Degustazione della Vernaccia di San Gimignano

L’appuntamento era atteso, perché l’annata 2020 è qualcosa che desta tanta curiosità e la Vernaccia di San Gimignano rappresenta un buon veicolo di giudizio.
vernaccia-libretto.jpgEccoci dunque in questa bellissima cittadina turistica che si sta risvegliando dal lungo lockdown, anche se nei ristoranti si mangia solo dove c’è il dehors e il caffè lo servono da asporto. Ma ancora per poco. Qui alla Vernaccia ci tengono e lo capisci dalle vetrine dei ristoranti e negozi.
vernaccia-paese.jpgLa degustazione viene organizzata dal Consorzio negli ampi spazi del Museo di Arte Contemporanea De Grada, con una teoria di sale e salette che permettono a una cinquantina di giornalisti di svolgere le proprie valutazioni. E che ci fosse attesa lo capisci subito dalle cose ben fatte, come il libretto per le degustazioni realizzato dal Consorzio che porta il saluto di Irina Strozzi, la giovane presidente, che parla di un’uva che è la regina delle vendemmie toscane.
vernaccia-salette.jpgOra la Vernaccia di San Gimignano è davvero un unicum dove si mescolano nitide le note floreali di ginestra e lavanda, quindi fruttate e poi quelle minerali con l’acidità che sostiene un corpo rotondo che nell’annata 2020 è sovente caratterizzata dai tannini. Tuttavia l’espressione di questo vino, in molti casi, si perfeziona nel tempo. Il 2020 è un’annata di pronta beva che sembra esprimere semplicità, benché tanti campioni abbiano manifestato di dare molto di più con due, tre anni di invecchiamento. Lo dico perché l’assaggio delle Vernaccia 2017 (anche se erano pochi i campioni) sono state una sorpresa, dove l’evoluzione del vino manifestava una sorta di compiutezza e un viatico per andare oltre.

Tuttavia, lo ripeto, il 2020 è stata un’annata appassionante (e mi sbilancio dicendo che mi ha dato di più del 2019): buona sotto tanti aspetti che per me è iniziata con il campione del 2020 n. 1 dell’Abbazia di Monte Oliveto. Ed eccoci subito con quella nota di ginestra e poi sentori dolci di frutta fresca, sicuramente banana, e poi una trana filigranosa dentro un’acidità ampia. Chiusura sapida per un campione iconico davvero interessante.
abbazia-monte-oliveto.jpgLa Vernaccia della Cantina Guidi aveva invece note fini di fiori e poi una carezza animale e fruttata piacevole. In bocca è rotondo e graffiante per i suoi tannini espressivi. Ho poi riassaggiato per la seconda volta la Vernaccia “Clara Stella” di Cappella Sant’Andrea perché aveva note fruttate e pulizia floreale che insieme davano un accento piacevole di aromaticità: in bocca una bella espressione con il trasporto di un’acidità che continua a farti sentire il frutto.
cappella-santandrea.jpgDelle due Vernaccia di Casa alle Vacche ho sentito, nel secondo, I Macchioni, una nota espressiva di lime e una sapidità più marcata. Il primo aveva note speziate su uno sfondo floreale. L’assaggio a seguire della riserva “Crocus” 2018 mi convincerà a inserirla sul prossimo Golosario 2022.

Altro campione è quello di Casa Lucii che ho poi voluto portare in semifinale. Ha note citrine avvolgenti, senti il litchi e la sua acidità è ficcante e lunga ma decisamente equilibrata, per dare freschezza e sapidità. E che dire della Vernaccia 2020 di Cesani? Ha un colore che tende all’oro, al naso note di banana intense e nette e poi un’ampiezza in bocca spettacolare, verticale, croccante, fine. In prima battuta ha avuto i miei 5 asterischi.
Cesani-Vernacciaok.jpgBuonissima pure la Vernaccia “Madreterra” di Collemucioli con note di frutta e di fiori integrate e una bellissima persistenza. In bocca è ancora verde ma è una promessa coi suoi tannini vibranti e la persistenza lunga che è un trasporto verso un vino che promette longevità. Volti alti e sorpresa, dunque, per un’azienda che merita attenzione e che entra nel Golosario 2022.
collemucioli-ok.jpgGenerose sono poi le Vernaccia di Guicciardini Strozzi: “Villa Cusona” e “Titolato Strozzi”. E se il primo dal colore paglierino tendente all’oro ha un naso ampio con note di tè, albicocca e un equilibrio evidente, il secondo è più scalpitante, nervoso con una bella spalla acida e i tannini che fanno sentire bene la vivezza di questa annata.
titolato-strozziok.jpgSi prosegue fino al campione 18 dove i 4* con un + li ha presi la Vernaccia de Il Lebbio. È decisamente minerale con note calde fruttate; in bocca è piacevolmente fresco, manifestando una sua durezza più che rotondità, ma a me piace perché esprime molto la tipicità del vitigno: è pieno in bocca e la sua fresca sapidità è avvincente.

