L'evoluzione letteraria di Nunzio Primavera ci consegna un romanzo estremamente godibile e capace contemporaneamente di strizzare l'occhio alla grande tradizione letteraria siciliana

Ci sono autori che trovano una "comfort zone" narrativa e vi si stabiliscono per l'intera carriera, e poi ci sono autori che sfuggono costantemente alle etichettature rassicuranti. Nunzio Primavera appartiene decisamente a questa seconda categoria. Se c'è una cifra stilistica che definisce il suo percorso, è proprio la straordinaria capacità di mutare pelle, variando generi e registri linguistici con una padronanza che denota un profondo rispetto per la scrittura.

Lo abbiamo conosciuto come saggista di altissimo livello e storico dal metodo rigoroso – sua è la monumentale e preziosa opera di tracciatura della storia della Coldiretti, dalle origini fino al recente I Papi e i contadini (2025) – per poi vederlo cimentarsi, con pari efficacia e spessore, nella saga familiare e nel Romanzo con la R maiuscola. Opere come L'oliveto delle monache o il recente Gibildonna (finalista al Premio Pontremoli) ci avevano consegnato uno scrittore di profonda ispirazione verista, legato alla carnalità della terra, alle radici, alle asprezze e alle passioni ancestrali.
interno libro.jpgOggi, Primavera ci spiazza ancora una volta. Abbandona la solidità della terraferma e le atmosfere verghiane per salpare in mare aperto con il suo nuovo romanzo: La crociera di Ramiro.

Al centro di quest'opera troviamo uno dei topos più antichi e immortali della letteratura: il viaggio. Ma quello narrato da Primavera non è un lineare percorso di formazione, né un semplice spostamento geografico. È un viaggio "sospeso", un ossimoro narrativo generato da un cortocircuito della realtà: un'epidemia globale che ferma il mondo intero, lasciando la nave da crociera Lighea (un nome che è già omaggio a Tomasi di Lampedusa e alla letteratura di mare) a vagare senza un approdo possibile.

In questo microcosmo galleggiante e isolato dal tempo, l'autore abbandona il registro epico-storico per abbracciare un tono più contemporaneo, brillante, ma venato di inquietudine. Il protagonista, Ramiro Carlucci, è l'incarnazione di una modernità superficiale: un attore vanitoso, ormai assorbito e cannibalizzato dal personaggio che interpreta nella fiction di successo Gli Splendidi. Attorno a lui, Primavera costruisce un romanzo corale animato da un'umanità sfaccettata. Incontriamo un comandante affascinante e navigato, una governatrice caraibica che impartisce memorabili lezioni di stile, un geniale pianista "romanissimo", una stagista schiacciata dal peso delle scelte, la moglie di un ufficiale sanitario capace di trovare lucidità in mezzo al caos, e tre "fate madrine" dispensatrici di una virtù ormai rara: la fiducia.

A innescare il disvelamento, altro topos della letteratura classica, è però Laura, il commissario capo di bordo. Davanti a lei, Ramiro è costretto a smettere di recitare. Ed è qui che il romanzo rivela la sua vera natura. La narrazione procede al ritmo di un tango, alternando umorismo e incertezza, leggerezza e paura. Il viaggio fisico della Lighea diventa la metafora di una traversata interiore, uno smascheramento pirandelliano obbligato dalla cattività della nave.

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