Dei vini dell’isola si parla poco, ma alcuni sono vere sorprese

Bella e misteriosa. Ricca e povera. Ferita e orgogliosa. È terra dai contrasti forti, la Sardegna. Nei mesi estivi i riflettori son tutti per lei. Poi, quando i turisti se ne vanno, l’isola sembra scomparire nel mare. Chi vi è nato è fiero di esserne figlio, consapevole di avere radici che pescano in una storia millenaria. Ma non v’è dubbio che soprattutto i giovani sono consapevoli che le sfide dell’oggi, richiedono capacità di cambiamento. Ora, cambiare, non vuol dire, come purtroppo molti sembrano tentati credere, abbracciare il nuovo solo perché nuovo, in modo acritico. Rinnovarsi, è sapere dare prospettiva a quello che la tradizione, chi ci ha preceduto, ci ha lasciato.

Tra le attività dove più vale questo, il vino. Tra le realtà che sanno coniugare origini, identità, passato e futuro, Giba 6Mura (tel. 0781689718) di Giba (CI). La cantina, nata per volontà di un gruppo di amici, è la realizzazione del loro progetto, che si proponeva di portare al consumatore vini figli di territorio, terra e vitigni. Nel segno di una chiara riconoscibilità. Obiettivo raggiunto, grazie alla valorizzazione nei vigneti di vigne vecchie, perlopiù piantate ad alberello a piede franco su sabbia, e in cantina, dell’uso di botti grandi. Se in questa stagione è più che mai auspicabile assicurarsi il loro Vermentino di Sardegna 6Mura Bianco, ideale in abbinamento a piatti di pesce o con carni bianche. A chi non teme di stappare rossi anche con il caldo, suggeriamo l’interessantissimo Carignano del Sulcis Giba Rosso, dall’eccellente rapporto qualità/prezzo. Rosso rubino, al naso ha profumo di amarene, macchia mediterranea, sentori di pepe, origano e mirto, mentre al palato ha bella struttura, ed è fresco e sapido, equilibrato e di buona persistenza. Una goduria con formaggi, in primis pecorino maturo, o con porceddu o carni di agnello.