Ne "La terra restituita ai contadini" di Nunzio Primavera la storia della più grande redistribuzione di ricchezza mai avvenuta in Italia

La Riforma Agraria che nel Dopoguerra smantellò l’organizzazione dei fondi ancora di stampo medioevale per consegnare le terre ai contadini e l’agricoltura italiana al futuro è il frutto di una storia iniziata negli anni dell’Unità d’Italia con l’inchiesta Jacini. Questa aveva fotografato in modo quasi scientifico la situazione di un’Italia spaccata dal punto di vista agricolo: un piccolo nucleo di grandi latifondisti deteneva la stragrande maggioranza del patrimonio terriero, coltivato da una massa enorme di contadini senza terra. 
Una situazione potenzialmente esplosiva, di grande disuguaglianze che si erano consumate in vere e proprie lotte di classe nei campi e che rischiavano di accendere la miccia in un’Italia dilaniata da decenni di Guerre. Anche il dibattito della Costituente aveva messo al centro la questione della ridistribuzione delle terre, senza arrivare a una definizione.
Bisognerà aspettare il 1950 per avere la più grande riforma agraria della storia italiana e, probabilmente, europea. In quell’anno il governo De Gasperi approva la legge firmata dai ministri dell’Agricoltura Antonio Segni e Amintore Fanfani che ha visto in prima linea la Coldiretti con il suo presidente Paolo Bonomi, protagonista del precedente libro di Nunzio Primavera (link) e in parte anche dell'attuale, La terra restituita ai contadini (Laurana, 2020).

La riforma agraria però va oltre una suddivisione delle terre, creando la più grande redistribuzione di ricchezza degli ultimi secoli in un Paese europeo. Si tratta di un evento senza paragoni: dal 1950 al 1964 circa 3,6 milioni di ettari di terre incolte o mal coltivate sono concesse a oltre un milione di piccoli coltivatori diretti. Questi, con le loro famiglie, diventano una nuova classe sociale che insieme a quella degli operai nelle grandi fabbriche del Nord cambia il volto dell’Italia proiettandola nel futuro.
Gli anni a seguire saranno quelli del boom economico e sociale, ma anche delle nascite. Il Paese è una locomotiva che sembra inarrestabile e molto si costruisce su quelle famiglie a cui la Riforma aveva dato una possibilità e una voce dopo secoli di silenzio, se non di vero e proprio sfruttamento. Il libro di Nunzio Primavera racconta tutto questo, con analisi approfondite e la pubblicazione dei documenti storici a cui fa riferimento.
La storia è rigorosa, ci sono statistiche e riferimenti normativi. C’è però anche il racconto delle lotte e dei compromessi politici che l’hanno resa possibile e l’impegno di uomini straordinari.

Il tutto narrato con lo stile scorrevole e ammaliante di un giornalista prestato al mondo dell’agricoltura (Primavera è stato giornalista di punta delle pubblicazioni della Coldiretti come “Il Coltivatore”, “Il Coltivatore Italiano” e “Campagna Amica”).

Un lavoro unico, prezioso: per gli studenti, per gli storici dell’età contemporanea, per gli appassionati, che si conclude con una citazione del grande lavoro dell’INSOR e del professor Corrado Barberis: “Il legislatore rompendo il latifondo ha forse compiuto l’atto politicamente più rilevante dall’avvento della Repubblica”.
Un’altra Italia era pronta per nascere.