Simboli nel piatto: guida ai cibi da scegliere (e quelli da evitare) per propiziare un anno di abbondanza

Lenticchie, fagioli, frutta fresca e secca, marzapane ma anche cotechino e zampone. Secondo la tradizione, nel periodo che va dalla Vigilia al Capodanno alcune pietanze propiziano giorni lieti, abbondanza e buona sorte. Ma quando e perchè hanno assunto tale significato?

Partiamo dal piatto simbolo, le lenticchie, che hanno assunto questo significato beneaugurante perché la loro forma ricorda le monete d'oro, simboleggiando ricchezza e prosperità; una tradizione che risale all'antica Roma dove a Capodanno si scambiavano piccole borse di cuoio (scarselle) che contenevano lenticchie come augurio di fortuna e abbondanza economica; inoltre, essendo nutrienti e sostanziose, un tempo rappresentavano una scorta preziosa per l’inverno. D’obbligo, accompagnarle al cotechino o allo zampone, così da creare a tutti gli effetti un piatto che “porta bene”. Questi ultimi rappresentano infatti un insaccato molto grasso, perciò simbolo di ricchezza che quindi rimanda a un prossimo futuro di buone finanze. Già dai tempi degli antichi Romani, inoltre, venivano macellati a ridosso del solstizio d'inverno, nei giorni che cioè decretavano la fine del buio e davano il benvenuto a quelli di luce che ridonavano vita ai campi. Il maiale, poi, va a caccia di cibo con il naso in avanti e non cammina mai all’indietro. Rappresenta il progresso e in generale il progredire e l’avanzare, anche inteso come metafora.

Ma c’è anche una leggenda legata allo zampone che vuole la sua invenzione e il suo significato beneaugurante che subito ne derivò, attribuita a Giovanni Pico della Mirandola, filosofo e umanista dalla celeberrima memoria. Durante l’assedio delle truppe pontificie di papa Giulio II al castello di Mirandola, decise di macellare tutti i maiali presenti nel castello e infilarne la carne più magra in un involucro formato dalla pelle delle sue zampe, così da poter essere conservata a lungo e far sopravvivere la popolazione locale.

Tornando invece al simbolo della moneta delle lenticchie, significato simile per la tradizione del marzapane, pasta dolce a base di mandorle, zucchero e aromi (come acqua di rose o scorze di agrumi), la cui origine risale alla dominazione araba in Sicilia, dove arrivò tramite il termine arabo maw-thabán (o manthàban), nome di una moneta d'argento che indicava sia la valuta che la quantità di questo prezioso impasto. Il nome simboleggia la ricchezza, poiché era un dolce raffinato e costoso.

Numerose le tradizioni che citano la melagrana simbolo di buon auspicio: fin dall'antichità, i suoi numerosi semi (arilli) la rendono simbolo universale di abbondanza, fertilità, prosperità e vita in molte culture e religioni, dal Mediterraneo all'Oriente, legata a miti, riti nuziali e celebrazioni di fine anno, augurando ricchezza e una prole numerosa. Il suo colore rosso simboleggia inoltre vitalità e passione, mentre nella tradizione ebraica i suoi 613 semi corrispondono ai precetti della Torah, e in quella cristiana è legata al martirio e alla fecondità della Chiesa: è infatti elencato nella Bibbia tra i sette prodotti agricoli della terra promessa, e risulta essere uno dei frutti portati dai dodici esploratori inviati da Mosè a esplorare la Terra di Canaan.

E 12 sono anche i chicchi d’uva - "las uvas de la suerte” - che in Spagna (ma la tradizione si è diffusa anche in Italia e nell’intera America Latina) si mangiano a Capodanno - uno per ogni rintocco della campana “le 12 campanadas” e per ciascun mese dell’anno - per assicurarsi prosperità, amore e ricchezza. Tutto ebbe inizio nel 1919, quando i viticoltori di Alicante si trovarono con una produzione di uva eccezionalmente abbondante. Per non sprecare il raccolto, inventarono questa usanza, spargendo la voce che consumare quei chicchi a fine anno avrebbe portato fortuna. Una strategia di marketing “ante litteram” arrivata ai giorni nostri.

La frutta secca è sempre stata considerata di buon auspicio sin dall’antichità classica, ed era servita a fine pasto soprattutto durante i banchetti nuziali come augurio di prosperità agli sposi. Non a caso un detto recita “Pan e nosi mangiar da sposi”: “Pane e noci mangiare da sposi”. Nelle famiglie più povere la frutta secca era il regalo riservato al Natale, dolce, nutriente e poco costosa, ma che grazie al suo guscio duro era simbolo di protezione dagli attacchi esterni e portava augurio di prosperità, forza e fertilità.
Fa il pari con il detto “Fare le nozze con i fichi secchi", che si deve al fatto che per gli antichi Romani la frutta secca, benché poco costosa, era di buon augurio. Secondo i francesi e i greci, per avere fortuna nell’anno nuovo si devono mangiare ben 13 tipi di frutta secca.
In Italia bastano 7 da gustare a Capodanno: noci, nocciole, arachidi, uvetta, mandorle, fichi e datteri.

Ma anche il colore degli alimenti ha il suo peso: è il caso delle verdure a foglia verde come cavoli, spinaci o verze, che negli Stati Uniti richiama il colore delle banconote (i dollari, “verdoni", in gergo) e viene associato anche al significato di “speranza". Mangiarne in abbondanza all'inizio dell'anno è un rito per propiziare ingenti guadagni economici.

Concludiamo con i cibi che, per motivi opposti rispetto a quelli sopra descritti, non si dovrebbero consumare durante le festività natalizie: in primis, crostacei e molluschi come granchi, aragoste e gamberi. Il motivo è che fanno l'opposto di quello che fa il maiale: camminano all'indietro, e dunque rappresentano il non progredire, non migliorare, non evolversi. E a seguire, i volatili di ogni specie, perché con loro “la fortuna vola via”….

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