Aggiornamento dal 23 al 29 aprile

C’E’ UN MOTIVO PER ALZARCI LA MATTINA?

Perché dobbiamo alzarci la mattina – si è chiesta Mariolina Ceriotti Migliarese sulle pagine di Avvenire il 23 aprile scorso. E per cosa val la pena vivere, si chiede Woody Allen nel film "Manhattan", che introduce uno dei nostri “Pensieri della sera” più apprezzati, quello di lunedì 27 aprile.  
Mariolina, descrivendo le giornate di attesa che un po’ tutti ci troviamo a vivere scrive che “Sta capitando una cosa apparentemente strana: se da un lato tutti abbiamo il desiderio che la vita riprenda il suo corso, dall’altro qualcosa dentro di noi non vuole che tutto riprenda “come prima”. Quasi con un senso di vergogna, le persone più attente confessano: dubito di desiderare davvero un ritorno alla normalità. Questa normalità che pure ci manca, nello stesso tempo ora ci inquieta: contiene infatti un frastuono che per abitudine avevamo smesso di sentire, un affanno di cui tutti ci lamentavano ritenendolo però inevitabile. E fin qui i pareri di ciascuno potrebbero divergere, perché in verità, di fronte a prospettive fosche, soprattutto di carattere economico per la perdita di un lavoro o la minaccia di fallire, uno sbrigativamente pensa: "Magari si potesse tornare come prima". Però Mariolina dice una cosa che sicuramente ci accomuna: “Dentro a quella 'normalità' non avevamo bisogno di domandarci cosa ci faceva alzare la mattina, ma forse si trattava solo di una domanda rinviata, sepolta dalla fretta e dal rumore”. “Ma per alzarci la mattina – dice - abbiamo bisogno di avere la percezione di un compito da svolgere: un compito che ci riguardi personalmente e che abbia un significato. Questo è ciò che può farci alzare ogni mattina a qualunque condizione ed età: sentire di essere necessari perché abbiamo un compito, qualcosa che riguarda in modo specifico proprio noi e che si colloca sempre in direzione dell’altro. E il compito è quella famiglia, quel lavoro, quella storia, quella nostra personalità: li si trovano il senso e il compito per noi”. “Questo – conclude – è ciò che abbiamo a riscoprire: perché alla ripresa, il fare non torni ad esser affannarsi e lo stare insieme sia vera relazione”.

Questo articolo, con cui apriamo il nostro dialogo settimanale, introduce una serie di fatti che ho provato a mettere insieme cronologicamente, perché fra le altre cose ritrovate di questi giorni, c’è anche il significato delle date, che ispirano dialetti popolari nel segnare i vari passaggi stagionali e metereologici, o il calendario liturgico. Nell’apparente nulla di giornate sempre uguali abbiamo scoperto tante cose che mai avremmo ritrovato in tutta la loro intensità. Ad esempio che si può pregare per la salute appesa a un filo di una persona cara o che si può lottare per una causa che si ritiene giusta. Si risorge se si insorge, dentro a sé stessi, mi verrebbe da dire, dimenticando cosa sia l’appiattimento ingrassato da un certo modo di relazionarsi che non lasciava traccia.
Dicevamo dei tanti fatti: non li voglio elencare perché li ritroverete nelle pagine a seguire e talvolta, quelli più eclatanti, sono senza un commento, perché parlano da soli anche se lasciano senza parole. Perché succede anche questo dentro il vivere: che qualcosa non ce lo spieghiamo proprio.  Oppure succede che due ristoratori scoprano cos’è la Colleganza: e uno adotti l’altro, aprendogli la cucina oggi perché possa un giorno ritornare nella sua valle che ha rappresentato il sogno della giovinezza. Poi si dà battaglia, si accendono le luci e si portano le chiavi al sindaco, ma quando si chiude la porta sarebbe un guaio se ci si sentisse soli. Soli con tutte le ragioni di questo mondo, ma sostanzialmente soli. Servirà guardarci intorno, allora, per scoprire che abbiamo un compito affascinante da portare avanti: la relazione con il prossimo, che non potrà essere più come prima. I Care.

 

Paolo Massobrio

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La fotografia è stata scattata da Luca Cucchi in Valsesia, che centra proprio con l’ultimo esempio riportato nell’editoriale. Buona lettura!

 

DIARIO DI VIAGGIO

 

22 APRILE - SI ACCENDONO LE CODE

Le settimane passano in un baleno e a questo punto anche i mesi. La pioggia ha scongiurato il pericolo siccità e oggi è ritornato il sole. E come promesso Giovanni Storti, dal suo cascinale di Vignale Monferrato mi manda un video per il Pensiero della sera che sprizza di simpatia quando cita Leonardo da Vinci con la frase “Chi non può quel che vuol, voglia quel che può”.
Esco finalmente di casa, perché è il mio turno, in famiglia, per andare a far la spesa e qualche piccola commissione. E mi trovo davanti all'Unes di Alessandria con una quindicina di persone in fila, ben distanziate e tutte con la mascherina. Ognuno prende un biglietto con un numero e a turno viene fatto entrare dopo la misurazione della temperatura. Ma un signore di colore fa uno scatto felino e prende il biglietto prima di una signora che sostiene d’essere arrivata prima. E nasce un battibecco che coi minuti assume toni sempre più violenti. Fra i presenti intervengono due signore che redarguiscono la quarantenne inviperita, che sta effettivamente esasperando i toni. Poi ci si ritrova tutti dentro e nel silenzio disarmante del supermercato, ognuno fa la spesa, sembra più rilassato, come se niente fosse.

