A Cantù, dalla famiglia Terraneo, in un ambiente elegante, servizio impeccabile e piatti che mettono insieme fantasia e tradizione

Gli anni di onorato servizio sono 40. Ma l'entusiasmo e la voglia di far bene sono da esordienti. "L'elisir di giovinezza" della famiglia Terraneo è l’affetto che unisce papà Luciano, mamma Marina e i figli Gabriele e Silvia, un legame profondo che dà loro una marcia in più nel condurre insieme il ristorante La Scaletta a Cantù.

Il segreto per cui questo indirizzo già da tempo tra i migliori della provincia, ora è vera eccellenza, è "La forza dell'amore", direbbe Enzo Jannacci. È quel dialogo tra generazioni che è trasmissione di saperi e sapori, che vale più di mille stage in locali blasonati. I genitori, oggi, pur essendo ogni giorno al lavoro, come è giusto, hanno fatto un passo di lato, e si godono lo spettacolo di vedere “al timone” i due giovani, che, cresciuti tra fornelli e tavoli, conquistati dal fascino di cibi e vini, avendo talento, passo dopo passo, seguendo le loro orme, son diventati grandi professionisti, e da tempo guidano con mani sicure l’attività.

Bella la sala, dagli arredi curati, con i tavoli ben distanziati e apparecchiati in modo impeccabile. Un gioiello la cantina, che grazie a lavoro certosino, e a investimento coraggioso, ha recuperato volte in mattoni e giuste aerazione e temperatura, e ora custodisce le tante bottiglie della bella selezione, che così riposano in ambiente ideale.  
scaletta-cantina.pngAttento, garbato, svolto sempre con il sorriso, il servizio, di cui si occupano mamma Marina e la figlia Silvia. Golosa, realizzata con padronanza delle migliori tecniche, ma mai nel segno dell'azzardo, e al contrario capace di far convivere in modo armonico tradizione e fantasia, la cucina, regno degli uomini di famiglia, con papà Luciano e il figlio Gabriele che si dividono i compiti, affiancati dai loro validi collaboratori.
scaletta-titolari.pngIn tavola, dopo un ghiotto antipasto che potrà avere il sapore dell'insalatina di nervetti del sommo Salumificio Marco d'Oggiono servita con salsa verde, delle bruschette di mousse di mortadella di fegato e del verzino in umido con lenticchie e culatta, come primo piatto, Carnaroli mantecato ai due sedani con filettini di acciughe del Cantabrico, o trucioli di Cantù (pasta che si adatta a più tipi di sughi e che loro  preparano con una trafila particolare) con ragù di ossobuco caprino e zafferano.
Quindi, mare, con zuppetta di lenticchie, rombo, moscardini, gamberi e filetto di triglia, salsa allo zafferano, o terra, con controfiletto di vitello farcito con Bitto, pancetta al fumo di Marco d’Oggiono, verze stufate e riduzione di vino rosso.
In queste settimane imperdibile la “cazoeula”!
Si chiude felici con Pere cioccolato (composta di pere al cardamomo, disco di sfoglia croccante laccata al cioccolato fondente, cremoso di pera e cioccolato al latte) e Monte rosa (crumble alle fave di cacao, panna cotta alle castagne, meringhe alle erbe di montagna, gelatina al rum e spuma al cioccolato rosa). Uscirete pensando che qui si sta proprio bene!