Nel centro del paese, questo locale polifunzionale ospitato in una bella villa di metà Occento, con ristorante e pizzeria curati da uno chef che sa il fatto suo

Non ricordavo il centro di Moretta (Cn), che è un gioiello raccolto nella pianura poco dopo Carmagnola. Ci andavo su invito di Mario Piovano, allora sindaco del paese, che realizzava una festa molto bella. Poi ci siamo tornati per conoscere da vicino l’evoluzione di Inalpi, che ora ha completato la filiera del prodotto Made in Piemonte e rappresenta un punto di riferimento importante per tutto il comparto lattiero caseario piemontese. Ma un mezzogiorno, quasi per caso, eccoci alla scoperta di un luogo decisamente invitante.

Nel centro del paese c’è un’antica villa, Villa Salina (risalente alla metà dell'Ottocento) che oggi ospita un ristorante, o meglio un luogo polifunzionale, anche se il nome è brutto per una residenza nobile che è una teoria di sale e salette da antico Piemonte (via Santuario, 25 - tel. 0172911272 - www.villasalina.com). C’è anche un dehors che dà sulla piazza: uno chiuso tutto vetri e l’altro aperto, per cenare durante la bella stagione. E qui si viene per mangiare una buona pizza. Ma è il ristorante che ci ha colpito, con una scelta di vini sorprendente e competente. Il cuoco Ivo Druetta proviene dall’esperienza di panificatore e pasticciere e sa il fatto suo.

È un luogo felice, una bella scoperta che merita il viaggio. Infonde intimità e il risultato del gusto è garantito. Entra sul nostro Gatti Massobrio proprio mentre lo stavamo impaginando e crediamo che questo sia uno degli indirizzi preziosi della nostra guida, di cui i lettori ci ringrazieranno, anche per l’ottimo rapporto qualità/prezzo.

Cosa si mangia? Il vitello tonnato cotto alla vecchia maniera con la tipica salsa e il pistacchio di Bronte, ma anche la parmigiana alla napoletana e la battuta di fassone con l’uovo rosso grattugiato. Quindi l’ovetto poché con fonduta al Raschera, porcini e chips di riso e la crema di pignoletto con sampietro e gamberoni alla piastra.

Fra i primi sono speciali gli gnocchi di patata rossa fritti con vellutata di Castelmagno. Quindi i classici tajarin ai 40 tuorli con salsiccia di Bra e porro di Cervere, i ravioli al plin fatti da loro ai tre arrosti, glassati al fondo bruno, gli spaghetti alla chitarra fatti a mano con ragù fresco di mare. Ma noi torneremmo anche solo per il Carnaroli cotto nella ramina e mantecato con burro Inalpi e funghi porcini.

Classici i secondi: tonno, polpo e gamberoni sul pesce, tagliata di sottofiletto, filetto di maiale lardellato e cotto al forno oppure filetto di fassona col Cognac.

Sono poi 21 i tipi di pizze, prima di scegliere un dolce: tiramisù al cappuccino, tarte tatin con gelato, zabaione al Moscato con paste di meliga di loro produzione. Fantastico! Noi torneremo presto. E voi?