 

PAPILLON. Ho comprato degli asparagi, quasi in zona “Cesarini” perché fino ad ora non ci avevo ancora pensato, o forse non erano esposti in vendita, o forse ancora, come col tarassaco, ho perso la nozione dei segnali stagionali. Uova e asparagi questa sera a casa, ripensando all’episodio davanti all’Unes, dove è bastato un nonnulla per scatenare una reciproca mortificazione fra persone. Gli animi si esasperano per niente, in questo periodo, ma c’è anche l’altro lato della medaglia, per cui basta un gesto di simpatia umana che ti senti abbracciato. Stamattina, ad esempio, il video di Giovanni Storti è stato un minuto puro di felicità, dove c’era dentro il Monferrato, la natura che comincia a esplodere e, appunto, la simpatia umana.

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FRANCA E I TAMPONI DELLA PROVVIDENZA

Sul telefonino di Silvana arriva il lungo messaggio di un’amica, Franca Zambon, che fa l’infermiera in una RSA lombarda legata al Cottolengo. E racconta della fatica dei suoi giorni, ma soprattutto di ieri che s’era trovata davanti all’impotenza di agire, avendo solo 10 tamponi su 110 pazienti da monitorare. Ma mentre discute con le colleghe sul da farsi, legge sul telefonino il messaggio di un’amica che le dice di avere 100 provette per fare i tamponi, deve solo andarle a prendere a Milano. 100 tamponi + 10 fanno 110. Esattamente come i pazienti in quel momento. Ora, il giorno prima era iniziata la novena al santo Giuseppe Benedetto Cottolengo, per cui Franca aveva sentito dire spesso che attraverso di lui la Provvidenza risponde dando sempre il necessario, né una cosa in più e neanche una in meno. Il racconto prosegue poi con la storia di una suora molto anziana, colpita dal virus, che col suo desiderio ha contribuito anch’ella a cambiare lo sguardo di tutti coloro che lavoravano in quel posto. Ma lascio alla video-lettura di Silvana, che con 934 visualizzazioni ha toccato il record di ascolti, di scoprire come si dipana questo racconto. Ecco il video.

 

PAPILLON. Mi ha sorpreso vedere in poco tempo la crescita delle visualizzazioni di questo video, che è davanti, su 50, a quello di don Lucio Guizzo che si chiede il perché di questi giorni e al canto di Fra Alessandro dalla Porziuncola di Assisi. Cosa cerca allora la gente che ci segue? Vien da chiedermi. Se uno pensa alla leggerezza, come chi concepisce i palinsesti televisivi, viene smentito. Perché i dati nudi e crudi, almeno dal mio piccolo osservatorio, parlano di ascolti di qualcosa che ha a che fare col Mistero. Come se la domanda che presersa nel cuore l’uomo fosse sempre la stessa, oggi come negli anni della peste a Milano. Una domanda che riguarda il senso di ciò che accade, ma anche di segni da Qualcuno che non ci lascia soli.


23 APRILE - ANDREA ESCE DALL’OSPEDALE FRA GLI APPLAUSI

Andrea Antonuccio detto "il Mago", esce dall’ospedale fra gli applausi di medici e infermieri. È il secondo amico, dopo Franco Telesca del Bar Gipsy di Alessandria, che ce l’ha fatta. E anche qui, leggendo la lettera di Andrea che è pubblicata nella terza parte di questa Circolare, qualcosa di speciale sembra essere successo a vedere la gioia in quel reparto Covid di Alessandria. Ma anch’io sono felice, perché i miei amici ci sono ancora: Dario, Andrea, Franco, che non riesco a raggiungere (dove sarà finita la sua mail…). E questa faccenda è una cosa che mi coinvolge molto. Poi arriva la notizia che il fratello più piccolo di Silvana ha dovuto andare all’ospedale, ma per fortuna in tempo. E si ricomincia ad avere nei pensieri e nelle preghiere questi volti, insieme a quelli dei figli, dei nipoti, dei parenti e degli amici.
Le giornate intanto proseguono frenetiche, per costruire nuove ipotesi per un futuro che è tutto da reinventare. Mi chiama Angelo Frigerio di Tespi Group per condividere la stesura di un appello al Governo per la riapertura dei ristoranti a inizio maggio. In poco tempo lo mettiamo giù e lo inviamo, raccogliendo subito centinaia di adesioni. È una maniera per smuovere le acque, per destare dal basso un’attenzione ad un settore che sembra lasciato solo, con tutti i drammi che comporta.

 

PAPILLON. Sembra d’essere su di una barca, sballottati fra un pensiero e l’altro col bisogno della gente che nel frattempo cresce. Guardo il quadro coi 50 volti di chi ha partecipato fino ad ora al Pensiero della sera e mi consolo a pensare che abbiamo percorso questo viaggio di quasi due mesi insieme, intessendo relazioni, offrendo spunti. Ma se questo è il metodo con cui affrontare il presente, ora c’è bisogno anche di tornare a lavorare, sapendo che non è possibile aspettare che si fermino le bocce. Tornare a lavorare con lo stesso metodo della relazione, pronti a trovare porte chiuse e magari aperture inaspettate da chi mai avresti pensato. Il viaggio in mare non è finito, e ancora non si intravvede la terra ferma.

