Da Chiara e Stefano Casali, rispetto dell’ambiente, colleganza e vini che sono racconto emozionante del territorio 

Era il 1997 quando Chiara e Stefano Casali si innamorarono della Maremma. Residenti a Milano, tutt’e due con un’attività avviata nel capoluogo lombardo, in  quell’anno decidono di trasformare in azienda moderna un casolare del 1700, che il nonno di Chiara, medico piemontese appassionato di agricoltura, aveva comprato una quarantina di anni prima, in località Poggiarello a Roccastrada, in provincia di Grosseto. Il primo passo per cambiare vita e diventare “contadini”, come dice con orgoglio patron Stefano, già imprenditore di successo nel settore dell’informatica. Una follia? Forse, tant’è che il suo socio, quando quell’anno venne messo a parte del nuovo progetto di vita, come reazione, trovò naturale suggerire di andare insieme…da un amico psicologo. Ma Chiara e Stefano non erano affatto folli. E al contrario, mettendo in gioco tutti i loro talenti e la loro capacità imprenditoriale, son stati capaci di realizzare quello che era il loro sogno, fare vini. Anzi, grandi vini, possiamo dire dopo averli assaggiati. 
muralia-vigneti.jpgSon partiti da zero. Al loro arrivo in Toscana i terreni sono adibiti all’allevamento delle pecore. Di allora, l’intuizione geniale e lungimirante che quella potesse essere una zona ottima per la viticoltura e dove si sarebbero potuti produrre ottimi vini, considerando che in quelle terre gli Etruschi erano dediti alla coltivazione della vite quasi 3mila anni fa.
“Capire cosa e dove piantare non è stato facile – dice Stefano – anche perché volevamo essere sicuri di non sbagliare ad interpretare il territorio. Inoltre, sono una persona molto precisa sui temi importanti – i miei amici direbbero pignola – e quindi, non amo lasciare le cose al caso”. Questa la ragione per cui, nei primi anni, l’attenzione è dedicata a realizzare una zonazione con analisi dei suoli e alla piantumazione. 

Nel 2003 nasce Muralia, l’azienda con cui si concretizza il sogno di produrre vino. Muralia è una parola latina, ed è il “muro di pietra” che si trova all’ingresso della cantina. Il simbolo di Muralia è una mano che risale agli antichi Sumeri e che rappresenta tutti gli elementi che si ritrovano nel vino: relazioni, amicizia, lavoro e forza.
“È con la mano – prosegue Stefano – che si dà il benvenuto e si saluta, ed è con la mano che si lavora la terra e che si coglie l’uva portandola dentro al bicchiere”.
muralia-apertura.jpgOggi il loro “sogno” è una realtà aziendale che si estende su una superficie totale di 130 ettari a Roccastrada, in un limbo di terra toscana adagiato sulle colline metallifere che si apre verso il mare, naturalmente protetto da un anfiteatro di altre colline e piccole montagne. I terreni sono suddivisi in diverse colture, con 14 ettari a vigna, 8 a oliveto e i restanti a vivaio specializzato.
“La coltivazione delle viti – spiega Stefano – avviene a diverse altitudini: al Poggiarello,100 metri sul livello del mare e a Sassofortino, a 350/450metri, sulla costa orientale del Sassoforte, un antichissimo vulcano spento che ha lasciato nel suolo tracce profonde della sua attività. Tutti i suoli sono caratterizzati da un’elevata presenza di ferro e minerali tipici del territorio, ma mentre i terreni più bassi posano su argille con grande presenza di scheletro, quelli alti posano su terreni molto sciolti e profondi, dove la presenza di gesso puro caratterizza la matrice di origine"
muralia-uve.jpgI vitigni coltivati a cordone speronato e guyot sono principalmente sangiovese e syrah, e in via residuale merlot, cabernet sauvignon e viognier. Chiara e Stefano, soci della Federazione italiana Vignaioli Indipendenti dal 2009, provocatoriamente non parlano di filosofia aziendale, perché “sarebbe riduttivo o quantomeno parziale – spiegano – visto che la nostra azienda si fonda sul rispetto di valori antichi e concreti, passione e conoscenza, e il far sì che terra e uomini siano in costante e perfetto equilibrio è il fulcro attorno al quale lavoriamo per consolidare i risultati raggiunti in questi 20 anni, senza escludere ulteriori crescite e nuovi obiettivi per il prossimo futuro. Perché dentro Muralia c’è una scelta di vita che rende questo luogo armonico ed in equilibrio con quello che attorno l’avvolge, con le persone, con il vino”
muralia-tappi.jpgGià, equilibrio, eleganza, le caratteristiche che abbiamo trovato far da fil rouge a tutti i loro vini, da noi provati con la grande cucina di Andrea Provenzani de IlLibertymilano, oggi senza tema di smentita, una delle migliori tavole milanesi. 
È bianco di classe, di cui si sentirà parlare, il Toscana Igp Viognier 2020. Figlio del vigneto Morioni Alto, che si trova su un terreno calcareo e 100% viognier, nel bicchiere ha colore giallo oro, profumi di agrumi ed erbe aromatiche, note di ananas e mango, fine speziatura e sentori di tostato, con sorso pieno, di buon volume, e beva dinamica, grazie a una suggestiva nota salina, e lunga persistenza. È un vino di carattere, che, assaggiato anche nella sua versione 2018, rivela una longevità che suggerisce, se si riesce a resistere alla tentazione di stappare subito, di lasciare qualche bottiglia in cantina.
È un rosso goloso, Manolibera. Da uve sangiovese (50%) cabernet sauvignon (25%) e merlot (25%), ha colore rubino luminoso, naso invitante con profumi di frutta rossa, note di macchia mediterranea, gusto fresco e sapido che invita a berne e riberne. È uno di quei vini che, se assaggiato come è capitato a noi, con un risotto alla Parmigiana di interpretazione magistrale, ma anche in compagnia di amici con solo salumi  o formaggi, senza accorgersene, ci si trova ad aver gioiosamente finito la bottiglia.
È racconto intrigante del territorio, il Maremma Toscana Dop Rosso Babone 2019, da uve sangiovese (65%) e syrah (35%), la cui fermentazione avviene solo in acciaio inox, e che colpisce con i suoi profumi di ciliegia, prugna, erbe aromatiche, liquirizia nera, e il suo sorso elegante e agile grazie alla sua splendida freschezza. 
muralia-tutte_bottiglie.jpgHa stoffa da purosangue, infine, il Toscana Rosso Igt Muralia 2019, figlio dei vigneti Vigna di Augusto e Monte Morioni. Da uve syrah (50%), cabernet sauvignon (30%) e sangiovese (20%). Rubino profondo, al naso ha suggestivo bouquet che spazia dai piccoli frutti al tabacco da pipa, fino alle note balsamiche di eucalipto e alle spezie, tra cui spiccano il pepe e la vaniglia, mentre al palato ha mineralità e sapidità che bilanciano la grande struttura, con un sorso che stupisce per il suo distendersi equilibrato e per il suo proporsi intenso ma elegante, e che va a chiudere con una persistenza lunghissima. Milano ha perso due talenti dell’informatica, d’accordo, ma l’Italia, con Chiara e Stefano Casali “contadini”, ha acquistato due grandi vignaioli!
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Muralia

via del Sughereto - Il Poggiarello  
Roccastrada (Gr)
Tel. 0564 577 223
 

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