I vigneti si spostano sempre più in alto: questa tornata di Top Hundred conferma una tendenza che mostra come il riscaldamento globale e le strategie di contenimento siano già una realtà

Il cambiamento climatico sta dunque ridisegnando la mappa vitivinicola italiana, dacché l'innalzamento delle temperature e le stagioni sempre più secche spingono i vignaioli a cercare altitudini un tempo impensabili per salvare freschezza, acidità e quell'eleganza che l'eccesso di calore rischiava di compromettere. Sfogliando le selezioni dei Top Hundred e degli Storici 2026, emerge chiaramente un fil rouge: il vino italiano sta letteralmente scalando le montagne, trovando rifugio in quota.

Il Sud ad alta quota
Nel Meridione, questa ricerca dell'escursione termica sta regalando sorprese straordinarie. In Basilicata, a Viggiano nell'Alta Val d'Agri, l'azienda Di Fuccio coltiva le uve fiano per il suo Basilicata Bianco “Eremo” a circa 1.000 metri di altitudine, sfruttando condizioni pedoclimatiche di eccezionale valore e perfette escursioni termiche.
difuccio copia.jpgAnche in Sicilia la quota fa la differenza. Sull'Etna, Girolamo Russo coltiva i suoi storici vigneti ad alberello sul versante nord tra i 650 e i 780 metri.
girolamo russo copia.jpgMa c'è anche una Sicilia d'alta quota lontana dai vulcani: la Tenuta San Giaime produce il Terre Siciliane Bianco di Montagna Bio “Curtigghiu” proprio sulle Alte Madonie, uno dei rari territori montuosi dell'isola oltre all'Etna.
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Appennini e Alpi Marittime: la rinascita oltre i 600 metri
Risalendo la penisola, la tendenza verticale non cambia. In Molise, l'azienda Japalucci valorizza in modo esemplare la Tintilia con il cru “Altura 701”, che prende il nome proprio dall'altitudine del vigneto situato in Contrada Calvario a 701 metri.
japalucci.jpgIn Liguria, il progetto de Il Baggio Pellegrino a Cosio d’Arroscia ha riportato in vita una viticoltura eroica con vigne oltre i 700 metri di altitudine, sicuramente le più alte dell’Imperiese, da cui nasce l'Ormeasco di Pornassio Superiore “Il Colonnello”.
baggio pellegrino copia.jpgPersino in Toscana si cercano altezze inusuali: la Cantina della Luce ha dato nuova vita a vecchi vigneti nella parte più alta del comune di Sorano, a 600 metri sul livello del mare, per produrre il suo inaspettato e tannico Bianco di Pitigliano “Fattucchiero”.
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Oltre l'altitudine: la via dei vitigni resistenti
Ma dalla salita in quota, la viticoltura esplora soluzioni agronomiche basate sulle sperimentazioni in campo. È il caso lombardo dell'azienda Nove Lune di Cenate Sopra, creata da Alessandro Sala, la cui filosofia prevede l’utilizzo di vitigni resistenti. Il suo Vino Spumante di Qualità Metodo Classico Pas Dosé Cuvée I “Costa Jels” nasce infatti da un blend di uve resistenti come bronner, johanniter e souvignier gris. Una sfida climatica che trova compimento in un affinamento estremo, che lega l'innovazione in vigna al grembo della terra: il vino riposa per sessanta mesi all'interno della miniera di Costa Jels a Gorno, sviluppando un corpo e una sapidità sorprendenti.
nove lunea.jpgE poi come non citare la Val Camonica, dove a Cerveno, ai piedi della Concarena e di fronte al Pizzo Badile, sorge la cantina Rebelot. Gestita da un gruppo di giovani amici, questa realtà porta avanti una clamorosa sperimentazione sulla spumantistica. Il loro Vino Spumante Extra Brut “Free-Z-Ling” 2025 è un metodo ancestrale ottenuto da uve riesling renano. Un progetto che, proprio come il nome aziendale "Rebelot" (che esprime il fermento tumultuoso di una ribellione), ha sparigliato le carte per trovare un nuovo ordine, regalando un vino dal sorso cremoso, fresco e con un'intensa vena sapida finale.
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