(P.S: la foto di Andrea che sta per uscire dall’ospedale che pubblichiamo sotto è stata mostrata anche dal direttore di Sorrisi Canzoni & Tv, dove lui lavora, nel video di presentazione della cover di lunedi 27 aprile. Tanto per comprendere la partecipazione di tanti alla guarigione di un amico)

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24 APRILE - ESCE LA GUIDA ALLE VIDEORICETTE

Mi chiama Elda Felluga dall’Abbazia di Rosazzo, per scambiare quattro chiacchiere dopo aver letto dei miei assaggi d’antan di bottiglie che neppure loro hanno più, come lo Schioppettino anni 90. E mentre ci parliamo, ci si sente vicini, nonostante i confini che ci dividono. Però quando arriveranno le sue bottiglie un po’ di questo gap verrà colmato.
Oggi, dopo la raccolta dei Pensieri della sera, è la volta delle Ricette del giorno, che abbiamo raccolto con tanto di abbinamento ai vini consigliato da Marco Gatti. Nel frattempo cresce il numero di locali che entrano nella nostra guida al Delivery, che sta toccando quota 500. Una bella raccolta, che curiamo giorno dopo giorno, attenti ai segnali che ci arrivano. Fra le iniziative che ci commuovono, in particolare al sottoscritto e a Marco Gatti, c’è un’alleanza, anzi una “Colleganza” fra due corone radiose della nostra guida, ovvero il Pinocchio di Borgomanero che ha scelto di adottare l’Hosteria del Bricai di Rassa Valsesia che faranno il delivery da loro. E ci scrivono i Bertinotti: “Dovendo pensare ad un futuro ho provato a immaginarlo migliore. Questo posso farlo. Ho pensato di iniziare una collaborazione con un locale che, avendo pochi coperti, avrà una pericolosa diminuzione di lavoro. Al Pinocchio una cosa che non manca è lo spazio. Così i piatti storici di Giorgio De Fabiani troveranno casa nel nostro menù e voi potrete apprezzare l’autentica cucina di un grande cuoco che ha fatto della sua professione una scelta di vita. Un aiuto reciproco che non è solo lavoro ma anche stima, affetto e comune fiducia in un mondo migliore. Da Giugno al Pinocchio".

 

PAPILLON. Ma che bella questa iniziativa che Paola Bertinotti ha definito “tornare alla vita in un mondo più umano”. L’Hosteria del Bricai ci folgorò tre primavere fa, quando con Cesare Ponti andammo a Rassa, in quella casa delle bambole, con Chiara, la moglie di Giorgio che ci servì con grazia e rara competenza. Rassa bisogna proprio raggiungerlo: è un bellissimo paese walser, meta ambita dai turisti che amano le camminate. E Giorgio e Chiara sono giovani, genitori con i bimbi piccoli, in una situazione che non promette una veloce ripartenza, almeno in tempi brevi. Questa àncora è stata anche per me e Marco una luce nuova, perché si può essere bravi cuochi, si può anche essere simpatici con i clienti, ma essere brave persone è un’altra cosa: vuol dire andare fino in fondo del proprio sentimento positivo verso l’altro. Con un’iniziativa come questa, che è molto più di una speranza.  

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25 APRILE - GIANNI RIGONI STERN E LA TERZA GUERRA

Oggi è la festa del 25 aprile, che nonostante tutto divide ancora gli italiani, ma non proprio a metà, immagino. Ho chiesto dunque a Gianni Rigoni Stern, il nostro grande amico di Asiago, di posare le pentole del suo fornello, perché lui si diletta a cucinare e gli riesce bene, e di leggerci un brano che ci aiuti a ricordare. E lui ha spulciato fra i ricordi con il suo papà, Mario, il grande scrittore ha letto stralci di due prefazioni: una di Thomas Mann al libro “Lettere dei condannati a morte della Resistenza” e l’altra di Folco Portinari per il libro “I racconti di guerra” di Mario Rigoni Stern. Entrambi paventavano la data del 25 aprile 1945 non come la fine, ma come l’inizio di una terza guerra mondiale.

 

PAPILLON. Una lettura della storia, questa, che a noi che della guerra abbiamo solo sentito parlare lontanamente fa pensare. All’Università Cattolica il professor Miglio ci insegnava che la pace era una finzione, perché in realtà le contrapposizioni erano solo sopite, quasi che la pace fosse una tregua per prepararsi a una nuova guerra. Un orrore che non abbiamo visto, mentre qualche tragedia è capitato di viverla direttamente: l’alluvione del 1994 in Piemonte, il Covid 19 in questi tempi. Qualcosa che ha cambiato lo scenario delle più fosche previsioni, viene da pensare, quasi che la pandemia abbia prodotto lo scongiuro di quella guerra a pezzetti più volte denunciata da Papa Francesco. L’emergenza mondiale dunque non tollera altri nemici, come in ogni guerra dove, ricordava sempre il nostro Profesùr, il pericolo unisce la sintesi. E questa il mondo deve per forza restare unito, nell’attesa di un vaccino che plachi il pericolo nascosto. È cambiato lo scenario e sarebbe interessante andare a sfrucugliare nella storia per vedere che periodi sono seguiti dopo l’invasione di qualche virus. Pace duratura o soltanto provvisoria? Forse la seconda, perché poi col tempo si dimentica un po’ tutto. Ma siamo sicuri che non ricorderemo proprio nulla?

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26 APRILE - DOMENICA SU ZOOM A VEDERE IL DUOMO DI MILANO

Oggi è una giornata di riposo, e quindi di assaggi di bottiglie arretrate che poi finiranno nell’articolo riassuntivo del martedì. I campioni di vino si accumulano e in assenza dei miei collaboratori con i quali siamo soliti programmare le degustazioni collettive, mi devo arrangiare per stare al passo. Non più bottiglie di annate lontane (ma ci tornerò), ma campioni di cantine magari sconosciute, che per la prima volta arrivano sul mio tavolo.
Nel pomeriggio, invece, viviamo un’ora bellissima, da casa nostra, collegati via Zoom con una bravissima storica dell’arte che vive negli States, Martina Saltamacchia, autrice del libro “Milano: un popolo e il suo Duomo. Storie di uomini che costruirono la cattedrale” (Marietti, 2007). Un’ora piena di curiosità, come quella del sacro chiodo posto in alto dietro sopra all’altare e recuperato da San Carlo Borromeo per portarlo in processione per le vie della città, a sconfiggere la peste. Oppure le guglie del Duomo e la loro natura, la storia di Carletti, il munifico beneficiario che permise con la sua donazione una svolta alla costruzione della cattedrale che, tuttavia, è stata voluta dal popolo, con donazioni anche risibili, ma che insieme hanno creato questo clamoroso luogo, che resta centrale nella vita di Milano.

