Nel 2020 si è registrata una crescita senza precedenti degli acquisti e del consumo del burro

Mentre in Francia parlano di strane svolte vegane, in Italia il burro spacca. Secondo i dati di Assolatte, l'associazione che rappresenta e tutela le industrie attive in Italia nel settore lattiero caseario operando a livello locale, nazionale e comunitario presso tutti gli Organismi e le Istituzioni competenti, nel corso dell'infausto anno 2020, si è registrata una crescita senza precedenti degli acquisti e del consumo di BURRO.

Si tratta addirittura, alla luce dei dati degli anni precedenti, di una clamorosa inversione di tendenza rispetto alla crisi commerciale di cui era soggetto questo alimento che nel secolo dei millenni – dagli antichi Romani al Medioevo, dal Rinascimento all'età barocca e all'era moderna – è sempre stato al centro dell'alimentazione quotidiana di una parte consistente della nostra popolazione.

Ma veniamo ai numeri che contano: da ottobre 2019 a ottobre 2020 il mercato del burro nella GDO ha registrato un +13,8% in volume e un +9,1% in valore, e ha visto crescere del 13% la frequenza d’acquisto. Sono state infatti oltre 20 milioni, le famiglie che almeno una volta hanno acquistato il burro, facendo raggiungere una penetrazione nei mercati nazionali di + 82%. Ciò ha consentito di raggiungere un fatturato totale di vendite di burro per oltre 430 milioni di euro, attorno ad una produzione che nel 2020 si è attestata su 49,2 milioni di kg.

Ulteriore dato importante, le vendite si sono spalmate in maniera trasversale in ogni regione d'Italia – senza alcuna distinzione tra nord, centro e sud – e in tutti i tradizionali canali di distribuzione – Gdo, Supermercati, negozi – che si dividono quasi equamente le percentuali di vendita, con una leggera prevalenza dei Supermercati.

Ma non è tutto. A sancire questa scelta qualitativa da parte dei consumatori, ecco i dati che rivelano che a crescere non sono state in modo particolare le produzioni di nicchia – come il burro senza lattosio e quello biologico – ma, anzi, a registrare il maggior tasso di crescita nelle vendite è stato proprio il burro tradizionale con un +14,2% a volume ed un +9,1% a valore annui, e continua a rappresentare il 93,4% delle quantità comprate e il 91,3% della cifra spesa per gli acquisti domestici di burro. La parte restante della produzione italiana (circa il 7%), oltre ai sopracitati burro senza lattosio e biologico – contempla quello centrifugato, salato, chiarificato, di montagna, capra, di bufala.

Fonte: Assolatte