Una storia particolare, quella raccontata da Paolo Massobrio su La Stampa di oggi. Protagonista è Anton F. Borner, imprenditore tedesco nel campo delle energie rinnovabili che, stregato dall’Italia come molti altri suoi conterranei, nel 2005 è diventato proprietario di 80 ettari di vigneti nelle campagne dell’agro romano con l'intento di sviluppare un progetto ambizioso: affermare un nuovo marchio a livello globale. Così nel 2006, dopo l'espianto dei vecchi vigneti per nuove barbatelle, Anton dà vita a Omina Romana, che già dal nome riconduce a Velletri, città natale dell'imperatore Augusto e culla della viticoltura per l’Europa dell’Ovest.

Oggi le sue etichette sono nove, ma a pieno regime diventeranno 16. Tra gli assaggi memorabili il brut charmat da uve bellone e incrocio manzoni, ma anche due bianchi, uno Chardonnay e uno straordinario Viognier. Poi il rosè da uve merlot e due rossi in purezza: il Merlot e il Cabernet Sauvignon. A completare il cerchio tre blend di taglio bordolese, tra cui il Ceres, il Diana Nemorensis I e il Janus Geminus I. Ma il prossimo anno sarà pronto anche il Moscato di Alessandria.

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