I vitigni dovranno cambiare e i disciplinari dovranno essere meno rigidi

Vinitaly si sta preparando ad affrontare i grandi temi della vitivinicoltura contemporanea che saranno al centro della Special Edition di metà ottobre, che sta ottenendo adesioni importanti, da parte di produttori, Consorzi di Tutela e Regioni. Uno di questi argomenti riguarda i cambiamenti climatici, sempre più incalzanti.

Sul sito di Vinitaly è stata pubblicata un'illuminante intervista fatta ad Attilio Scienza, professore ordinario di Viticoltura all’Università di Milano e direttore scientifico di Vinitaly International Academy.
I temi affrontati, attualissimi, riguardano i cambiamenti climatici, la genetica e il rapporto con i disciplinari, la ricerca e il biologico. Al cospetto di un clima che cambia e che cambierà anche in futuro, la viticoltura dovrà adattarsi, come del resto ha già fatto in passato, e quindi i viticoltori dovranno adottare delle scelte mirate per ottenere dei vini che siano il più possibile simili a quelli del passato, per andare incontro ai gusti dei consumatori che, necessariamente, dovranno anch'essi modificarsi.
I vini del futuro avranno livelli di alcol più alti, tannini meno morbidi e un'acidità più difficile da controllare, ma in questo caso un valido aiuto arriverà dalla tecnica enologica.
«Un ruolo importante in futuro l’avranno certamente le varietà, cioè i vitigni, che dovranno un po’ alla volta cambiare» dice Attilio Scienza.
Un problema diventa quello di coniugare i nuovi vitigni con i disciplinari di Doc e Igt, che hanno strutture piuttosto rigide. Scienza sottolinea come sia più facile modificare l'Igt, che è più flessibile e consente di sperimentare: «(le Igt) potrebbero essere strumento per creare nuove varietà attraverso l’incrocio».
In merito al biologico, sempre più diffuso, Attilio Scienza nota che il problema con il biologico riguarda le piogge che sono sempre più irregolari e quindi si richiedono interventi con il rame più frequenti. A parte questo, dice Scienza, non ci sono altre sostanziali differenze.

A questo link è possibile leggere integralmente l’intervista al professor Scienza da cui traspare la necessità di intervenire con urgenza. Ora, in questo momento ci troviamo di fronte alla solita dicotomia fra istituzioni che hanno fatto leggi che diventano prigioni (le Doc ad esempio) e i produttori che invece hanno percepito ormai da tempo l’allarme dei cambiamenti climatici e si stanno attrezzando. L’ingresso dei vitigni Piwi va in questa direzione, ma anche la scelta di abitare con la vite altezze che erano state abbandonate in passato (vedi il caso Alta Langa) raccontano di un movimento in atto. La riflessione sulla flessibilità delle Igt è da tenere in grande considerazione a questo punto. Ma delle due l’una: i produttori di vino non intendono soccombere per cui, prima che le Doc si svuotino, forse è il caso che si aggiornino, con procedure più snelle, nel caso di modifiche. Chi risponde però?