L'esperienza alla Trattoria Urbana Mangiafuoco di Brescia, alla corte di Savino Poffa

Dopo lo scatto, controllando il monitor, il fotografo deglutì per l’emozione. Il cuoco, infervorato a decantare un prosciutto, aveva persino dimenticato di mettere giù la mano destra che agguantava la grossa coscia. Quell’istante sprigionava la passione incredibile per la ricerca delle materie prime che anima questo uomo bresciano. Nella sua cucina, quelli del giornale giapponese, nonostante il caldo quasi insopportabile, si pulivano il sudore a mani nude dalla fronte e continuavano l’intervista. Con loro avevo girato quasi tutto il nord Italia ma non mi era mai capitato che esprimessero così intensamente un’emozione. Ormai siamo abituati al solenne ingresso del "ristorante stellato" e sappiamo decifrare i gusti di un piatto meticolosamente costruito ma, noi Giapponesi, non sappiamo resistere ad uno come Savino Poffa, l’oste della Trattoria Urbana Mangiafuoco di Brescia, che stava guardando fisso quel prosciutto con l’intensità di un lottatore di sumo verso il suo rivale sul ring.

C’eravamo vantati di aver assaggiato il miglior Bagoss proprio a Bagolino, che si trova al confine con la provincia di Trento; il Mangiafuoco sbuffò e sparì in cantina per ritornare con un suo pezzo di Bagoss in mano, come a dire “non dovete sottovalutare la mia capacità di ricerca delle materie prime!”.  
Un profumo intenso di formaggio stagionato solleticò la nostra cavità nasale.  Provai a prenderne una scheggia, ma si rovinava fra le dita per la friabilità. Mettendolo in bocca espandeva ancora un soave gusto di latte, quasi per magia nonostante quell’invecchiamento. Guardandoci ne mangiavamo in silenzio una scaglia dorata dopo l’altra e Savino ci regalò un sorriso molto dolce.    

Questo è un teatro. Se il Mangiafuoco di “Pinocchio” è un burattinaio, Savino manovra le materie prime raccolte personalmente da lui, girando per tutta la sua zona e anche fuori. I suoi piatti di successo sono ad esempio le pappardelle, ricetta di una casa di piacere che si trovava nella via per i clienti in attesa; quindi la cotoletta alla milanese, la cui soave fragranza viene imprigionata sotto l’impanatura, facendola passare nelle uova e pan grattugiato ripetutamente; gli spaghetti al sugo siciliano di pomodori secchi e pistacchi, accentuato dall’acidità dell’arancia sugosa. Anche gli occhi della troupe giapponese brillavano per la performance meravigliosa delle materie prime: la recita aveva battute apparentemente semplici, ma costruite una sopra l’altra senza nessuna trascuratezza.  
Le verdure aromatiche tritate al ragù impongono la loro fresca presenza quasi alla pari con la carne. La costoletta, dal momento in cui la si spoglia dell’impanatura dà un impatto di croccanti e morbide proteine. Nel sugo dai colori vividi del rosso e dell’arancione, la vivace acidità unisce le forti personalità dei prodotti del sud e non delude l’aspettativa del pubblico.

In questo teatro non c’è nessun burattino che faccia baccano dimenticandosi del suo dovere. Pur volendo all’inizio far finire Pinocchio sul fuoco su cui cuoceva la carne perché aveva rovinato il suo spettacolo, Mangiafuoco, burbero benefico dal grande cuore, alla fine gli diede 5 monete d’oro quando seppe che babbo Geppetto era povero. Si può scegliere un nome così per il proprio locale o perché si è presi dal fuoco sacro di recitare quella parte nella vita o, altrimenti, perché si è nati Mangiafuoco. Il nostro Mangiafuoco bresciano ha fondato un’associazione che va in Irlanda a prendere i cani levrieri che, alla fine della carriera come cani da corsa, sarebbero destinati ad essere uccisi e cerca le persone a cui poterli  affidare. Se partecipa a qualche attività di beneficenza, subito si commuove e prepara una pentola gigantesca di qualche squisitezza da mangiare tutti insieme.  
L’estate scorsa, come qualcuno di voi saprà, un gruppo di soprani giapponesi, la compagnia musicale “Nadeshiko” fece alcuni concerti in collaborazione col Club Papillon qui in Italia. L’evento ebbe un grande successo. Ma nel primo concerto, sul primo brano, una di loro sbagliò l’attacco. Era un così piccolo errore che potevano accorgersene solo i musicisti professionisti, ma sarebbe potuto bastare a rovinare la performance di tutte. Non accadde. Durante il viaggio verso la Malpensa per il rimpatrio una di loro mi confessò: “Sai, proprio in quel momento terribile, Savino annuiva con un grande sorriso…” e questo bastò a sciogliere il gelo e far ritrovare la voce. “Meno male che c’era Savino san con noi!”  Un personaggio come Mangiafuoco si trova solo in Italia. Si commuove, è romantico quando pensa al futuro ma, nell’ambito della sua professione, non accetta compromessi.  
E noi Giapponesi non sappiamo resistere agli Italiani come lui.

Trattoria Urbana Mangiafuoco
Via Calzavellia, 3
25122 Brescia BS
Tel. 030 293029
Chiuso:  Lunedì sera