Uno studio individua 19 sottozone, solo per la denominazione Conegliano Valdobbiadene, a dimostrazione che ci troviamo di fronte a un grande vino con mille sfaccettature

“Il Prosecco, in ogni caso, è un mondo che bisogna conoscere, evitando di fare di tutta un’erba un fascio” scrive questa mattina Paolo Massobrio sulla Stampa presentando le diverse declinazioni che si possono scoprire già all’interno dei vitigni di una grande realtà cooperativa come Viticoltori Ponte con oltre 2.500 ettari distribuiti su un territorio che dalle pendici del Montello, massiccio montuoso del Trevigiano, seguendo il percorso del fiume Piave, si dipana fino alla sua foce tra Eraclea e Jesolo, a nord-est di Venezia. 

Un’affermazione che acquista un ulteriore valore a fronte della presentazione, avvenuta sempre oggi, del volume I Terroirs del Conegliano Valdobbiadene Prosecco. Studio sull’origine della qualità nelle Colline Patrimonio Unesco. Un lavoro, spiega Innocente Nardi, Presidente del Consorzio di Tutela, che scardina - finalmente - il pregiudizio secondo cui a fare il Prosecco fosse solo il vitigno puntando invece l’attenzione sui terroir, nella sua complessa interazione tra lavoro dell’uomo, morfologia del territorio e paesaggio. L’intero studio, condotto dai ricercatori Diego Tomasi e Federica Gaiotti si basa infatti su esperienze, sperimentazioni, misurazioni, ma anche tradizioni e fattori materiali e umani che contribuiscono in modo determinante alla qualità dell’uva e del vino. 

Addio prosecco, è iniziata l’era dei Prosecchi Grazie a questo studio il territorio della Docg Conegliano Valdobbiadene diventa uno dei più scandagliati e analizzati nel panorama vitivinicolo italiano. Una scelta ancor più importante a fronte del riconoscimento Unesco che ha ha focalizzato proprio gli aspetti del connubio tra presenza umana e paesaggio vitato. 

Il mondo del Prosecco sta iniziando un percorso di autoriconoscimento - potremmo definirlo autocoscienza - come mai avvenuto prima d’ora, che scardina la concezione delle bollicine generiche per introdurre al vino di territorio, alle sottozone e alle sue tante sfaccettature. Lontani anni luce da quell’utilizzo del nome “prosecco” quasi fosse un aggettivo sinonimo di ”frizzante”.

Addio prosecco, è iniziata l’era dei Prosecchi.