A Milano, nella trattoria di Giorgio Raffaghelli e Lorenza De Rossi, con lo chef Federico Boni risott giald, cassoeula e i piatti della tradizione fatti con il cuore

Il troppo stroppia, dicevano i nostri padri. Tra i "troppo" che "stroppiano", i locali "dove si può mangiare" in città, a Milano. Da Expo in avanti, centinaia le nuove aperture. Ad aver "tirato su la cler" pizzerie, trattorie, ristoranti, ma anche bar, ormai sempre con cucina, locali polifunzionali, insomma, "laqualunque" ma tutti rigorosamente con "piatti del giorno". Nel capoluogo lombardo sembra che non si faccia altro che sforchettare. Peccato che in contemporanea, ogni giorno si registri la chiusura di un negozio di vicinato, con la progressiva scomparsa di macellerie, salumerie, drogherie, mercerie, calzolerie... Si perdono i mestieri. E con loro, non solo il saper fare, ma una vera e propria cultura. Scompaiono le botteghe. Avanzano i centri commerciali, sempre più padroni della spesa dei cittadini. Aprono solo "mangifici". Colmo dei colmi, poi, in questa Milano "magna magna", gli unici piatti che sembrano soccombere a sushi e fast food, quelli della cucina milanese.

In questo proliferare di locali anonimi, non va quindi persa, e anzi va salutata con grande attenzione, una realtà che prova a onorare la tradizione meneghina e lombarda, come Sotto bosco (piazza San Luigi, 5 entrata angolo via Don bosco - tel. 0239289510) “ristoro di quartiere”, di recente apertura non distante da porta Romana, nelle viuzze che fiancheggiano corso Lodi.
È la creatura di Giorgio Raffaghelli e Lorenza De Rossi, giovane coppia che, dopo dieci anni di esperienze a contatto con il pubblico, incontrato lo chef Federico Boni, con lui han deciso di fare la nuova trattoria, moderna, ma in cui il legame con la tradizione è saldo.
In un ambiente trattoriesco, sentendosi a casa, seduti in una delle due salette, o nella prima, con il grande tavolo (ideale per gruppi di amici o famiglie), e una stufa, su cui chissà quante pentole hanno borbottato, o nella seconda, a uno dei tavolini in legno e circondati da bottiglie, pentole, mestoli e stampi in rame. Nel segno di Milano e Lombardia, via con i salumi dei sommi Marco d’Oggiono o Sergio Motta, o con i mondeghili. Poi immancabile il “risott giald” o la pasta fresca (che prepara ogni giorno Lorenza) con scelta tra diversi sughi. Secondo? Ora cassoeula, brasato, bollito. A chiudere? Per finire, sosta in Piemonte, sempre nel segno della tradizione, con il bonet che chef Federico Boni interpreta secondo la ricetta seguita dalla bisnonna a Casa Savoia, e da lui imparata dalla nonna! Sotto Bosco è bella novità!