A Tolentino, la famiglia Brachetti Peretti produce vini internazionali. Ma non solo

Vino e nobiltà sono andate spesso a braccetto: basti pensare alla nascita del Barolo. Anche le Marche hanno una nobile casata impegnata tra le vigne: è la famiglia Brachetti Peretti, antica dinastia marchigiana, proveniente dal Veneto, le cui origini risalgono all’anno 1200. A capo della famiglia il conte Aldo Maria, che firma uno dei vini più celebrati, ossia il Pollenza, un rosso dal taglio internazionale, che nasce nell'omonima tenuta, a circa 25 chilometri dal mare e 35 dai monti Sibillini, nel comune di Tolentino.

Sono 230 gli ettari della tenuta, di cui 70 destinati a vigneto: molti dei quali coltivati con vitigni internazionali (cabernet sauvignon, cabernet franc, merlot, pinot noir, petit verdot, syrah, sauvignon blanc), oltre che vitigni nostrani come il trebbiano, il montepulciano, il sangiovese e il maceratino. Proprio da quest'ultimo vitigno a bacca bianca, di probabile origine greca, con parentele con il verdicchio e lo stesso greco, nasce il Pollenza Angera 2013 (13500 bottiglie prodotte). Breve macerazione, lieviti indigeni, maturazione per 6 mesi in vasche di cemento sulle fecce fini: dopo questa lavorazione il vino – 100% uve maceratino – arriva nel bicchiere col suo bel colore giallo paglierino carico. Il profumo è intenso, e abbastanza complesso, con frutta in predominanza (albicocca, ananas) e note officinali e di ginestra. Il sorso poi si allarga in bocca, con buona struttura e grassezza, pulito e piacevolmente sapido. La persistenza è buona, con richiami all'albicocca. Una piacevole scoperta, da abbinare a un piatto di crostacei, ma anche ad un formaggio, come una toma di media stagionatura.

Il vino bandiera di questa cantina, però, è di certo il Pollenza, che Paolo Massobrio ha raccontato un paio di anni fa sulla Stampa, dopo gli assaggi anno dopo anno, fin dagli esordi (2001). È un uvaggio da vitigni internazionali (60% cabernet sauvignon, 20% merlot, 15% cabernet franc e 5% petit verdot), già Top Hundred del Golosario. Ora, abbiamo assaggiato il 2011, frutto di un'annata calda e una vendemmia leggermente anticipata. Questo vino, dopo una macerazione sulle bucce per 20 giorni, e la maturazione in barriques e tonneaux nuovi per 14 mesi, affina in bottiglia per 24 mesi. Nel bicchiere, il fluido è rosso rubino fitto, impenetrabile. Al primo impatto presenta una grande spinta olfattiva, forse più potente che complessa. Predomina la frutta rossa matura (frutti di bosco, prugna), affiancata da una nota balsamica e un piacevole tabacco. In bocca colpisce per i tannini eleganti, per l'alcol sotto controllo (fa 14,5%, ma la struttura importante li tiene a bada) e una rotondità vellutata, sostenuta comunque da buona acidità. Lungo il finale, dalle note vanigliate e burrose di barrique. È un rosso importante, da meditazione.