi due giorni a Siena, tutti i negozi proponevano in vetrina l’olio extravergine di oliva. Un prodotto da primato per l’Italia, che tuttavia rischia di sparire grazie all’attenzione di paesi come l’India o il Cile. Un grido di allarme. Che rischia di finire nell’indifferenza, come tanti. Quanti bambini con l’acqua sporca si stanno gettando via, in nome di una legge di stabilità che in verità destabilizza?