Il rilancio del tartufo prodotto in questo areale passa anche da un libro che ha debuttato a Milano
C’è un filo invisibile che unisce le colline nebbiose del Monferrato al cuore universitario di Milano, un legame ancestrale fatto di terra e fatica celebrato ieri nella prestigiosa cornice dell'Università Iulm per la presentazione del libro strenna "50 anni di Borsa del Tartufo e... la narrazione continua" a cura di Chiara Cane ed edito dal Monferrato.
La sala al sesto piano dell'ateneo ha accolto un pubblico delle grandi occasioni, con oltre cinquanta persone giunte appositamente dal Piemonte. A fare gli onori di casa la rettrice Valentina Garavaglia, omaggiata con una "Rosa Monferrato" da Emanuele Giachino, amministratore delegato di Editrice Monferrato, affinché l'ateneo possa ricordare le colline e il passaggio della testata. È stato lo stesso Giachino a inquadrare la precisa strategia dietro l'evento: "Il volume, qui presentato in assoluta anteprima, verrà proposto con la nuova campagna abbonamenti a partire da novembre. Quest'anno abbiamo deciso di anticipare la presentazione, che di solito si tiene nel periodo pre-natalizio, proprio per precedere le fiere del tartufo monferrine con lo scopo di valorizzarle maggiormente".
Il dibattito moderato dal direttore de "Il Monferrato" Pierluigi Buscaiolo si è trasformato in un autentico manifesto per il territorio.
Il messaggio emerso dalle istituzioni presenti – tra cui l'assessore regionale Federico Riboldi, il presidente della Provincia Luigi Benzi, il sindaco di Casale Monferrato Emanuele Capra e Fabrizio Palenzona – è stato perentorio: superare definitivamente i campanilismi per proiettare il Monferrato verso un turismo di respiro internazionale, utilizzando il tartufo come volano promozionale al pari di quanto avviene nelle vicine Langhe. Una visione condivisa dalla curatrice dell'opera, Chiara Cane, e arricchita dall'intervento di Pier Luigi Rollino, storica firma della testata che ha contribuito al libro con il saggio che gli ha dato il titolo, ovvero il "Borsino della Trifola". Si tratta di un riferimento imprescindibile per il territorio, nato come rubrica e ancora oggi pubblicata dal giornale a cura dello stesso Rollino con la collaborazione di Antonio Notaro.
All’interno del volume il capitolo "Tartufi, tartufai e tartufaie un altro punto di vista", a firma di Paolo Massobrio che traccia un'evoluzione storica che parte dall'eco di Giacomo Morra per arrivare alle decisive intuizioni di Giacomo Bologna, artefice negli anni Ottanta della consacrazione del tartufo bianco del Monferrato contro le piazze dominanti di Alba e Acqualagna.
Il saggio - racconto si sviluppa come un serrato e oscuro dialogo notturno con "Effe", un trifolao professionista che spoglia la cerca dal facile romanticismo per svelarne le asprezze contemporanee. Le parole di Effe delineano uno spaccato segnato dalla tensione tra liberi cercatori e proprietari di fondi recintati, un mondo dove l'invidia sfocia nel danneggiamento delle piante e nel vile avvelenamento di cani il cui valore sul campo può toccare i 50 mila euro.
Eppure, tra le ombre dei boschi emerge anche una profonda lezione di ecologia: la salvaguardia della tartufaia esige rigore, rifuggendo l'uso di mezzi pesanti sui terreni bagnati e abbracciando una pazienza contadina che attende vent'anni affinché appena il 5% delle nuove piante diventi produttivo. È in questo habitat curato in modo maniacale che nasce il tartufo del Monferrato: un gioiello che, pur presentandosi talvolta meno tondeggiante rispetto a quelli di altre provenienze, vanta una fragranza, una finezza e una qualità nettamente superiori. Un patrimonio identitario immenso che, come suggerisce Massobrio, necessita di tutele serie, rilanciando l'idea di applicare le Denominazioni Comunali (De.Co.) alle aree tartufigene per premiare chi custodisce concretamente questo miracolo della natura.
