Stamane è un giorno speciale: a Magenta si radunano gli Stati generali del Club di Papillon, l’associazione di consumatori fondata 23 anni fa ad Alessandria e in poco tempo divenuto un movimento di attenzione al gusto, con 50 gruppi in Italia e 6.000 soci. All’inizio dell’anno, da sempre, ci si ritrova con i Delegati dei Club di Papillon di tutta Italia, per fare il punto della situazione, ridirci le ragioni di un’impegno, pianificare le iniziative che vogliono andare nella direzione di conoscere e di dar luce a un mondo di lavoro, passione e gusto che altrimenti non emergerebbe.
Per aderire a Papillon la quota di iscrizione annua è di 60 euro, e permette una serie di benefit.

Ma non è per quello che uno si iscrive a Papillon. E perché allora? Provo a dirlo con una serie di messaggi che mi sono arrivati.

Mi scrive Carlo Luigi Vico: “Ho iniziato a leggere Papillon a metà anni '90 e dopo l'alluvione ricordo uno splendido editoriale "Anche questo un giorno farà piacere ricordare". Sono tuttora appassionato di ristoranti e mangiare e bere bene. Complimenti sempre per la splendida attività”.
Carla Mongioie sollecita: “Quando arriva La Circolare? (è il giornale riservato ai soci di Papillon, ndr). Ogni volta che la ricevo la leggo e la rileggo e sembra anche a me di incontrare tutte quelle persone che lei conosce su e giù per l’Italia, con le loro storie personali, i loro prodotti. La leggo e la rileggo anche per gli spunti di riflessione, che fanno pensare. E sempre ti danno un po’ l’idea che il mondo sia migliore di quanto pensiamo”.
Franco P. mi dice: “Più si va avanti con questa crisi, più si cerca dove tagliare, per far tornare i conti. Ma la quota del 2015 per aderire a Papillon sarà l’ultima cosa che taglierò. Voi mi avete scoperto, mi avete fatto conoscere, senza che vi chiedessi nulla. Mi avete dato orgoglio, mi avete fatto sentire come uno che fa parte di qualcosa di importante e io non lo pensavo. Sono venuto a Golosaria e ho sentito un clima che mi ha fatto sperare, mi ha dato idee per continuare. Come potrei abbandonare una cosa così?”.
Augusto: “Sono un ragazzo di vent’anni che ha scoperto l’associazione durante un pranzo nel Monferrato, nel corso del quale, insieme ad altri amici della mia età, ho avuto l’occasione di scoprire quel che fate e mi sono trovato d’accordo sulla necessità espressa nel video di presentazione del Club di riscoprire la bellezza e il gusto nella nostra vita e specialmente nel quotidiano”.

Da un’amica giapponese: “Sono Motoko Iwasaki, giapponese e residente a Sordevolo. In questi anni è cresciuto il desiderio di ringraziarla di persona per molte cose. Prima di tutto perché Lei ha sempre dato un grande incoraggiamento a chi lotta per salvaguardare la tradizione e la cultura contadina, e alcuni di questi sono anche miei carissimi amici.
Nell’inverno, forse nel 2006, quando sono andata a trovare Lino Maga a Broni insieme a mio marito, lui ci fece leggere l’invito ricevuto da lei alla premiazione come uno dei 12 padri del vino italiano. È un uomo che sempre lotta ma forse, negli ultimi anni, senza Luigi Veronelli e Gianni Brera, è un po’ rimasto da solo. Mi ricordo ancora il volto di Lino pieno di gioia.? Lui ci ha chiesto se potevamo accompagnarlo a Milano. Forse quello è stato uno dei rarissimi casi in cui Lino ha lasciato la sua bottega di Broni. È stato anche per noi un bellissimo ricordo.
Il Sig. Bongiovanni ha raccontato a un gruppo di giornalisti giapponesi la sua storia del cardo gobbo. Quando iniziò a coltivare i suoi cardi gobbi è stato lei, come Club Papillon, a organizzare un evento promozionale insieme a lui. Per noi i suoi cardi gobbi e le sue verdure sono indispensabili per fare la bagna cauda. Al giorno della bagna mio marito parte da Biella alle 5 di mattina per andare a prenderli a Nizza Monferrato e ritorna a portarmi le verdure da preparare prima di essere al suo ufficio alle 8:30. Tutti dicono che è matto, ma secondo noi ne vale la pena.
Poi il mio Padre Cesare ci ha raccontato di quando ha cominciato a produrre le marmellate e Lei ne ha scritto per promozione. Da quando sono arrivata qui a vivere ogni anno mio marito, mi porta al Monastero di Pra ‘d Mill alla vigilia di Natale per tenermi distante dal consumismo. All’inizio ci andavo un po’ perché mi costringeva mio marito, ma ora ci vado perché è diventato molto importante per me. Amo il silenzio di quel posto e le loro marmellate mi fanno tenerezza quando le apro alla colazione. In Italia ce ne sono migliaia di giapponesi che ci vivono per amore di questo paese.
Ma ritengo che saranno pochi i fortunati come me ad aver conosciuto così tante persone magnifiche e che mi hanno aiutato a integrarmi alla vita italiana, senza perdere l’armonia dello spirito giapponese. Amo soprattutto dove abito e andare a trovare i margari della montagna biellese: il loro burro e il loro formaggio sanno di vita; è la mia passione. Ho girato tutto il Piemonte a conoscere piccoli produttori di eccellenza. E devo dire che ovunque io vada, trovo la Sua traccia, del suo grande impegno a sostenere questi produttori con umanità. Vuol dire che Lei ha girato veramente tutto il Piemonte prima di tutti gli altri. Poi la Sua umanità traspare anche nei commenti delle sue guide: forse per questo, quando devo coordinare le visite per i giornalisti giapponesi, il mio primo informatore è Lei.”

Questo Lei che Motoko mi regala con la maiuscolo e in verità un Noi. Fare ed essere di Papillon vuol dire esattamente questo: mettere in moto un mondo, attivare rapporti, credere che la civiltà si costruisce anche così, sostenendo un mondo vero, di persone, di gusto, di anima. Per questo merita essere di Papillon, contribuire come è possibile a far girare ciò muove ciascuno di noi, nella passione verso il bello e il buono. Non ci fosse tutto questo – ma me ne sono reso conto solo dopo aver ricevuto queste e tante altre lettere – tutto sarebbe più povero e sciapo. Vi aspetto tutti: aderite a Papillon.