 

PAPILLON. Seicento anni fa il popolo costruiva le cattedrali. Questo è un dato che dice di una concezione di bene comune ben diversa da quella che siamo abituati a conoscere. Era un bene comune che travalicava la vita stessa, quasi un abbraccio all’umanità che avrebbe proseguito il suo percorso, fino ai giorni nostri. Voglio concludere con la frase che Marta ha voluto leggere alla fine, tratta dalle “lettere al dolore” di Emmanuel Mounier: “È dalla terra, dalla solidità che deriva necessariamente un parto pieno di gioia e di sentimento paziente dell’opera che cresce, delle tappe che si susseguono, aspettate quasi con calma, con sicurezza”. Per conoscere meglio Martina, leggete qui.

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27 APRILE - DICHIARAZIONE CHOC DI CONTE

Questa mattina, mi son svegliato… e il resto lo mettete voi. La conferenza a reti unificate del premier Conte, seguita da 26 milioni di persone, ha lasciato tutti nell’ennesima incertezza. Lo è chi ha un ufficio professionale, privo di indicazioni certe su quando ripartire, e chi ha un ristorante, che si vede prorogata la chiusura di un mese. E scattano le proteste più svariate, che vanno da chi non può andare ancora a messa in chiesa a chi non crede di potercela fare a riaprire. Anche noi facciamo subito un sondaggio fra i ristoranti del Golosario, insieme agli amici di Tespi Group, per scoprire un dato preoccupante: il 55,8% diminuirà il personale. Al mio indirizzo mail e a quello di Marco Gatti arrivano gli sfoghi di tanti cuochi e ristoratori, che conosciamo molto bene e che non sanno cosa fare. Intanto il Piemonte sta diventando la prima regione di contagiati fatta la debita proporzione con la Lombardia e questo produce ulteriori preoccupazioni. Facciamo subito un comunicato con i risultati allarmanti del nostro sondaggio e il quotidiano Italia Oggi ci riprende il giorno dopo.

 

PAPILLON. La situazione delicata mi porta a una riflessione politica su Avvenire di mercoledì  che in parte ho svolto in questo dialogo settimanale e in parte no. La politica, cantava Giorgio Gaber, è partecipazione. Ma in questo momento c’è una parte del paese che non sembra essere invitata a far questo. E la sensazione è che cominci a fare breccia il caos. Che sarà ancora più difficile da governare. Chiudiamo con la foto che è diventata un simbolo malgrado il protagonista: la serranda abbassata di un locale, sempre quella, sui giornali e sulle tivù, quasi che non si smuova nulla, mentre tutto è urgenza.

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28 APRILE - LE MELE DI CEZANNE

Il video di Silvia Colombo delle mele e pere di Cézanne è piaciuto molto fra i pensieri della sera. Un video preparato molto bene, che ci ha fatto toccare con mano la bellezza, dopo la domanda di Woody Allen, all’inizio del video, che si chiede per cosa valga la pena vivere.

PAPILLON. Oggi è stata una giornata di scrittura, della Circolare pronta per uscire con il settimo aggiornamento domattina, e del Golosario 2021. Dalla prossima settimana non ci sarà l’aggiornamento settimanale del mercoledì, ma arriverà una tantum, mentre proseguono i pensieri della sera e le ricette del giorno, programmate già fino al 10 maggio. Restiamo uniti!

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Chiudo il diario della Circolare segnalando il mio articolo uscito oggi su Avvenire, in cui rifletto sul perché vengano protratte delle misure che mettono in ginocchio l'economia, con diverse situazioni paradossali.. Perché, ad esempio, i macellai possono riaprire e i gelatai no? Ecco l'articolo.

 

LE LETTERE DELLA CIRCOLARE

 

