Perché il 29, 30 e 31 gennaio sono i più freddi dell'anno e come scaldarsi a tavola
Nell'immaginario popolare, gli ultimi tre giorni di gennaio sono da sempre marchiati dal gelo più intenso. Sono i cosiddetti giorni della merla, un periodo che la tradizione contadina osservava con timore e rispetto: si diceva infatti che, se questi giorni fossero stati particolarmente freddi, la primavera sarebbe arrivata puntuale e mite; in caso contrario, l'inverno avrebbe tardato a lasciarci.
Nel gennaio 2026 la vecchia leggenda sembra quasi trovare una conferma simbolica nella realtà. L’ultima settimana del mese è infatti segnata da freddo intenso, perturbazioni diffuse, anche nevose a quote basse e marcato calo termico con temperature vicino allo 0 anche al Sud. La scienza colloca il picco di freddo medio di solito a metà mese; tuttavia, in questo specifico 2026, l’andamento stagionale si sta più o meno allineando alla vecchia vulgata popolare.
L'origine del nome: la leggenda della merla bianca
Ma perché proprio "della merla"? La leggenda più nota racconta di una merla dalle piume bianchissime, stanca delle continue angherie di gennaio, che ai tempi durava solo 28 giorni. Il mese, dispettoso, si divertiva a scatenare bufere ogni volta che la merla usciva in cerca di cibo. Un anno, la merla decise di fare scorta e si rinchiuse nel nido per tutto il mese. Il ventottesimo giorno, pensando di aver vinto, uscì e cinguettò trionfante. Gennaio, offeso, chiese in prestito tre giorni a febbraio e scatenò un gelo mai visto. La merla, per non morire, si rifugiò nel comignolo di un camino acceso: ne uscì il primo di febbraio salva, ma con le piume completamente nere a causa della fuliggine. Da quel giorno, tutti i merli sono neri.
Il menu del gelo: scaldarsi con la tradizione
Per affrontare queste temperature, la tavola deve farsi sostanza e calore. Ecco una proposta di menu che profuma di casa e convivialità.
Primo: paniscia novarese o canederli trentini
Non c'è niente di meglio di un primo piatto robusto. La paniscia, con riso, fagioli, verza e salam d'la duja, è l'essenza dell'inverno piemontese. In alternativa, i canederli della tradizione trentina e altoatesina. Grandi gnocchi di pane raffermo arricchiti con speck, formaggio di malga ed erba cipollina, serviti in un brodo di carne bollente e saporito. È il piatto del recupero per eccellenza, capace di trasformare ingredienti semplici in un concentrato di energia e calore.
Secondo: polenta e selvaggina o formaggi fusi
La polenta è il calore che non tradisce. Servitela concia (con burro e formaggi locali come il gorgonzola o la toma) o accompagnata da uno spezzatino di cervo o cinghiale, la cui cottura lenta riempie la cucina di profumi ancestrali.
Dolce: mele al forno con cannella
Un fine pasto semplice e rincuorante. Le mele, farcite con noci e uvetta, vengono cotte al forno finché la polpa non diventa crema. La cannella, spezia calda per eccellenza, aiuta a contrastare i brividi esterni.
La merla si combatte anche con la merenda
Per spezzare il pomeriggio durante i giorni più freddi, ecco due proposte sempre vincenti. Pane e burro di montagna: una fetta di pane di segale spalmata con un velo generoso di burro d'alpeggio e una spolverata di zucchero, oppure accompagnata da una confettura di mirtilli rossi. Cioccolata calda densa: preparata con cacao amaro e un pizzico di amido per renderla quasi "da mangiare al cucchiaio", magari con un tocco di panna montata fresca per un vero peccato di gola.
E infine, vogliamo ricordare che in 100 locali, nel prossimo week end, si cucina la Bagna Cauda della Merla, piatto azzeccassimo per questa stagione. Info sul sito https://bagnacaudaday.it/i-locali/
