Impeccabili ed eleganti: ecco i rossi della Tenuta Sette Ponti

Terranuova Bracciolini (Ar) è uno dei paesi che si incontrano per primi all’uscita Valdarno, lungo una strada che porterà tra le grandi tappe del vino. Ma già in questo paese, che porta il nome di un grande umanista trecentesco, storia, moda e vino si incontrano secondo uno schema che ha fatto la fortuna della grande viticoltura toscana. La Tenuta Sette Ponti (Localita' Oreno, 12 • tel. 0575 477857) , oggi, è la creatura di Antonio Moretti Cuseri, imprenditore con un passato ad alti livelli nel mondo della moda (attualmente ha lasciato il testimone ai figli) e un presente tra le vigne. Come nella moda, ha puntato sull’importanza del made in Italy all’estero con vini, l’Oreno in particolare, più volte ai vertici della classifica stilata da Wine Spectator. Il fascino di questa Tenuta, acquistata direttamente dalla famiglia reale, i Savoia, e già dichiarata nel Settecento dal Granduca di Toscana terra d’elezione per il vino, si ritrova immutato nei vini. Ne abbiamo assaggiati due: il Crognolo 2013 e l’Oreno 2011. Il primo prende il nome dal Cornus, pianta dalla lunga storia che altrove chiamano corniolo. Ha una base di sangiovese con piccole aggiunte di merlot e cabernet sauvignon. Matura in barrique francesi e viene affinato circa sei mesi in bottiglia. E’ un vino impeccabile ma con quelle piccole sbavature che rendono ancor più interessante. Di colore rosso rubino da manuale, al naso ha profumi freschi di ciliegia e mirtillo, con un fondo speziato appena accennato. In bocca è vibrante, con un tannino vivo, ancora nervoso e una spiccata acidità. E’ fresco, persistente, piacevole alla beva senza essere lezioso. Con l’Oreno lo scenario cambia completamente. Siamo di fronte a un supertuscan, assegnando a questo termine il significato che in altri campi avrebbe un capo di haute couture. E’ un vino che merita tempo, riflessione. Il nome è quello del torrente che attraversa le proprietà aziendali e che sfocia nell’Arno. Le uve sono merlot e cabernet sauvignon con una piccola percentuale di petit verdot, dai migliori vigneti aziendali. Matura lentamente in barrique e, quindi, in bottiglia dove resta almeno un anno prima di essere pronto all’assaggio. E pronto, nel significato puntuale della degustazione, lo è questo campione 2011. Il colore è rubino intenso che non ammette cedimenti. Al naso necessita di qualche minuto per aprirsi e lasciar spazio alla pulizia dei profumi, con le ciliegie sotto spirito, la cannella, il chiodo di garofano e note più evolute di cioccolato. All’assaggio è voluttuoso ed elegante al tempo stesso, giustamente tannico, armonico che chiude con una nota vegetale nel retrogusto. E’ un grande vino, da abbinare a un’altrettanto grande cucina di territorio. Un vino da casale di caccia, da una nobiltà che non ha perso i suoi galloni.