SONO STATO IN OSPEDALE CON IL COVID… DOVE E’ SUCCESSO QUALCOSA
Ciao Paolo, vorrei raccontare ai tuoi amici il mio mese di ospedale ad Alessandria, per colpa del Covid-19. Ho trascorso 31 giorni incredibili, che mai mi sarei aspettato di vivere. Sia per l'eccezionalità della situazione; sia per la forza (inaspettata) che mi sono ritrovato addosso durante la lunga degenza. Quando sono stato ricoverato, il 24 marzo, la mia situazione era molto critica; il giorno successivo ero addirittura peggiorato. Per la prima volta nella mia vita ho visto la morte in faccia, non come ipotesi ma come certezza. Ero disperato. Tutto si stava disfacendo davanti ai miei occhi: i familiari, gli amici, le passioni, le convinzioni... anche quel Dio che stavo invocando perché venisse a tirarmi fuori da lì era silenzioso. Assente. Rimanevo con la mia fottuta paura di crepare da solo, a 52 anni neanche ancora compiuti. Poi è successo qualcosa.
Prima ancora di recuperare una capacità polmonare decente (cosa che ho fatto, tra lo stupore dei medici, negli ultimi quattro giorni di degenza), ho riacquistato una speranza. Non un ottimismo alla "#andràtuttobene", ma una evidenza: che la realtà non la faccio io. Ho cominciato allora ad accorgermi di chi stava facendo di tutto per darmi una possibilità di guarigione (medici, infermieri e operatori sanitari: meravigliosi); e anche di chi, fuori dall'ospedale, sosteneva con affetto, preghiera e vicinanza la mia tristezza e la mia sofferenza fisica.
E così, un giorno dopo l'altro, lentamente ma inesorabilmente, ho cominciato ad affezionarmi a quel luogo: alla mia stanza, a chi mi curava, a chi era con me e condivideva la pena della malattia. Ho scoperto così che il mio non poter fare nulla era in realtà la mia forza, e cambiava il mio cuore e quello di chi era costretto a stare lontano da me. Nelle nostre videochiamate quotidiane, gli sguardi di mia moglie Lucia e dei miei due figli Riccardo e Giacomo erano per me "la" speranza: c'era dentro, in quegli occhi, qualcosa che andava al di là del dispiacere o della nostalgia... era un "qualcosa",
così nuovo e inaspettato, che mi sosteneva e mi faceva essere ancora più disponibile e lieto. "Ma tu come fai a essere così paziente e tranquillo?" mi chiedeva sempre un'infermiera. E quel Dio, così assente all'inizio, si stava rivelando in tutta la sua bellezza nelle cose della mia giornata: ogni aspetto era diventato interessante, anche il prelievo arterioso (dolorosissimo e difficile) del mattino, o una Tac ai polmoni... E ora che sono a casa, non riesco a maledire quei 31 giorni in ospedale.

 

Andrea Antonuccio  - Alessandria

 

PAPILLON. Caro Andrea, ti sono grato perché con questa lettera hai voluto rendere partecipi gli amici di Papillon che hanno letto dal mio diario di un amico che era finito in ospedale. E come te anche Dario, qualche settimana prima a Torino (sembra incredibile) ha scritto il medesimo stupore per gli istanti che si trovava a vivere in ospedale, con gli infermieri e con l’apparente nulla delle giornate che passavano. Ci siamo sentiti spesso su what’s up in questi lunghi giorni, ma due cose mi hanno fatto riflettere dei tuoi messaggi. La prima, quando settimana scorsa mi hai scritto “Allora… La Tac di stamattina è andata molto bene. Polmoni quasi del tutto puliti…”. Ed io fra me ho pensato che era il giorno dopo la domenica della Divina Misericordia. Poi il giorno dopo mi hai scritto ancora. “Bollettino medico: mi hanno tolto completamente l’ossigeno. Il dottore: “Lei ha ‘svoltato’ in un giorno. Non ce lo saremmo mai aspettati”. Poi mercoledì mi hai scritto: “La novità di oggi è che domani pomeriggio sarò a casa”. E giovedì sono passato sotto casa tua per lasciarti la bottiglia che aspettava questo momento: l’Ai Suma! Ma la cosa più commovente credo sia quel filmato di 30 secondi di quando esci dal reparto con i medici e gli infermieri che applaudono soddisfatti, partecipi di qualcosa che è successo. Ecco, finisco qui, senza commenti, perché davanti ai fatti non c’è niente da commentare. Semmai c’è – come dici tu – da cambiare lo sguardo sulla vita.

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QUEL CHE MUOVE LA CIRCOLARE

Caro Paolo,

grazie per questa nuova circolare, in un momento come questo in cui sembra inserirsi un tran tran anche per l’emergenza, in cui purtroppo ti fanno sobbalzare solo le notizie di nuovi amici ammalati o purtroppo anche di morti, è facile sedersi quasi ad aspettare che qualcosa o qualcuno possa riattivarti, come quello che il Club pubblica facendoti sentire amica la realtà. Tu insieme agli amici che ti sono più vicini con il loro lavoro e passione, avete tracciato un’altra settimana che non si poteva perdere, piena come è stata di tanti germogli, come questa primavera, che a volte non riusciamo a vedere, come il verde che è ridiventato più brillante dopo due giorni di pioggia  leggera neanche troppo insistente.
Seguendo la guida al Delivery, ci siamo imbattuti anche noi con i Castagni che ci hanno preparato un pranzo all’altezza del loro nome (di facile finitura finale in casa realizzando piatti oltre che ottimi per fantasia e sapore ottimamente presentati), con Daniele Olivero di Cassine, il vignaiolo che ci avete fatto conoscere a Golosaria, che mia moglie ha catturato sullo “stato” di whatsapp che annunciava che consegnava vino nella sua zona e si è spinto fino a casa nostra per farci una consegna, rischiando di rimanere a piedi con l’auto. E lo stesso è avvenuto con Marco di Salvano e ‘L Post dal vin che ci ha consegnato 16 cartoni delle loro Barbera, e poi la compagnia che abbiamo potuto elargire agli amici ammalati segnalando ogni giorno ciò che potevano trovare su il Golosario incollando links su whatsapp per favorirli nella ricerca. Grazie Paolo!!!

 

Gigi – Mortara (Pv)

PAPILLON. Grazie a te Gigi che ci hai raccontato cosa vuol dire “circolare”, nel senso di attivare tutti i rapporti che ci hanno mostrato qualcosa di bello, di gustoso e che sarebbe ingiusto dimenticare proprio in questo frangente dove tutto è più difficile. E invece si può far circolare questa stima, mutuata dal lavoro che stiamo imbastendo per mettere al centro dell’attenzione quelli che resistono (la resistenza umana appunto). Anche il mio amico Giovanni mi ha scritto ieri che ha acquistato il pranzo per tutta la famiglia da Masuelli, dopo aver visto sulla nostra guida al Delivery che era possibile. Mi è venuto in mente questo, perché così si sono incrociate le medesime bottiglie di Barbera. Ecco, guai se rinunciassimo a questo per le relazioni: sarebbe come tradire tutti questi anni e quelle strette di mano. Per questo stiamo lavorando a una Golosaria di nuove relazioni, che vorrà mettere in rete questo mondo vivo che abbiamo conosciuto e che non vogliamo abbandonare. Grazie Gigi per la tua amicizia fattiva.

