Sosta in un paese eroico all’ombra del castello
Ci sono andato apposta e non mi sono affatto pentito, nonostante il viaggio impegnativo (uscita a Ceva sulla Torino-Savona, poi direzione Garessio e Ormea e svolta a sinistra verso Albenga). Anzi il bello sta proprio nell'attraversare borghi e paesi che sono la passione per ciclisti e motociclisti, che un sabato di fine giugno transitavano su dislivelli impegnativi. Ma c’è il silenzio di questa natura selvaggia che unisce il Piemonte con la Liguria.
Quando arrivo a Caprauna, faccio una foto al cartello autostradale, in onore della mitica rapa color chiaro, che ha sublimato più di una volta la mia bagnacauda. Il paese seguente è quello della mia meta: Alto. Il nome appare già tra il XIII e il XIV secolo e indica una zona montana dedita a pascoli, ma soprattutto sta a significare la posizione elevata che domina la Val Pennavaira.
E qui non poteva mancare il castello, attribuito ai conti Cepollini di Alto e Caprauna. Fu costruito nel 1320 perché la posizione era strategica per controllare la Riviera di Albenga e la Valle Tanaro.
Ebbene, all’ombra del castello e della chiesa, si affaccia l’Osteria del Castello, con un ampio spazio verde di fronte, ma anche il giardino dove apparecchiare i tavoli quando il tempo è clemente.
L’ingresso è quello di una trattoria di paese, che inizialmente era semplicemente un bar. Poi l’arrivo di un cuoco di peso come Gianni Gaibisso, che rese grande la Locanda dell’Asino di Alassio, ha aperto la strada alla cucina.
Con un plus non da poco: al suo fianco il figlio trentaduenne Giacomo, formatosi al Boscolo Étoile di Tuscania con esperienze da Vittorio, Antica Corona Reale per citarne alcuni. Ora si diletta in questa osteria che sta cercando la sua dimensione: da un lato la clientela locale che in un paese come Alto è aurea, dall’altro, la voglia di dimostrare che questa, in prospettiva, può essere l’ideale trattoria di lusso della nostra filosofia.
Del resto la carta dei vini è onorevole, anche se al cliente di passaggio propongono subito lo sfuso (che comunque è della Cantina di Vinchio Vaglio); così come di primo acchito portano l’odiosa acqua microfiltrata, mentre hanno anche l’ottima della fonte Calizzano. Due strade che poi diventano convergenti quando leggi il menu e ordini. E ti commuovi quando arrivano focaccia e pane fatto in casa.
Si parte allora con tre antipasti super: le cipolle ripiene, con verdura, formaggio e pan grattato. (10 euro), che sono delicate e ghiotte. Iconico e perfetto il brandacujun (13 euro).
Super sarà la torta di patate e porri con fonduta e tartufo nero estivo (14 euro).
Avrei voluto prendere anche i “Preti” che sono i loro involtini avvolti nella verza, ma il primo piatto che volevo assaggiare era impegnativo e succulento. E vale il viaggio: i Sciancui al “Tuchin” (13 euro), ricetta tipica di Alto simile ai mandilli, in ogni caso della famiglia dei maltagliati conditi con un ragù buonissimo a base di cipolla, pomodoro, noci e nocciole. Da bis.
Accanto, i Pansoti (scritti con due T) con salsa di noci e i ravioli liguri al burro e salvia. Poi tagliolini con condimenti vari e pappardelle al ragù di cinghiale che, come i ravioli maremmani tradiscono il passato formativo di Giacomo a Tuscania.
E questi erano i piatti di pasta fresca, mentre con pasta secca abbiamo i classici italiani (carbonara, amatriciana, aglio e olio), finanche i testaroli al pesto con l’aglio di Vessalico.
Detto questo, eccoci al piatto irrinunciabile che è il coniglio alla ligure cotto nel forno a legna con le patate, che vale anch’esso il viaggio, così come, ci ha riferito il nostro uomo all’Avana, la faraona cbt cotta a bassa temperatura con aglio, timo e rosmarino.
E anche sui dolci, il faccino è radioso come non mai: con un bonet classico, ma anche panna cotta e crostata di marmellate.
Attenzione, anche sui dolci padre e figlio ci sanno fare e al mattino le brioche sono un altro spettacolo che varrebbe il viaggio. Evviva!!! (provato il 20 giugno 2026)
Osteria del Castello
via Castello, 1
Alto (Cn)
Tel. 3501614227
