Nel solco dei grandi dell’accoglienza italiana Giacomo Verdelli fa vivere agli ospiti un’esperienza memorabile

GattiMassobrio alla mano è una goduria andare alla scoperta dei territori. Con la nuova guida, assicurata, la gioia di conoscere bellezze paesaggistiche e d’arte in molti casi poco valorizzate del nostro paese. E certa, l’emozione di incontrare grandi personaggi che fanno la storia del gusto italiano (poco noti e non celebrati come meriterebbero, solo perché le guide, ahinoi, da tempo si accontentano di parlare sempre e solo dei soliti dieci).

Tra le mete auree della nostra predilezione, Pizzighettone, angolo d’Italia di fascino senza eguali, dove occhi e cuore son conquistati dall’Adda che scorre gioioso, dalla Torre del Guado che, maestosa e imponente, vi dà il benvenuto appena al di là del ponte, dallo splendore della sua cerchia muraria tra le meglio conservate di Lombardia, da quel gioiello che oggi si cerca di salvare grazie alla generosità di tutti che è San Bassiano.

Ebbene proprio di fronte a questo tesoro di fede, e di fianco al Comune, sotto a un elegante, antico, porticato, l’altra perla di Pizzighettone, Da Giacomo (piazza Municipio, 2 – tel. 0372730260). È il regno di Giacomo Verdelli, istrionico patron dalla passione smisurata e dalla simpatia contagiosa (nel nome il destino?, visto che si chiama Giacomo, come “Big Jack” Bologna?), cresciuto tra Samboseto&Maleo, ossia alla scuola di Cantarelli&Colombani, vale a dire dei giganti per cui l’Italia del gusto “s’è desta”. Ebbene una sosta qui, vuol dire rivedere in lui la stoffa e il carisma di quei grandi, significa rivivere le atmosfere che si vivevano in quei luoghi diventati mitici, è sinonimo di gusto della vita. Poiché come avrete capito, questa è meta imperdibile, un buon motivo per venirci subito potrà essere la XXIII edizione del “Fasulìn de l’öc cun le cudeghe” (www.fasulin.com) , la festa che il 7 e l’8 novembre a Pizzighettone celebrerà il piatto simbolo della città, i fagiolini dall’occhio con le cotenne. Detto che qui troverete una cantina da favola, che farà toccare il cielo con un dito ai più appassionati. Avrete solo da decidere se stappare una bottiglia memorabile, approfittando anche della profondità di millesimi non comune. Oppure se provare qualche novità, affidandovi a Giacomo, orientandovi su uno dei vini da lui scoperti dall’eccellente rapporto qualità prezzo.

Dal menu, pensato con l’ottimo chef Francesco Cremonesi, che firma una cucina stragolosa, sarete felici con polenta “corvina” con misto di funghi, poi con le interpretazioni della gloria locale, ossia “Fasulìn de l’öc cun le cudeghe”, appunto, o succulenta testina di vitello e fasulìn de l’öc, quindi strepitosi tortelli ripieni con mais corvino ricotta caprina e chiodini nostrani su fonduta di salva cremasco, scamoncino di vitello brasato, spuma di torrone e cioccolato caldo.

Perla finale? Qui il conto è di rara moderazione e per tutte le tasche! Corona radiosa!