 

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CI SIAM TROVATI UN TESORETTO

Ciao Paolo,
domenica pomeriggio  essendo ulteriormente confinato in casa a causa del cattivo tempo in arrivo, ho  guardato e riguardato  le ultime uscite  del Golosario.it mi sono come reso conto del "tesoretto" che si è accumulato in questi ultimi  tempi, con interventi di alta qualità e precisione sotto vari generi e forme.
Indubbiamente una miscellanea culturale difficile da trovare in giro, un'impronta che mi riporta ai primi tempi della mia frequentazione del club,  quando credo di aver intravisto una giusta commistione tra gusto, storie di vite, arti e culture, dove l'una sosteneva e valorizzava l'altra: in pratica  una pienezza di  piacere per la vita passata, presente e futura.
Le cose non capitano mai per caso, anche in un periodo così tremendo: saperle intravvedere ancora e riscoprirle assume l'aspetto di un dono. E' tutto qui, avrei voluto scriverti prima.
Viva la vida!  (che da noi qui in Emilia equivale a dire: viva la vite!) ;-)

 

Umberto – Reggio Emilia

 

PAPILLON. Caro Umberto, proprio questa settimana abbiamo deciso di raccogliere i primi 50 contributi del ‘pensiero della sera’ e le prime 50 ‘ricette del giorno’, in modo che chiunque possa consultarle agevolmente, come hai fatto tu l’altra sera. Ed hai ragione quando dici che in questo modo siamo tornati allo spirito iniziale, dove eravamo più curiosi di incontrare, dove per organizzare una “giornata di resistenza umana” seguivamo tutti i particolari del caso, perché quel gesto fosse molto bello da vivere. Oggi, se abbiamo riconquistato qualcosa, è successo perché tutto è passato attraverso la fatica, che non è solo quella del momento che viviamo, ma anche dello stare al passo, perché quello che insieme stiamo facendo è un’azione corale di fiducia, verso noi stessi e verso gli altri. Mi vengono i brividi a pensare alle testimonianze che abbiamo letto qui: di Dario, di Andrea poc’anzi, dell’infermiera Franca Zambon, di Cico che è stato tre settimane alla Rsa del don Gnocchi, insomma a gente a cui è stato chiesto molto di più di un clic per condividere qualcosa che potesse dare un senso a questi giorni. Però capisco che ognuno ha i suoi tempi e la pretesa verso gli altri non ha proprio senso. Per questo ho scelto la via di non disturbare più gli amici del Club, con i miei messaggi. Non per polemica, ma per rispetto. Che altro si può avere, del resto, con tutta l’amicizia che ci è stata dimostrata in queste settimane e che ha prodotto oltre 100 contributi che sono diventati, come hai scritto bene tu, un tesoretto. Già, un tesoro di relazioni, di pensieri, di vita.

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LO SPESSORE DELLE COSE COME DIMENSIONE SENSORIALE
Il video di Cezanne è un meraviglioso e prezioso contributo. Il fondo il Club ha lo stesso scopo di Cezanne. Costantino Esposito, un filosofo, ha detto che Cezanne descrive lo spessore delle cose come dimensione sensoriale. Mi pare che il gusto c'entri molto. Credo che nella intuizione originaria e fondativa ci sia molto di questo.
Buona straordinaria giornata!

 

Totò Ferrara - Palermo

 

PAPILLON. Grazie Totò, anche a me ha colpito il video si Silvia Colombo, che ha costruito con sua figlia Marta. Mi ha colpito per la profondità e cura dei dettagli, perché anche un video dev'essere ben fatto, se parla di bellezza.  E' un po' come il nostro libro "Adesso", che forse quest'anno non vedrà la luce, dove abbiamo scelto un contenitore bello per portare nelle case il piacere dell'ordine. Il gusto con tutto questo c'entra molto. Il gusto, ad esempio, per la preziosità degli istanti che viviamo.

 

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SAI QUANTI VANNO A RIVEDERE IL PENSIERO DELLA SERA
Uno stimolo a non sedersi, la bellezza che salva, davvero un aiuto per molti, me ne accorgo nei feedback che ricevo anche da chi non conosceva questa stupenda realtà del Club.
Di fronte al nulla che ci propinano o al turbinio di molte insulsaggini che la gente sui social continua a proporre in questa tragica situazione, la nostra amicizia con quello che è stato messo in campo è una ventata di primavera. C’è gente che mi ha detto che più volte va a rivedere il pensiero della sera.
Grazie per il lavoro e l’apporto di tutti, il mio compito è quello di continuare a tenere il rapporto con le persone che hanno conosciuto il club in questa occasione, sperando anche di riuscire a coinvolgerli in maniera durevole.

 

Lettera firmata

 

PAPILLON. Si, tenere i rapporti è fondamentale proprio in questa situazione. Tutto ciò che ci capita sembra spostarci a guardare oltre il particolare della nostra vita, ma non per dimenticarlo, ma perché sia vissuto con significato. Perché tutto ciò che siamo ed avevamo torni ad essere una conquista. Vale per tutti, non solo per chi è stato fra la vita e la morte.

