A Vinitaly 2019, dalla realtà più rappresentativa del Chianti Classico, la presentazione di Colledilà, Roncicone, CeniPrimo, tre Cru di straordinaria classe

Quando il Sangiovese è un capolavoro. Ovvero, dei tre Cru di Francesco Ricasoli. È stata una degustazione di quelle che si ricordano, anche per chi, come noi, di assaggi, e di pregio, in un anno, ne fa centinaia. Occasione, un assaggio in anteprima, del trio di eccellenze che l’azienda vitivinicola più rappresentativa del Chianti Classico, Ricasoli, appunto, presenterà a Vinitaly 2019.

A chi non dovesse avere famigliarità con vini e storia, ricordiamo che la famiglia Ricasoli è legata al vino sin dal 1141 (come risulta da testimonianze scritte risalenti all’epoca, che documentano la proprietà del Castello di Brolio da parte del nobile casato) e figura già tra i nobili dignitari feudali dell’Impero di Carlo Magno. Se il profilo del Castello di Brolio ha accompagnato le generazioni del casato sin dal 1200 passando attraverso le eterne battaglie con Siena, fino all’unità d’Italia, la “storia moderna” della famiglia si lega al Chianti Classico con Bettino Ricasoli, il “Barone di ferro” che ha ricoperto la carica di Presidente del Consiglio dei Ministri per due mandati nell’Italia unita del dopo Cavour, e ha legato il suo nome per sempre al sommo vino toscano. Dopo anni difficili, nel 1993, c’è stata una svolta, con l’arrivo alla guida di Francesco Ricasoli, che, da imprenditore illuminato e lungimirante qual è, impostando il nuovo corso su idee e nuovi concetti per vivere i vigneti in modo sostenibile, ha avviato quel processo di rilancio formidabile, di cui, dopo anni di duro lavoro, ora si iniziano a vedere i frutti. Tappe fondamentali del percorso che ha portato a questi risultati, lo studio dei suoli e la selezione clonale dei Sangiovese delle tenute di proprietà. Soprattutto, nel 2008, la zonazione in collaborazione con il CRA – Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura – che, avendo consentito di studiare a fondo i terreni dei vigneti, si è rivelata essenziale per scoprire, nei tre anni di studio, le loro varie caratteristiche e i perché delle loro differenze, ed è stata la premessa indispensabile degli sforzi che hanno favorito la nascita dei tre cru Colledilà, Roncicone, CeniPrimo, un trio di grandi rossi (da tre vigne, e con tre etichette distintive che si ispirano a dettagli del grande albero genealogico del 1584) che, per la gioia di esperti, operatori del settore e winelovers, saranno presentati al prossimo Vinitaly, a Verona. Detto che tutti e tre, che si fregiano della Gran Selezione, hanno classe a non finire, il nostro suggerimento è, se possibile, di degustarli insieme, al fine di poter apprezzare quel timbro unico che accompagna ciascuno, provando l’emozione che viene dallo scoprire le diverse sfumature delle loro differenti personalità. Perché se Roncicone – che nasce da un suolo costituito da depositi marini di origine pliocenica, con presenza di depositi sabbiosi e pietre levigate dal mare, e in profondità argilla – si distingue per freschezza floreale, speziatura, ma soprattutto acidità, spiccata mineralità e trama tannica fitta, rivelando un carattere da Chianti Classico d’antan, di quelli che da decenni non ci sono più e che appassionati ed intenditori saranno entusiasti di ritrovare. CeniPrimo – dall’omonimo vigneto, il più piccolo dei tre, di appena 6 ettari, posto a 300 metri sul livello del mare, con esposizione Sud-Ovest e che giace sulla grande vallata del fiume Arbia, nella parte più a Sud della proprietà – si segnala invece per la buona intensità olfattiva, con profumi di viola e frutta fresca, sorso di buon corpo, contenuto tannico elegante e sentori balsamici come retrogusto. Mentre il Colledilà – che nasce del vigneto omonimo di 7 ettari, posto a 390 metri sul livello del mare, con esposizione Sud-Est, sulla formazione geologica del Monte Morello, conosciuto anche come Alberese e quindi con un suolo argilloso calcareo, molto pietroso, ricco in carbonato di calcio e povero in sostanza organica – nel bicchiere ha naso complesso, eleganza suggestiva, profumi di viola mammola, giaggiolo, note di frutta rossa matura e prugna, quindi fine speziatura con sentori di pepe, note di cioccolato bianco, mentre al palato ha ingresso morbido, che svela un tannino dolce, sebbene la struttura sia importante, con un sorso che si sviluppa armonico e di notevole persistenza.
Tre vini dalla personalità molto diversa, che nascono all’interno di un unico territorio, e che grazie alle molteplici varietà di suoli, altitudini e microclimi, declinano in modo affascinante il vero volto del terroir di Brolio. Con Francesco Ricasoli, è iniziato un nuovo, entusiasmante, capitolo, di una storia millenaria. L’avventura continua!