Praticato da sempre e in tutte le religioni, un modo per chiedere, pregare e protestare. E il dimagrimento c'entra abbastanza poco

L’astensione dal cibo, antica pratica Quaresimale, si inserisce in una storia millenaria che spazia dai filosofi greci agli asceti cristiani fino agli indipendentisti irlandesi. 

Partiamo dall’inizio, dall’etimologia di digiuno che deriva dal latino medioevale ieiunum con cui s'intendeva l'assunzione di un unico pasto nel corso della giornata, al calar della sera, come tuttora si fa durante il Ramadan. In questo senso il digiuno è una delle poche pratiche diffuse tra quasi tutte le grandi religioni mondiali. Astenersi dal cibo infatti è da sempre considerato il mezzo per attivare un tramite con la divinità. Il professor Massimo Montanari lo spiega bene nel suo libro Mangiare da Cristiani. Digiunò Mosè sul Sinai, prima di ricevere le Tavole della Legge, per 40 giorni e 40 notti, come Cristo nel deserto.

Ma il digiuno può anche diventare preghiera collettiva. Nel novembre dell' 805 Carlo Magno indisse un pubblico digiuno per scongiurare una carestia. Nel 2013 Papa Francesco chiese di digiunare un giorno per la pace in Medioriente. Secondo un’indagine Coldiretti quest’anno un italiano su cinque (il 22%) rispetterà l’astinenza dal cibo. Per un legame con antiche tradizioni, per l’esempio carismatico di Papa Francesco o, più forse, per una ricerca di ascesi e di spiritualità in risposta alla paura e all’ansia innescate dalla pandemia. 

Al significato religioso del digiuno, storicamente, si è affiancato quello più propriamente politico, dalle suffragette inglesi agli indipendentisti irlandesi, dal Mahatma Gandhi che lo elesse a simbolo di lotta non violenta fino al fondatore e leader dei Radicali Marco Pannella che inaugurò la sua lunga stagione di scioperi della fame nel 1969.

A sdoganare il digiuno in ambito scientifico è stato invece nel 2013 il professor Umberto Veronesi, che praticava il digiuno una volta la settimana da molti anni - non solo per dimagrire, però, come spiegano tuttora sul sito della Fondazione Veronesi - e sul tema pubblicò il libro La dieta del digiuno. Perdere peso e prevenire le malattie con la restrizione calorica (Mondadori).
Poi sono arrivati i libri di Valter Longo e dell’epidemiologo Berrino che hanno fatto segnare veri e propri casi editoriali. 

Però, c’è anche un lato goloso del digiuno che proprio in questo periodo, con il cibo che diventa consolazione per le limitazioni indotte dal lockdown, ci fa piacere ricordare. Ed è quello della cioccolata che venne sdoganata proprio in tempo di Quaresima dopo una discussione durata secoli. La cioccolata - si chiedevano studiosi e dottori della Chiesa - poteva interrompere il digiuno oppure no. Per lo spagnolo Pinelo, che a metà Seicento scrive sul tema un vero e proprio trattato, la cioccolata, essendo liquida, può essere assunta. I Gesuiti, a favore, danno battaglia ai Domenicani (contro), con tanto di missive tra teologi e cardinali. Il risultato? Nel bene o nel male, l’importante è che se ne parli e così la cioccolata da bevanda esotica diventa oggetto di desiderio nelle principali Corti europee. Pochi anni dopo e un’altra privazione, quella del cacao, spalancò le porte all’invenzione della gianduja.
Morale: la privazione, talvolta, può anche essere foriera di buone cose (a patto di saperla sfruttare a dovere).