 

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I MOMENTI IMPORTANTI DEL LAVORO SONO QUESTI
Grazie Paolo,

questo aiuta a non farci sentire soli. Il momento è davvero difficile. Persone come mamma (81 anni) e papà (84 anni) che hanno dedicato una vita al lavoro, a costruire qualcosa di importante per tutti ma soprattutto per noi figlie, si sentono... non mi viene il termine giusto: impauriti, avviliti, a terra... Papà ieri mi ha detto sottovoce "dove sono finiti tutti i nostri sacrifici? "Ed è stata una vita veramente di sacrifici, di lavoro giorno e notte, di rinunce e anche di privazioni. Mi ricordo periodi di debiti fatti per il futuro, di gelato meglio domani e di pizza o ristorante una volta all'anno (non tutti gli anni), ma c'era la speranza del futuro.
Chi come noi, con prodotti di nicchia, lavora soprattutto con il turismo si trova in un momento davvero difficile... e soprattutto non sa cosa gli riserva il futuro. Nel nostro piccolo oltre a noi sorelle ci sono anche 4 collaboratori che sono come sorelle (anche loro genitori) o figli.

Che responsabilità ragazzi! TI ringrazio di cuore per esserci sempre stato nei momenti importanti del nostro lavoro.

 

Claudia - Cortemilia (CN)

 

PAPILLON. Cara Claudia, chissà perché proprio adesso è capitato tutto questo. Perché una pandemia e non una guerra. Domande alle quale non c’è risposta, ma questo è ciò che ci è capitato di vivere ora e a questo punto ci è chiesta fantasia, perché non c’è tempo per stare come degli allocchi a guardare o a contare i numeri. La fantasia vuol dire non restare soli, ma cercare alleanze che ci facciano uscire a largo raggio, certi della forza di ciò che abbiamo costruito. Su questo ti assicuro che ci siamo e se vorrai ci confronteremo, mettendo insieme pezzi di ciò che possiamo fare. Ci si migliora insieme, come hanno fatto tuo papà e tua mamma.

 

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GLI ARTIGIANI E IL LAVORO BEN FATTO
Carissimo Paolo,
ogni volta ringrazio di avermi fatto capire alcuni "pezzi" della vita che spesso rimangono nascosti e che solo uno sguardo diverso può vedere. Quello sguardo che è degli "umili", di chi ogni giorno, come le persone che tu racconti, si alzano e provano a fare del lavoro e del tempo un "prodotto da artigiani" . E ringrazio di avere incontrato persone come te che sanno dare il loro tempo perché questo tempo buono si crei. Grazie a chi è con Papillon per quello che fate e spero di poter proseguire con  qualche altro passo assieme.
Un abbraccio e a presto.


Massimo Folador - Varese


PAPILLON. I pezzi che rimangono nascosti sono come quelli degli artigiani che facevano le guglie del Duomo? Pezzi levigati alla perfezione anche se l’occhio non avrebbe mai potuto vederli, se non in  rari casi. Ma un lavoro doveva essere così: ben fatto, come se il committente forse un Altro, nel cui lavoro uno entrava in rapporto. Anche questa è una cosa che ho imparato domenica scorsa, durante una chat dove ci hanno raccontato la fabbrica del Duomo.

 

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I VIGNAIOLI ITALIANI SOSTENGONO LA FILIERA DEL VINO
Siamo duecento vignaioli italiani, grandi e piccoli, e oggi vogliamo farvi arrivare la nostra voce, che uniamo con forza a quella dell’intera filiera che vive di vino, una filiera fatta di contadini, distributori, agenti, ristoratori, sommelier, enotecari e mescitori.Siamo orgogliosi del nostro lavoro, che abbiamo portato avanti con impegno e tenacia anche in questi mesi così difficili per le nostre famiglie, le nostre aziende e tutto il nostro Paese.
Perché la vigna non si ferma, e noi non ci siamo mai fermati. La maggior parte dei nostri vini non arriva alla grande distribuzione organizzata e non raggiunge il grande pubblico dei consumatori: appartiene storicamente alla nicchia del vino di qualità, accudito con competenza e rispetto dagli operatori commerciali e da tantissimi appassionati che ci aiutano a comunicarlo e a portarlo sulle tavole e nei calici di coloro che amano il vino. La nostra filiera è in pericolo.
Molti dei nostri clienti sono stati obbligati alla chiusura, e ancora non è chiaro come e quando si potrà ripartire. Una cosa è certa: non si potrà ricominciare, tirar su le saracinesche, aprire le porte, come se nulla fosse accaduto. Per questo è difficile, per tutti coloro che vivono di vino, continuare a guardare al futuro con serenità e fiducia, ma è importante provarci, con il contributo di tutti noi. Ed è importante che la filiera tutta serri i ranghi e si muova compatta. Unita.
Per questo abbiamo sottoscritto una lettera aperta, un protocollo d’intenti che dimostra il rispetto per tutti noi, genti del vino, il nostro impegno nel sostenere il lavoro di ognuno, la nostra leale e aperta collaborazione per uscire tutti, tutti insieme, da questa crisi.
La lettera circolerà tra i vignaioli, tra i filari e nelle cantine, ci auguriamo di raccogliere quante più voci possibile a sostegno di questa iniziativa.
Se vuoi aderire, puoi scrivere a vignaioli@ilvinononsiferma.it

 

PAPILLON. Io fatto la mia richiesta di adesione (ma non so se mi accetteranno, perché la mia vigna è improduttiva da troppo tempo), scoprendo che nel frattempo i vignaioli che hanno sottoscritto sono diventati oltre 400. Ho voluto pubblicare questa bella lettera, perché leggendo i loro nomi e guardando i volti che sono apparsi nel collage che sta girando, ho visto quelli che considero amici: Walter Massa e Josko Gravner che si incontrarono per la prima volta nel 2003 a Golosaria ad Alessandria, e poi tantissimi altri, dal sud al Nord più estremo. Avete dato un gusto al racconto dell’Italia non possiamo dimenticarci.

