Un grande vino campano, prodotto dall'azienda agricola di Silvia Imparato

Le grandi storie abbondano di prospettiva. Di quell'intuito che spinge oltre, si intride di passione e disegna scenari dove non c'è nulla. La storia di Silvia Imparato e della sua azienda agricola Montevetrano (via Montevetrano, 3 – loc. Nido - San Cipriano Picentino - tel. 089 882285) racconta proprio questo. Negli anni '80 il territorio del Parco Regionale dei Monti Picentini, provincia di Salerno, non è certo zona vitivinicola rinomata. Eppure Silvia, una carriera da fotografa, decide di inseguire il suo sogno, lasciandosi ammaliare dai riferimenti mitici del momento, ossia i vini bordolesi. Trova il giusto enologo, quel Riccardo Cotarella non ancora eno-star, e reinnesta aglianico Taurasi, cabernet sauvignon e merlot su barbera, per’è palummo (piedirosso) e uva di Troia.

Nel 1991 escono le pochissime prime bottiglie di Montevetrano per gli amici con cabernet sauvignon al 70% e aglianico al 30%. Il risultato supera le attese. Ha stile, personalità, grandi potenzialità d'invecchiamento. Tra i primi a recensirlo, proprio Paolo Massobrio, che ne scrive prima sull'Espresso, e poi lo premia nella prima edizione dei Top Hundred, nel 2002. Oggi Montevetrano è una tenuta di 26 ettari, di cui circa 5 a vigneto. ?Le vigne sono distribuite sotto il castello medievale di Montevetrano e la parte piana che costeggia le mura di argine del bosco di castagni. I confini sono segnati da cespugli di more. Le bottiglie prodotte sono 30.000. Il vino è sempre quel taglio simil bordolese che è parte della storia enologica italiana degli ultimi venti anni. Un blend di Cabernet Sauvignon, Merlot e Aglianico (prezzo in enoteca: circa 50 euro), che conserva invariata tutta la sua stoffa.

Come nel caso dell'annata 2011, venti anni giusti dalla prima annata in commercio: rosso rubino impenetrabile alla vista, e poi un tuffo olfattivo di grande eleganza tra ciliegie sotto spirito, prugna matura e una leggera nota di cacao amaro. Eleganza che si distende in un sorso rotondo, avvolgente, più fresco che tannico, di lunga persistenza. Il 2012, se possibile, ingentilisce ancor di più i profumi: la frutta si fa più elegante (qui il mirtillo è evidente, così come la ciliegia), accompagnata da una leggera nota balsamica (menta), una viola fine, un sentore verde che rende vibrante il complesso aromatico. Grande anche in bocca: tannini meno addomesticati, ma un sorso elegantissimo, fresco, da ascoltare a lungo. Sono vini di grande prospettiva, proprio come questa piccola grande storia italiana.