Il Palagione ha una Vernaccia, Hydra, che si presenta con note di frutta esotica fresca e intensa e poi in bocca la sua trama classica, allappante, tannica con una chiusura leggermente aromatica e amaricante. Bella complessità, per un vino da bere con grande piacevolezza che entrerà nei finalisti dei migliori campioni assaggiati.
HYDRA-ilpalagione.jpgDi questa azienda, Mormoraia (già premiata Top Hundred nel 2013), avevamo assaggiato il suo Rosso elegante la sera prima. E ci è piaciuto, almeno quanto questa Vernaccia “Suavis”, che ha una straordinaria finezza al naso e un piacevole equilibrio.

Il campione de Il Palagetto ricorda l’uva spina con un che di sotto spirito. Ma al naso senti già una complessità intrigante dove trovi la frutta e poi note minerali che si manifesteranno in bocca in quella bella sapidità. Persistente la sua freschezza.

Il campione del Podere Le Volute sarebbe stato il nono del mio riassaggio, per capirci. Qui senti l’ananas, il mango in un naso fine e avvolgente nel medesimo tempo, con una fuga di violetta e ginestra intriganti. In bocca è rotondo, equilibrato, tannico, fresco, sapido: insomma ha tutto.
podere-le-volute.jpgIl Podere del Paradiso aveva note avvolgenti di lavanda e frutta al naso e in bocca il suo equilibrio manteneva gli aromi intensi avvertiti al naso. La Vernaccia di San Benedetto tende all’oro e al naso offre un fruttato sottile e leggermente animale. In bocca è ricco, fresco, croccante.

Ha colore paglierino carico il campione numero 1 di Signano, che apre al naso con note fresche, verdi e fruttate. Esaltante il suo equilibrio in bocca. Il secondo campione, il “Poggiarelli”, ha note speziate. Lavorano bene!
signanoOk.jpgTenuta La Vigna mi ha dato poi un altro campione con le sue note fruttate che sono fragolose, fresche, in bocca sembra qualcosa da mangiare tanto è ricca la sua concentrazione che assaggi dentro a un equilibrio perfetto.
tenuta-la-vigna.jpgLa Vernaccia di Tenuta Le Calcinaie ha note floreali fini, molto intense e in bocca ti colpisce la sua evoluzione placida, equilibrata, elegante.

Benissimo anche la Vernaccia “Isola Bianca” di Teruzzi (cantina Top Hundred nel 2009 con il bianco "Terre di Tufi") che sa di lavanda con le sue note citrine che poi deviano sull’animalesco. In bocca è finissima la sua freschezza ed è pieno. Anche questa ha voti alti.
teruzziok.jpgEd ecco infine la Vernaccia di Vagnoni, limpidissima con note fruttate molto fresche per un sorso solenne di grande equilibrio e finezza.
vagnoniok.jpgCoi quattro asterischi, quindi di ottima soddisfazione, ecco anche le Vernaccia 2020 di Fornacelle, La Lastra (già premiata Top Hundred nel 2018), Tollena (con la Vernaccia “Lunario”), Collina dei Venti (con la Vernaccia “Libera”).

Ecco i magnifici 10 e le annate a seguire

Detto questo, al riassaggio di otto di questi campioni più due, il primo posto lo hanno preso Cesani, Il Palagione e Vagnoni; al secondo posto Signano e Teruzzi, al terzo Tenuta La Vigna e a seguire Cappella Sant’Andrea, Casa Lucii e poi quel campione notevole di Podere Le Volute che era il + 1, accanto alla promessa longeva di Collemucioli (+2) che chiude il cerchio dei magnifici 10, tutte aziende di San Gimignano.

Dei 2019, abbiamo trovato campioni eccellenti, ma con meno punte a parte Montenidoli (una certezza da sempre coi suoi due, “Tradizionale” e “Fiore”, che hanno avuto voti alti), Palagetto con il Ventanni, Alessandro Tofanari con il "Ciprea" (già Top Hundred nel 2016), la “Biscondola” di Poderi del Paradiso, Il Palagione col suo “Ori” riserva e poi il campione di Panizzi (già stato Top Hundred nel 2008 con la Vernaccia), il “Vigna Santa Margherita” che è risultato il più buono.

Altri campioni degni di nota: la riserva “Crocus” 2018 di Casa delle Vacche, la riserva 2018 “Benedetta” di Fattoria San Donato che aveva un’espressione fruttata e minerale dal suo color oro e un equilibrio bellissimo; quindi la riserva “Vigna ai Sassi” 2018 di Tenuta Le Calcinaie e poi ancora Montenidoli con La Vernaccia 2018 “Carato” che aveva una mineralità espressiva molto forte. Mi sono goduto infine la Vernaccia Riserva di Panizzi 2017 (una sintesi di cosa può essere l’evoluzione di questo grande bianco) e “I Mocali” 2017 di Vagnoni (campione già premiato Top Hundred nel 2008), una Vernaccia perfetta, color oro brillante, di piacevole complessità al naso, elegante, sapido con un perfetto equilibrio fra acidità e tannini.
Come si dice in Piemonte “Monument!”