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IL DANNO ALLA RISTORAZIONE
Buongiorno, purtroppo il danno economico enorme che tutti quanti abbiamo, non ci consente di rientrare nelle grandi difficoltà a venire… Quello che vorrei da queste associazioni come la vostra che ci hanno sempre sostenuto, è che ci portasse ad ottenere un fondo perduto per poter riavere quella VOGLIA e PASSIONE che ci distingue nel mondo. Ho sempre sostenuto mio marito nei suoi progetti ma ora dico la sincera verità; non ho più voglia di combattere. A 55 anni non me la sento più di vedere situazioni che non ci tutelano più perché siamo sempre indicati come gli EVASORI numero 1. Se fosse per me chiuderei definitivamente questa attività che mi ha regalato moltissime emozioni ma a oggi non mi fa dormire serena… Ci siamo indebitati fino al midollo senza chiedere nulla, tirandoci su le maniche e tirando per molti anni la cinghia tenendo conto che quando abbiamo inaugurato il nostro SOGNO, avevamo 2 bambini piccolissimi e ora mi sento svuotata nell’anima e non ce la faccio più a combattere. Scusate lo sfogo…

 

Lettera firmata


PAPILLON. In questi giorni siamo usciti con un sondaggio dove si evidenzia che il bisogno principale che richiedono i ristoratori è quello che dici tu. La settimana prima avevamo lanciato l’appello, che anche tu hai firmato, perché la data di riapertura fosse il 4 maggio e non un mese dopo. Noi siamo dalla parte di chi fa informazione e in certi casi anche controinformazione, provocando notizie e grida di allarme, e questo non smetteremo di farlo. Come abbiamo fatto in queste ultime settimane. Però c’è da dire che 30 anni fa, quando su un territorio una categoria manifestava un problema, questo veniva posto in quel livello che era un partito. Bianco, rosso o nero che fosse, ma dal basso la voce arrivava a Roma. Oggi che i partiti sono stati spazzati via cosa ci è rimasto? Lo Yesman di turno, che è sempre una brava persona, ma con un limite: non decide.

 

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ALTRI RISTORATORI ARRABBIATI: ASCOLTIAMOLI!
Ciao Marco e Paolo,
sono Savino del ristorante Affori a Milano. In questi giorni le ho sentite tutte, dai giornali alla TV, dal tunnel igienizzante, alle protezioni in plexiglass, dalla pulizia dei bagni ogni 15 minuti, alle mascherine obbligatorie per noi e per i nostri clienti, distanze tra gli operatori in cucina, distanze tra tavoli e clienti, posate, bicchieri e piatti monouso e infine la sanificazione del locale... A costi incredibili. Tutto questo con un decremento del giro d’affari, perché quando si dovrebbero riaprire le distanze obbligatorie ci porterebbero ad avere il 70% di clienti in meno, e non sappiamo per quanto tempo; allora mi chiedo ma vale la pena aprire? Io sono per il no, dobbiamo battere per questo e rimanere chiusi. E non cedere ai ricatti del governo. La loro intenzione è quella di farci chiudere la cassa integrazione ai dipendenti, oppure, porre il limite delle 9 settimane di cassa integrazione così da dover poi sostenere gli stipendi e i contributi per il personale ecc… Se apriamo a queste condizioni, il rischio è di fallire definitivamente. Chiediamo di essere sostenuti fino alla fine di questa pandemia con la cassa integrazione per tutti i nostri dipendenti, come per le grandi Aziende, il congelamento di tutte le spese inerenti a tasse locali e nazionali, lo sgravio di tutti gli F24 da marzo fino alle aperture senza nessuna restrizione, per ricominciare sul serio a lavorare.


Lettera firmata


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RESISTERE CON DIGNITA’

Buongiorno,
ho risposto al vostro nuovo questionario, ma sono molto arrabbiata per la chiusura dei ristoranti fino a giugno. Questo sì che rischia di affossare tutto il nostro lavoro.
Sono la titolare del ristorante Cantina del Rondò di Neive, che conoscete.  Attiverò anch'io il servizio di asporto ma non servirà assolutamente, neanche a coprire i costi.
I numeri saranno piccoli, potrò offrire solo alcuni piatti, non voglio ridurre la qualità della mia cucina, devo offrire il cibo che portato via e scaldato a casa non soffra troppo.
Molti abbassano notevolmente i prezzi ma non voglio cambiare i miei fornitori di qualità, anche loro devono poter lavorare...  Non c'è nessun sostegno dal governo sulle spese fisse: affitto, bollette, imposte. Certo ho chiesto il finanziamento di 25.000 euro, ma è un prestito da restituire, che oltretutto "assorbe" un mutuo preesistente.  Caparbiamente cercherò di resistere, ma voglio lavorare, non pietire assistenza!

Grazie a voi per la vostra attenzione.

 

Emanuela Merli

 

PAPILLON. Cari Emanuela e Savino, anche il vostro grido che raccolgo servirà perché non è pensabile che questa situazione venga presa sottogamba. Dietro al vostro lavoro, che conosco bene, ci sono storie incredibili di passione, come ci avete evidenziato tutti nelle lettere di questa settimana. Le ho voluto pubblicare, violando forse una certa riservatezza, perché la circolare serve proprio a far circolare anche un grido.  Che faccio mio perché diventi nostro. L’unica arma che rimane del resto è questa: far sentire la voce di tanti, perché vengano ascoltati. E sono fiducioso che qualcosa possa (deve) cambiare.