È bastato un pipistrello a mandare in tilt il mondo

È bastato un pipistrello a mandare in tilt il mondo. È stato sufficiente un animaletto, e che non era nemmeno con i poteri di Batman, ma minuscolo, insignificante, a smascherare la grande menzogna, a provocare quello che sembrava impossibile. Noi uomini e donne del 2020, abituati a muoverci tra New York, Parigi e Pechino, e a guardare la vita dai grattacieli usando le più sofisticate tecnologie, abbiamo scoperto di essere vulnerabili. Mortali, esattamente come i nostri antenati, su su fino all’uomo della pietra. Quelle che fino a ieri erano considerate certezze, tutte svanite, in una manciata di giorni. Con la parte di umanità “ricca” che si ritrova al fianco di quella “povera”, con l’impossibilità a disinteressarsene, perché soldi e benessere, son ben poca cosa se non son usati per uscire insieme da questa nuova, comune, povertà.

La paura il “rumore di fondo” di queste giornate dove in gran parte del pianeta regna il silenzio. Ma alle prese con questo nemico sconosciuto, in una guerra per cui non servono le armi più sofisticate, la sfida lanciata dal piccolo pipistrello dei boschi della Cina, mentre da un lato coinvolge tutti i continenti, dall’altra ci mette ciascuno, uno per uno, di fronte alle domande più profonde dell’esistenza, che, forse, il correre forsennato del nostro vivere ci avevano fatto dimenticare.

Una ferita, per noi, la fatica di questi giorni di artigiani, ristoratori, vignaioli, alle prese con chiusure forzate e preoccupazione per la ripresa. Chi crede, sa che la preghiera, oggi spesso estranea al vivere quotidiano perché considerata “inutile”, in realtà è il modo di guardare a sé e al prossimo più vero. Per tutti, la paura si può vincere solo stando insieme, ciascuno con la sua domanda di senso, sapendo che più che mai ora, non è il momento dell’egoismo, ma della generosità, dell’aiutarsi, anche eroico se del caso, del lottare perché gusto e bellezza abbiano il sopravvento su quel maledetto virus che si chiama paura.